Oggi, 14 Gennaio 2026, presso la stazione Concordia in Antartide, è stata inaugurata l’ICE MEMORY, la prima biblioteca mondiale di carote di ghiaccio (sezioni di ghiaccio estratte dai ghiacciai che conservano la storia dell’atmosfera e del clima del passato). In una caverna scavata nel ghiaccio dell’altopiano antartico, dove la temperatura media naturale si aggira attorno ai −50 °C, iniziano ora a essere conservati campioni provenienti dai ghiacciai di tutti i continenti. Questo luogo diventa così un archivio fisico della memoria del pianeta, pensato per durare secoli senza bisogno di elettricità o refrigerazione artificiale.
I primi campioni arrivano dalle Alpi, dalle Ande, dalle isole Svalbard nel Mare della Groenlandia, dal Caucaso e dai monti Pamir in Tagikistan. Sono ghiacciai che si stanno ritirando rapidamente e che, con la loro fusione, stanno cancellando informazioni ambientali uniche. Ogni carota contiene bolle d’aria antica, polveri, aerosol, tracce di eruzioni, incendi e attività umane, una registrazione diretta dell’atmosfera del passato.
Uno studio scientifico recente pubblicato su Nature mostra che lo scioglimento globale dei ghiacciai raggiungerà un picco intorno al 2040. Dopo quella data il ritmo calerà, non tanto perchè il riscaldamento globale rallenterà ma perché molti ghiacciai semplicemente non esisteranno più. Le Alpi, in particolare, si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto alla media globale, rendendo l’Europa una delle aree dove questa perdita di memoria avanza più rapidamente. Per questo la raccolta delle carote di ghiaccio è diventata una vera corsa contro il tempo, da compiere prima che l’acqua di fusione penetri negli strati e ne cancelli le informazioni.
Thomas Stocker, climatologo e fisico svizzero, già co-presidente del gruppo scientifico dell’IPCC e oggi presidente della Ice Memory Foundation, spiega che la forza di questo archivio riguarda soprattutto il futuro. Negli ultimi cinquant’anni la scienza ha visto nascere tecnologie capaci di misurare quantità sempre più piccole di gas, isotopi e sostanze chimiche. Nei prossimi decenni potrebbero arrivare strumenti in grado di lavorare al livello del picogrammo e della femtomole, aprendo una quantità di informazioni oggi ancora inimmaginabile. Questo significa che una carota di ghiaccio conservata oggi potrà essere interrogata tra cinquant’anni per rispondere a domande che oggi ancora non esistono. Se un nuovo pesticida o un nuovo composto chimico verrà scoperto in futuro, gli scienziati potranno tornare al ghiaccio del 2026 e misurarne la concentrazione nell’atmosfera di allora. Senza questo archivio, quella parte di storia sarebbe perduta per sempre.
Il valore di queste carote va oltre la climatologia. Al loro interno possono esserci tracce di DNA, resti biologici, polveri minerali, elementi che interessano biologi, chimici e geologi. È un archivio trasversale del sistema Terra, che permette di studiare come atmosfera, biosfera e geosfera hanno interagito nel tempo.
Il progetto Ice Memory è anche un esperimento di cooperazione globale. Invita tutti i Paesi con ghiacciai a partecipare. Il Tagikistan è stato il primo a donare ufficialmente una carota, 105 metri di ghiaccio prelevati dal ghiacciaio Chukurbashi, un gesto che trasforma un patrimonio locale in una risorsa dell’umanità. In un mondo segnato da tensioni geopolitiche crescenti, questo santuario del ghiaccio in Antartide rappresenta uno dei pochi spazi dove la scienza continua a superare i confini politici, come accadeva durante la Guerra Fredda.





