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La Città del Sole, contro la città della pubblicità

beppegrillo.it - Settembre 5, 2026
di Beppe Grillo

Nel 1602 Tommaso Campanella ne “La Città del Sole” ideò una città in cui le mura avevano una funzione che oggi abbiamo quasi dimenticato, quella di insegnare. I bambini imparavano tutte le scienze giocando e passeggiando lungo le mura della città, una specie di enorme libro illustrato a cielo aperto.

Sono passati più di quattro secoli e, a pensarci bene, abbiamo realizzato l’intuizione di Campanella, le nostre città sono davvero ricoperte di immagini, solo che oggi mostrano automobili, telefoni, hamburger, banche, scommesse… Abbiamo costruito una gigantesca scuola a cielo aperto e i numeri sono impressionanti, prendiamo Roma, nel 2025 risultavano autorizzati oltre 110.000 metri quadrati di pubblicità, circa 11 ettari di città destinati alla pubblicità. Moltiplicate ora questa superficie per migliaia di città e aggiungete metropolitane, stazioni, aeroporti, autobus, taxi, centri commerciali, facciate e schermi stradali. Ogni giorno attraversiamo chilometri di messaggi commerciali. Un bambino può imparare perfettamente il volto di un calciatore che vende scarpe e arrivare adulto senza aver mai visto quello di Enrico Fermi.

Eppure qualcosa, dall’altra parte del mondo, sta cominciando a muoversi. Questo agosto, in Cina, in diverse città, tra cui Ji’an nello Jiangxi e Jinan nello Shandong, cartelloni e display normalmente destinati alle pubblicità sono stati utilizzati per mostrare i volti e le storie di scienziati cinesi. I ritratti sono stati presentati con questa frase: “Queste sono le stelle che vale la pena seguire”. L’iniziativa si è poi estesa anche ad altri spazi pubblici, compresa la metropolitana di Jinan. L’aspetto forse più interessante è che l’iniziativa sembra essere nata dal basso, senza una campagna nazionale; alcuni centri commerciali dello Shandong hanno utilizzato i propri spazi pubblicitari per celebrare gli scienziati e l’idea ha cominciato pian piano a diffondersi.

Anche São Paulo, quasi vent’anni fa, si era posta il problema, nel 2006 approvò la Lei Cidade Limpa, la legge della “Città Pulita”, che limitò drasticamente cartelloni e altre forme di pubblicità esterna; in pochi mesi furono rimossi centinaia di impianti e, nel giro di un anno, migliaia di annunci e insegne, e il risultato fu pazzesco nella sua semplicità, dietro i cartelloni riapparve la città! Si tornò perfino a vedere il cielo!

Immaginiamo allora una città diversa, togliamo i grandi cartelloni pubblicitari dalle strade, riduciamo gli schermi digitali e liberiamo le facciate dei palazzi trasformate in cataloghi Postalmarket, utilizziamo una parte di quegli spazi per qualcosa che appartenga davvero a tutti: arte, scienza, storia, poesia, astronomia, natura. Ad esempio Galileo al posto dell’automobile, Leonardo al posto della banca. Accanto a un albero, potremmo mettere il nome della specie e la quantità di CO₂ che assorbe; su un muro, una galassia distante cento milioni di anni luce. Alla fermata dell’autobus, un teorema; in una piazza, una poesia di Pasolini. Davanti a una scuola, il funzionamento di una cellula; sulla parete di un edificio, la storia di quel quartiere. Insomma, una città nella quale tornando a casa un bambino possa incontrare ogni giorno qualcosa che prima non conosceva, come immaginò Campanella.

A questo punto qualcuno farà inevitabilmente la classica domanda, “e dove la mettiamo tutta la pubblicità?” Il problema è facilmente risolvibile, costruiamo lo Stadio Nazionale della Pubblicità!

Uno enorme, 70.000 posti! Lo tappezziamo completamente, pubblicità sui muri, pubblicità sulle scale, pubblicità sui sedili, nei bagni. Maxischermi accesi contemporaneamente, spot ogni trenta secondi, jingle dagli altoparlanti, automobili che girano intorno al campo, influencer sul prato, modelle sugli spalti, banche all’ingresso, hamburger all’intervallo, H24, un’esperienza immersiva, chi sente davvero la mancanza della pubblicità compra il biglietto (20 euro, tribuna centrale 30 euro – per i bambini sotto i sei anni gratis, così iniziano presto). Si esce completamente informati su automobili, creme antirughe, finanziamenti, telefoni, pannolini, biscotti, assicurazioni, casinò online e nuovi modelli di scarpe. Naturalmente ci saranno anche i pop corn, sponsorizzati. Fuori dallo stadio, invece, finalmente si torna a vedere la città.

La cosa pazzesca è che oggi funziona esattamente al contrario, per vedere Michelangelo compriamo un biglietto o per ascoltare un concerto compriamo un biglietto. La pubblicità invece dispone GRATUITAMENTE dei nostri occhi dalla mattina alla sera.

Forse, quattrocento anni dopo Campanella, possiamo finalmente cambiare l’ordine delle cose, la pubblicità la mettiamo allo stadio, e chi vuole vederla paga il biglietto.

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