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Con l’intelligenza artificiale i compiti migliorano ma si impara di meno

beppegrillo.it - Agosto 31, 2026

L’intelligenza artificiale è già entrata nelle aule prima ancora che la scuola stabilisse come utilizzarla. Gli studenti le chiedono di riassumere un capitolo, spiegare una formula, correggere un testo e, sempre più spesso, svolgere direttamente i compiti. Il risultato può sembrare un successo: voti più alti, elaborati migliori e meno tempo trascorso sui libri. Quando arriva il momento di affrontare una prova senza l’aiuto del chatbot, però, arrivano i problemi.

È quanto emerge dallo studio The Generative AI Learning Penalty (lo svantaggio di apprendimento legato all’IA generativa), di David Strömberg dell’Università di Stoccolma e Victor Lei e Yanhui Wu dell’Università di Hong Kong. Il lavoro ha seguito per 30 mesi 26.811 studenti cinesi delle scuole secondarie, dal settimo al dodicesimo anno, analizzando voti, tempi di esecuzione dei compiti, verifiche mensili a libro chiuso ed esami di accesso alle scuole superiori e all’università.

L’adozione dell’IA in Cina è avvenuta rapidamente, grazie alla diffusione di modelli come Doubao di ByteDance e DeepSeek, e ciò ha permesso ai ricercatori di confrontare l’andamento degli studenti prima e dopo l’utilizzo dei chatbot con quello dei compagni che ancora non li utilizzavano.

I numeri dello studio mostrano una frattura netta tra il risultato immediato e l’apprendimento reale. Dopo l’adozione dell’IA, i voti nei compiti a casa sono aumentati in media del 18% e il tempo necessario per completarli è diminuito del 30%, passando da circa 64 a 45 minuti. Nelle verifiche mensili svolte senza assistenza, invece, i punteggi sono scesi del 20% nell’arco di sei mesi. La penalizzazione completa è emersa gradualmente, diventando più evidente dopo circa due anni.  Gli effetti hanno riguardato tutte le materie, con perdite maggiori nelle discipline sociali, seguite da quelle scientifiche e linguistiche. Anche negli esami decisivi per il percorso scolastico cinese è comparso lo stesso divario: i punteggi sono diminuiti del 24% nell’esame di accesso alla scuola superiore e del 18% in quello per l’università. Le conseguenze più marcate sono state osservate tra gli studenti più giovani, quelli con risultati iniziali migliori e i ragazzi maschi.

Il punto centrale dello studio riguarda il modo in cui il chatbot viene utilizzato. Circa l’80% degli utenti mostrava un comportamento compatibile con la “terziarizzazione” dei compiti: elaborati assai migliori completati in un tempo eccezionalmente breve. È in questo gruppo che si concentra quasi interamente la perdita di apprendimento. Gli studenti che continuavano a dedicare ai compiti un tempo simile a quello dei compagni senza IA subivano invece conseguenze molto più contenute. Il voto assegnato a un compito, in questo scenario, perde parte del suo significato. Prima dell’arrivo dei chatbot, un buon risultato nel lavoro a casa anticipava generalmente un buon rendimento durante l’esame, dopo la loro diffusione, un elaborato impeccabile può indicare soltanto che lo studente ha imparato a ottenere rapidamente una risposta ben confezionata. Il prodotto migliora mentre la competenza necessaria per realizzarlo si indebolisce.

Un altro studio recente mostra però l’altra faccia della tecnologia. Zara Contractor e Germán Reyes del Middlebury College hanno condotto un esperimento controllato nel quale alcuni studenti universitari dovevano studiare un argomento sconosciuto con l’aiuto dell’IA, mentre altri lavoravano senza chatbot. Gli studenti del primo gruppo hanno ottenuto risultati migliori nei test immediati e il vantaggio è rimasto una settimana dopo. L’effetto positivo era più forte tra chi chiedeva spiegazioni e chiarimenti; i benefici di chi utilizzava il sistema soprattutto per generare direttamente il testo scomparivano quando l’assistenza veniva rimossa.  La differenza sta dunque tra automazione e potenziamento. Nel primo caso l’IA sostituisce l’attività mentale dello studente, legge, seleziona, collega le informazioni e formula la risposta; nel secondo aiuta a svolgere quelle stesse operazioni, offrendo esempi, domande, verifiche e spiegazioni personalizzate. Lo stesso strumento può accorciare il percorso fino a svuotarlo oppure accompagnare lo studente mentre lo percorre.

Il fenomeno riguarda direttamente anche la scuola italiana. Secondo il 59° Rapporto Censis, il 72% degli studenti delle superiori utilizza l’intelligenza artificiale nello studio o nella vita personale. La stessa percentuale considera la capacità di adoperarla una competenza fondamentale per il futuro e vorrebbe che fosse insegnata a scuola. Solo il 33,8%, però, dichiara di avere docenti che la utilizzano concretamente come supporto all’apprendimento.  Il 59,2% degli studenti italiani ritiene che l’IA acceleri alcune fasi dello studio e permetta di approfondire gli argomenti più complessi, mentre il 53,9% afferma che lo strumento lo abbia aiutato a sviluppare un metodo, trovare nuove idee o affrontare diversamente i compiti. Il 71,7% dichiara di controllare sempre la correttezza delle risposte generate. Quasi uno studente su due, il 46%, prova però frustrazione quando vede altri compagni ottenere buoni voti grazie all’IA.  Le richieste espresse dai ragazzi indicano anche quale potrebbe essere l’impiego più utile: il 43,5% vorrebbe spiegazioni personalizzate sugli argomenti che fatica a comprendere e il 42,9% desidera esercitarsi attraverso quiz, simulazioni e verifiche. Il 31,9% la considera un sostegno alla scrittura. Soltanto il 13,5% dichiara apertamente di usarla per terminare rapidamente i compiti e avere più tempo libero. L’Italia ha introdotto nel 2025 le prime linee guida ministeriali per l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, affrontando aspetti didattici, etici e legati alla protezione dei dati, e nel marzo 2026 INDIRE ha inoltre avviato un’indagine nazionale per ascoltare direttamente gli studenti e ricostruire come questi strumenti vengano utilizzati dentro e fuori dalla scuola (i risultati devono ancora essere presentati).

La questione, quindi, supera il semplice divieto. Bloccare i chatbot durante una verifica rende il voto più attendibile, ma lascia irrisolto ciò che accade a casa. Gli esperti propongono di cambiare il modo di assegnare e valutare i compiti, chiedere magari agli studenti di spiegare come sono arrivati alla risposta, mostrare i passaggi, riconoscere gli errori dell’IA e dichiarare quando e come l’hanno utilizzata. L’intelligenza artificiale può diventare un insegnante personale disponibile a ogni ora oppure una scorciatoia che consegna risposte senza costruire conoscenza. La differenza si misura nel tempo risparmiato, se quei minuti vengono usati per capire meglio, la tecnologia può rafforzare l’apprendimento, se servono soltanto a evitare lo sforzo, il compito migliora ma lo studente resta inevitabilmente indietro.

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