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di Ilaria Fontana, M5S – Una stima dell’Unione Europea del 2014 individua in 16 tonnellate le quantità di materiali consumate ogni anno da un cittadino, delle quali 6 diventavano rifiuto. La Fondazione Ellen McArthur negli scorsi anni ha valutato in circa 22 miliardi di dollari il volume di mercato disponibile negli USA per la riparazione dei dispositivi elettronici, constatando che anche nel Regno Unito il 23% dei rifiuti elettronici erano ancora funzionanti o facilmente riparabili e rivendibili. Anche quando non riparabili, ci sono comunque delle piccole miniere nascoste in essi:  in una tonnellata di rifiuti di computer possiamo trovare infatti circa 100 grammi di oro, mentre nel caso di cellulari si arriverebbe anche ai 300 grammi d’oro, delle quantità che si trovano soltanto in centinaia di tonnellate di materiale raccolto in una miniera vera e propria.

Si chiama diritto alla riparazione (dall’inglese “right to repair”) ed è fra le priorità del Parlamento europeo ed ora anche del Parlamento italiano in un’ottica di sostenibilità. Lo scorso 25 novembre inoltre, l’Unione europea ha mosso un altro passo in avanti per il riconoscimento del right to repair: con 395 voti favorevoli, 95 contrari e 207 astenuti, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione per garantire ai consumatori lo smontaggio, la riparabilità e l’allungamento della vita utile dei prodotti elettrici ed elettronici, accogliendo così le indicazioni contenute nel Nuovo piano d’azione per l’economia circolare dell’11 marzo 2020.

Riparare gli oggetti e i beni durevoli si può e conviene, sappiamo infatti molto bene ormai che i rifiuti sono una vera risorsa soltanto quando non vengono generati. Tuttavia, non appena essi vengono consegnati ai servizi di raccolta rifiuti diventano tali e la riparazione, a propria volta, diventa un’azione svolta su un rifiuto.

Per questo riteniamo che ogni consumatore debba avere, al momento dell’acquisto, il Diritto alla riparazione, ovvero la garanzia di poter prolungare la vita utile del bene che sta per comprare. Il nostro progetto di legge, a mia prima firma, denominato “Diritto alla Riparazione”, depositato alla Camera, punta a:

  • arginare la produzione di rifiuti semplificando definizioni e procedure;
  • creare un mercato di pezzi di ricambio;
  • organizzare un sistema capace di intercettare beni riparabili anche nei centri di raccolta comunali;
  • creare una rete di offerta di riparazione sul territorio, anche a livello regionale.

È arrivato il momento di capire che la gestione dei rifiuti non è l’unico aspetto dell’Economia Circolare: rifiutare, ripensare, ridurre, riusare, riparare, rinnovare, ricostruire, riutilizzare, riciclare e recuperare sono le 10R di un nuovo modello che punta a creare maggiori posti di lavoro consumando meno materie prime

Garantire un “diritto al riuso e alla riparazione”, che sia esercitato dai proprietari in autonomia o col supporto di specifici centri di riuso e riparazione, è un fattore cardine per una maggiore sostenibilità a livello di sistema economico. Bisogna preparare il terreno affinché le nuove tecnologie e le nuove attività lavorative legate all’economia circolare prendano piede: basterebbe pensare a quale importanza avrebbe per le piccole aziende poter contare sugli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni, il cosiddetto Green public procurement (GPP), ovvero la possibilità per piccoli progetti su scala quasi artigianale di fare il grande passo verso una vera e propria industrializzazione. Il Piano Nazionale sul GPP prevede infatti dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) da applicare anche per l’acquisto di prodotti elettronici, in modo da poter contare sulla pubblica amministrazione per beni più longevi e ambientalmente più sostenibili.

L’economia circolare, quella vera, nasce da una nuova idea di consumo. Per incentivarlo serve mantenere il valore degli oggetti, aiutando tutte quelle pratiche finalizzate al reimpiego di essi o al recupero del valore intrinseco degli elementi che li costituiscono.

Con il progetto di legge “Diritto alla Riparazione”, noi del MoVimento 5 Stelle stiamo provando a fare la nostra parte, tutelando l’ambiente e favorendo la sostenibilità del modello economico. Il nostro auspicio è quindi che possa essere discussa al più presto per legiferare su questo fondamentale tema il prima possibile.

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