19

Oct
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube
E-mail
EMAIL

 

[email protected]

Il Blog di Beppe Grillo Blog ufficiale di Beppe Grillo con articoli, approfondimenti ed opinioni
PER LA TUA PUBBLICITÀ

 

[email protected]

Menu   ≡ ╳
  • HOME
  • IO GRIDO
  • CERVELLI
  • TERRA FUTURA
  • COSE PREZIOSE
  • MOBILITA’
  • SALUTE
  • VIDEO
  • ARCHIVIO
    • 2005
    • 2006
    • 2007
    • 2008
    • 2009
    • 2010
    • 2011
    • 2012
    • 2013
    • 2014
    • 2015
    • 2016
  • CONTATTI
☰
Il Blog di Beppe Grillo
Home > TERRA FUTURA
33 views 5 min 0 Comment

Accendere e spegnere i neuroni con la luce: il Nobel 2026

beppegrillo.it - Ottobre 6, 2026

Usare la luce per accendere e spegnere i neuroni, osservare come nasce un movimento, un ricordo o una paura e, in prospettiva, provare persino a restituire la vista. Sembra fantascienza, ma è il risultato di una ricerca iniziata studiando una piccola alga verde. Il Nobel per la Medicina 2026 premia proprio questa rivoluzione: l’optogenetica, una delle tecniche che più stanno cambiando il nostro modo di comprendere il cervello.

Il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2026 è stato assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le loro scoperte sui canali ionici sensibili alla luce e per lo sviluppo dell’optogenetica, una tecnica che ha cambiato profondamente il modo in cui gli scienziati studiano il cervello.

Il principio, almeno in apparenza, è sorprendentemente semplice: usare la luce per accendere o spegnere specifiche cellule nervose nel cervello vivente.

Dietro questa possibilità ci sono decenni di ricerca e una storia che comincia molto lontano dai laboratori di neuroscienze, con una piccola alga verde chiamata Chlamydomonas. Peter Hegemann studiava il modo in cui questo organismo riusciva a orientarsi e nuotare verso la luce. Scoprì che l’alga possiede proteine fotosensibili capaci di trasformare quasi istantaneamente uno stimolo luminoso in un segnale elettrico.

Insieme a Georg Nagel identificò alcune di queste proteine, chiamate channelrhodopsine. Gli esperimenti mostrarono che, quando vengono illuminate con luce blu, le channelrhodopsine aprono dei canali attraverso la membrana cellulare, permettendo il passaggio di particelle cariche, gli ioni, e generando così un impulso elettrico. Era un meccanismo biologico apparentemente circoscritto a un microrganismo. Ma le sue potenzialità erano enormi.

Hegemann e Nagel dimostrarono che introducendo nelle cellule di altri organismi le istruzioni genetiche necessarie per produrre queste proteine era possibile rendere anche quelle cellule sensibili alla luce. Karl Deisseroth portò l’intuizione dentro il cervello. Il suo gruppo dimostrò che inserendo il gene di una channelrhodopsina nei neuroni dei mammiferi era possibile controllarne l’attività attraverso impulsi luminosi. Applicando la tecnica alle cellule nervose della corteccia motoria dei topi, i ricercatori riuscirono, attraverso sottilissime fibre ottiche inserite nel cervello, ad attivare determinati neuroni e provocare il movimento dei baffi degli animali.

Nasceva così l’optogenetica moderna. La portata della scoperta va ben oltre la possibilità di provocare un singolo movimento. Per decenni gli studiosi hanno osservato il cervello attraverso immagini anatomiche, registrazioni dell’attività elettrica e correlazioni tra determinate aree cerebrali e determinati comportamenti. L’optogenetica permette invece di intervenire direttamente su gruppi specifici di cellule e verificare cosa accade. In altre parole, consente di passare dalla correlazione alla relazione di causa ed effetto. Attivando o disattivando selettivamente determinati neuroni, gli scienziati possono cercare di capire quali circuiti controllano un movimento, quali partecipano alla formazione di un ricordo, quali intervengono nella paura, nelle emozioni o in determinati comportamenti. Esperimenti successivi sui topi hanno permesso, per esempio, di identificare reti neuronali coinvolte nella formazione e nel richiamo dei ricordi legati alla paura. Lo stesso approccio viene utilizzato per studiare i circuiti cerebrali interessati da epilessia, dipendenze, demenze e altre patologie neurologiche.

Il cervello resta l’organo più complesso che conosciamo e gran parte del suo funzionamento è ancora da comprendere. L’optogenetica ha però messo a disposizione della ricerca uno strumento completamente nuovo: una sorta di microscopico interruttore biologico attraverso cui interrogare direttamente i circuiti neuronali. La ricerca ha iniziato inoltre a uscire dai laboratori. Una delle applicazioni più significative riguarda il tentativo di restituire almeno parzialmente la vista a persone colpite da retinite pigmentosa, una malattia degenerativa che distrugge progressivamente le cellule fotosensibili della retina. In uno studio sperimentale, le istruzioni genetiche necessarie alla produzione di una channelrhodopsina sono state trasferite, attraverso un vettore virale modificato, nelle cellule gangliari della retina di un paziente non vedente. Quelle cellule sono state così rese sensibili alla luce. Il paziente è stato poi dotato di speciali occhiali capaci di acquisire immagini dell’ambiente circostante e trasformarle in impulsi luminosi proiettati sulla retina. Il sistema ha consentito il recupero parziale di alcune capacità visive.

È ancora ricerca sperimentale, ma rappresenta uno degli esempi più concreti di come una scoperta nata dallo studio del comportamento di un’alga possa arrivare, molti anni dopo, fino alla medicina umana.

 

PREVIOUS

Dove vanno i nostri soldi? Ora possiamo seguirli

NEXT

L’intelligenza artificiale potrebbe mandare in crisi il fisco prima ancora del lavoro
Related Post
Marzo 3, 2025
Formaggi senza allevamenti: la rivoluzione della fermentazione di precisione
Giugno 17, 2025
Perché i laureati di oggi sono nei guai
Settembre 28, 2019
Stati Uniti: un nuovo progetto pilota di denaro incondizionato
Febbraio 27, 2020
ll Senegal inaugura il più grande parco eolico dell’Africa
Comments are closed.

TERRA FUTURA

Il Blog di Beppe Grillo
L’intelligenza artificiale potrebbe imparare a replicarsi da sola
Il Blog di Beppe Grillo
Un miliardo e 200 milioni di giovani ma solo 400 milioni di posti di lavoro
Il Blog di Beppe Grillo
Il pronto soccorso comincia nel quartiere
Il Blog di Beppe Grillo
In Cina arriva il maxi data center che si raffredda senza acqua
Il Blog di Beppe Grillo
Dall’obesità alla guerra nucleare: le 17 minacce alla salute dell’umanità entro il 2100
Il Blog di Beppe Grillo
Il primo social network esisteva già prima di Internet, e funziona ancora
Il Blog di Beppe Grillo
Il DNA è nell’aria: ora si possono identificare le persone anche senza impronte
Il Blog di Beppe Grillo

CONTATTI

Per inviare messaggi, comunicati stampa, segnalazioni, richieste di interviste, denunce o lettere aperte a Beppe Grillo: [email protected]

PUBBLICITA'

Per la tua pubblicità su questo Blog: [email protected]
  • HOMEPAGE
  • COOKIE POLICY
  • PRIVACY POLICY
  • CONTATTI
© Copyright 2026 - Il Blog di Beppe Grillo. All Rights Reserved - Powered by happygrafic.com