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Stanchezza da eccesso di informazioni: sempre più persone scelgono di non informarsi

beppegrillo.it - Ottobre 27, 2026

Un francese chiude l’app delle notizie, sentendo di averne viste abbastanza. Un italiano apre una seconda fonte per verificare la prima. Un tedesco lascia passare un’informazione senza sentire il bisogno di una seconda conferma. Un britannico sa che un titolo è probabilmente banale, ma ci clicca comunque sopra. Queste quattro scene sono schematiche, ma riassumono la lezione centrale, uno su due in cittadini europei dichiarano di essere stanchi di informarsi. E’ quello che emerge dallo studio, pubblicato dalla Fondation Jean-Jaurès e realizzato da L’ObSoCo insieme ad Arte e Cafeyn, che ha coinvolto 7.000 persone in quattro Paesi europei, Francia, Italia, Germania e Regno Unito.

I risultati mostrano che il 55% dei francesi soffre di fatica informativa, seguito dal 51% degli italiani, dal 46% dei britannici e dal 39% dei tedeschi.

La conseguenza più significativa di questa stanchezza è che molte persone scelgono volontariamente di informarsi meno. La continua esposizione a notizie, spesso negative, contraddittorie o difficili da verificare, spinge molti cittadini a ridurre il tempo dedicato all’attualità, disattivare le notifiche, evitare determinati argomenti o interrompere completamente, almeno per un periodo, la consultazione delle notizie.

In Francia, per esempio, il 74% degli intervistati dichiara di limitare o interrompere volontariamente, almeno qualche volta, la consultazione delle notizie, e il 27% lo fa regolarmente. In Italia la percentuale di chi limita o interrompe almeno occasionalmente la consultazione raggiunge il 65%. Per una parte consistente della popolazione, allontanarsi dall’attualità rappresenta un modo per sottrarsi al sovraccarico.

Il fenomeno era già stato individuato nelle precedenti rilevazioni, ma oggi sembra assumere caratteristiche nuove. Nel 2024 i ricercatori parlavano di esodo informativo, per descrivere la tendenza dei cittadini a disconnettersi e prendere le distanze dal flusso continuo delle notizie, una sorta di detox dall’informazione. Oggi introducono un nuovo concetto, quello di secessione informativa: le persone non si limitano più a ridurre la quantità di informazioni che ricevono ma tendono progressivamente ad allontanarsi da uno spazio informativo comune. Alcuni scelgono di non seguire più l’attualità, altri si affidano esclusivamente a fonti che considerano vicine alle proprie convinzioni, altri ancora si informano attraverso piattaforme digitali, influencer o strumenti di intelligenza artificiale. Il risultato è una società nella quale si continua a cercare informazioni ma si condividono sempre meno le stesse notizie e gli stessi riferimenti.

Nel 2022 il 75% degli intervistati francesi dichiarava di discutere di attualità con amici e familiari; nel 2026 la percentuale è scesa al 67%. La condivisione di notizie attraverso social network, messaggi ed email è passata dal 40% al 27%, mentre il bisogno di confrontare fonti differenti prima di formarsi un’opinione è diminuito dal 72% al 59%.

Mentre in Francia la reazione prevalente alla stanchezza è prendere le distanze dalle notizie, in Italia tendiamo a moltiplicare le fonti, continuando a cercare conferme. Tra i quattro Paesi analizzati, siamo quelli che utilizzano il maggior numero di canali per informarci. Il 73% degli italiani consulta quotidianamente i social network per seguire le notizie, il 63% guarda il telegiornale e il 56% visita siti o applicazioni di informazione. In media, ogni italiano utilizza nove diversi canali informativi almeno occasionalmente, di cui 3,4 ogni giorno, e questa continua ricerca sembra produrre un risultato sorprendente: più cerchiamo di capire cosa succede, più diventa difficile orientarci. Il 74% degli italiani sente il bisogno di confrontare fonti diverse prima di formarsi un’opinione su un argomento importante. Il 55% dichiara di avere difficoltà a distinguere le notizie vere da quelle false, mentre il 53% fatica a capire quali informazioni siano davvero importanti. Il 65% rimane online molto più a lungo del previsto dopo aver cercato una notizia specifica.

Si apre un articolo per capire cosa sia successo, si trova una versione differente, si cerca una conferma, compare un video che racconta un’altra interpretazione, e intanto gli algoritmi continuano a suggerire nuovi contenuti, spesso scelti per catturare l’attenzione più che per soddisfare il bisogno iniziale di informazione. La ricerca individua proprio in questa perdita di controllo uno degli aspetti centrali della fatica informativa. Non sono quindi le notizie a stancarci, ma soprattutto lo sforzo necessario per selezionarle, comprenderle e verificarle.

Secondo gli studiosi, in questo scenario emerge un problema ancora più profondo, ovvero la crisi di fiducia nei confronti di chi dovrebbe aiutarci a comprendere la realtà. In Italia soltanto il 51% degli intervistati dichiara di fidarsi dei mezzi di informazione, mentre il 66% ritiene che il modo in cui i giornalisti raccontano le notizie renda gli argomenti più complicati. In Germania la fiducia nei media raggiunge il 68% e la fatica informativa si ferma al 39%. I tedeschi utilizzano diversi strumenti per informarsi, ma mostrano una maggiore capacità di affidarsi a fonti considerate credibili, riducendo la necessità di verificare continuamente ogni informazione. Gli italiani, al contrario, sembrano intrappolati in una ricerca continua di conferme; una condizione che i ricercatori descrivono come una possibile forma di sovra-verifica: il tentativo di raggiungere una certezza che spesso finisce per generare ulteriori dubbi. A complicare questo scenario arriva anche l’intelligenza artificiale. Il 56% degli italiani ha già utilizzato strumenti di IA per informarsi sull’attualità e il 18% lo fa quotidianamente, la percentuale più alta tra i quattro Paesi esaminati. Questi strumenti vengono utilizzati soprattutto per comprendere argomenti poco conosciuti, ottenere riassunti e verificare informazioni trovate altrove. L’intelligenza artificiale potrebbe quindi alleggerire il lavoro necessario per informarsi, ma potrebbe anche aggiungere un ulteriore passaggio alla ricerca di conferme. 

Le conseguenze riguardano anche il rapporto tra cittadini e democrazia: il 69% degli italiani intervistati ritiene che il sistema democratico funzioni male, un dato che si inserisce in un contesto di sfiducia diffusa, dove orientarsi tra le informazioni diventa sempre più impegnativo. Il rischio è che questa stanchezza finisca per impoverire la partecipazione alla vita pubblica.

Siamo passati così da un’epoca in cui il problema era trovare le informazioni a un’epoca in cui il problema è riuscire a fidarsene. Ora rischiamo di entrare in un’altra, nella quale sempre più persone scelgono semplicemente di non cercarle più…

Il rischio è che questa stanchezza finisca per impoverire la partecipazione alla vita pubblica. Un cittadino che rinuncia a informarsi perde progressivamente strumenti utili per comprendere le decisioni che riguardano la propria vita.

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