di Roberto Vacca
Il management industriale e commerciale dovrebbe ridurre i tempi di esecuzione di ogni tipo di attività. Spesso, però, certe azioni si devono eseguire a scadenze fisse dalle quali non può prescindere la pianificazione. Questa, poi, deve lasciare un margine per gli imprevisti e ammettere la introduzione di varianti intese a sfruttare occasioni che si creino inaspettatamente e impongano di temporeggiare, ritardando o annullando interventi mirati a conseguire obiettivi secondari per concentrarsi su quelli più importanti a lungo termine.
Famoso per le sue decisioni lente, ma efficaci, fu il generale romano Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator – “Temporeggiatore” (e anche “verrucosus”- perché aveva una verruca sul labbro superiore), che nel 219 a.c. fu inviato in missione a Cartagine dopo che i punici avevano conquistato la città spagnola di Sagunto alleata di Roma. A Fabio Massimo fu data dai Cartaginesi la scelta fra guerra e pace.
Lui scelse la guerra: la Seconda Guerra Punica nei primi anni registrò gravi perdite in battaglie famose. I romani furono battuti sul Ticino dalla cavalleria punica di Annibale Barca. Nel 218 sul fiume Trebbia anche il console Publio Cornelio Scipione fu ferito; i Celti prima alleati dei romani, defezionarono e combatterono dalla parte dei punici; alcune migliaia di soldati romani furono sterminati dalla cavalleria e dagli elefanti di Annibale. Nel 217 presso il Trasimeno l’esercito di Annibale circondò i romani in una lunga vallata, ne uccise 15.000 e prese 15.000 prigionieri. Nel 216 a Canne i soldati cartaginesi di Annibale erano poco più della metà degli 86.000 comandati dai consoli Gaio Terenzio Varrone e Luca Emilio Paolo. Capua, già alleata di Roma, si alleò con i punici. La maggiore abilità strategica di Annibale e la temerarietà ingiustificata di Varrone condussero alla netta e proverbiale sconfitta dei romani.
Negli anni seguenti Quinto Fabio Massimo fu nominato parecchie volte console e dittatore. Evitò gli scontri frontali coi punici e concentrò la sue forze in azioni di guerriglia che gli permisero di riconquistare Capua e di infliggere numerose perdite al nemico. Per questa sua linea di condotta Fabio Massimo fu accusato di incapacità e anche di vigliaccheria. In vari episodi dimostrò che quelle accuse erano infondate.
Una volta trovò suoi soldati, usciti da un accampamento fortificato, che abbattevano alberi per fare legna da ardere. Ordinò:
“Non toccate gli alberi! Utilizzate il legname delle palizzate che circondano il campo e che non costituiscono una difesa efficace. Ripongo tutta la mia fiducia nelle vostre armi e nel vostro valore e non in queste strutture.”
Fabio Massimo – dittatore con 24 littori – condusse contro Annibale una guerra di logoramento attaccandone le linee logistiche e spostando le sue forze tra gli altopiani ai quali la cavalleria numida di Annibale aveva difficoltà ad accedere. Intanto celebrò importanti sacrifici agli dei e verosimilmente ne ottenne effetti psicologici positivi sui cittadini e sui militari.
Riportò un’importante vittoria locale nelle anse del Volturno. Il senato gli affiancò Marco Minucio Rufo come secondo dittatore e Fabio, invece di alternarsi con lui al comando, suddivise l’esercito in due metà. Marco Minucio iniziò un attacco prematuro in tempi brevi e, attaccato dai cartaginesi, si trovò in grave pericolo. Fabio che aveva tenuto la sua metà dell’esercito in riserva, intervenne e lo salvò. Quindi Marco Minucio si ritirò e Fabio rimase unico dittatore.
I romani rafforzarono la loro marina e assegnarono a Fabio Massimo 30 quinqueremi, facilitando la riconquista di Taranto, brevemente presa dai punici.
Nel 204 Publio Cornelio Scipione portò un suo esercito in Africa minacciando Cartagine e Annibale – malgrado la superiorità marina dei romani – tornò in patria per difenderla. Nel 203 Quinto Fabio Massimo morì. Nel 202 a Zama Publio Cornelio Scipione vinse i cartaginesi e finì la guerra.
L’AUTORE
Roberto Vacca – Ingegnere, futurologo, divulgatore scientifico e scrittore italiano. Si occupa di infrastrutture, automazione, informatica e sistemi complessi. Diventa noto al grande pubblico con Medioevo prossimo venturo (1971), un saggio che anticipa scenari di crisi e collasso delle società industriali. Scrive numerosi libri di divulgazione e narrativa. Interviene spesso nel dibattito pubblico, con riflessioni sul futuro, la tecnologia e i cambiamenti globali.





