Una Tesla, una Volkswagen elettrica, un vecchio diesel, un SUV a benzina, fino a qualche anno fa avremmo visto semplicemente delle automobili. Oggi queste macchine possono dirci qualcosa anche delle idee politiche di chi le guida. E’ ciò che emerge da una ricerca tedesca appena pubblicata su Nature Sustainability che ha incrociato risultati elettorali, sondaggi e diffusione delle tecnologie pulite ha incrociato risultati elettorali, sondaggi e diffusione delle tecnologie pulite in 10.733 comuni tedeschi.
La distanza è particolarmente evidente proprio sulle automobili. Nel 2023, nei comuni politicamente più vicini ai Verdi, oltre il 4% dei veicoli registrati era elettrico. Nei comuni maggiormente orientati verso l’AfD la quota era circa la metà.
I sondaggi rivelano una distanza ancora maggiore: i sostenitori dei Verdi risultavano molto più propensi degli elettori AfD ad avere o prendere in considerazione un’auto elettrica.
I ricercatori Sebastian Reining, Moritz Wussow e Dirk Neumann hanno analizzato 10.733 comuni tedeschi, mettendo insieme risultati elettorali, caratteristiche socioeconomiche dei territori, diffusione degli impianti fotovoltaici e immatricolazioni delle auto elettriche, hanno poi aggiunto tre diverse ondate di sondaggi individuali, con campioni compresi tra circa 2.350 e 3.100 persone, quindi hanno osservato due cose contemporaneamente, ciò che accade realmente nei territori e ciò che dichiarano le persone, ed entrambe raccontano una storia simile: nel 2023 la penetrazione del fotovoltaico risultava 44% più alta nei comuni maggiormente orientati verso i Verdi rispetto a quelli maggiormente orientati verso l’AfD. Per le automobili la distanza era ancora più evidente: nei comuni più vicini ai Verdi oltre il 4% dei veicoli registrati era elettrico, mentre in quelli orientati verso l’AfD si arrivava a circa il 2%.
Uno può pensare che sia semplicemente una questione di reddito, oppure di infrastrutture, o per la storica differenza tra Germania orientale e occidentale. I ricercatori hanno tenuto conto di reddito, urbanizzazione, infrastrutture e altre caratteristiche locali. Hanno inoltre osservato cosa succede nel tempo all’interno dello stesso comune quando cambia il consenso politico. E Il legame continua a rimanere. Quando compriamo un’automobile entrano sì in gioco il prezzo, i consumi, la durata, la possibilità di ricaricarla e il costo della manutenzione. Oggi però a questi elementi se ne può aggiungere un altro, molto più potente e molto meno razionale: l’appartenenza. Un’auto elettrica può diventare “l’auto di quelli là”. E da quel momento la tecnologia cambia di significato, un oggetto industriale diventa un simbolo politico.
I dati individuali raccolti attraverso i sondaggi rafforzano il quadro emerso dall’analisi territoriale. I sostenitori dei Verdi risultavano il 48% più propensi rispetto ai sostenitori dell’AfD ad avere o a prendere in considerazione un impianto fotovoltaico. Per l’automobile elettrica la differenza era molto maggiore: i sostenitori dei Verdi risultavano il 227% più propensi rispetto ai sostenitori dell’AfD ad averne una o a considerare la possibilità di acquistarla. La differenza tra le due tecnologie è uno degli aspetti interessanti della ricerca. La polarizzazione politica appare infatti decisamente maggiore nel caso dell’automobile elettrica rispetto al fotovoltaico. Secondo gli autori, le tecnologie legate alla transizione energetica possono acquisire significati sociali e politici che incidono sulla loro adozione. L’acquisto dipende quindi da fattori economici e infrastrutturali, ma può essere influenzato anche dall’identificazione politica e dalle posizioni espresse dai partiti.
I ricercatori hanno provato anche a stimare la possibile dimensione dell’effetto attraverso una simulazione controfattuale.
La domanda era questa: quale sarebbe stata la diffusione delle tecnologie pulite se il sostegno all’AfD fosse rimasto ai livelli del 2013? Secondo le simulazioni dello studio, nel 2023 la diffusione del fotovoltaico avrebbe potuto essere fino all’1,3% superiore, mentre quella delle automobili elettriche avrebbe potuto essere fino al 2,9% superiore. Gli autori precisano che queste percentuali rappresentano scenari simulati e vanno quindi interpretate con cautela. Servono soprattutto a fornire un’indicazione quantitativa della possibile relazione tra polarizzazione politica e velocità della transizione tecnologica. Su scala nazionale, tuttavia, anche differenze percentuali relativamente contenute possono tradursi in un numero considerevole di veicoli e installazioni.
Lo studio contiene anche un dato che mostra un’evoluzione differente nel lungo periodo. Tra il 2000 e il 2023, il divario relativo nella diffusione del fotovoltaico tra i comuni fortemente orientati verso l’AfD e quelli fortemente orientati verso i Verdi si è ridotto dal 76% al 31%. È un’indicazione importante perché suggerisce che il rapporto tra orientamento politico e adozione tecnologica può cambiare con il tempo. La crescente diffusione di una tecnologia, la riduzione dei costi, una maggiore familiarità da parte dei cittadini e la sua progressiva integrazione nella vita quotidiana possono contribuire a ridurre le differenze iniziali tra gruppi politicamente distanti. Il fotovoltaico, presente da molti anni sul mercato tedesco, sembra mostrare questo processo più chiaramente dell’automobile elettrica, la cui diffusione di massa è più recente.
La ricerca tedesca aggiunge quindi un elemento al dibattito sulla transizione energetica. La velocità con cui una nuova tecnologia si diffonde dipende da costi, incentivi, infrastrutture e prestazioni, ma può dipendere soprattutto anche dal significato sociale e politico che quella tecnologia assume.





