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Anthropic contro i modelli cinesi: la Silicon Valley si ribella

beppegrillo.it - Luglio 25, 2026
di Igor  G. Cantalini

Una parte consistente della Silicon Valley si è schierata contro Anthropic e OpenAI. Al centro dello scontro ci sono i nuovi modelli cinesi di intelligenza artificiale, sempre più potenti, economici e accessibili, che alcune aziende americane vorrebbero limitare in nome della sicurezza nazionale e che molte startup considerano indispensabili per mantenere competitivo il mercato. La disputa è esplosa dopo la presentazione di Kimi K3, il nuovo modello sviluppato dalla società cinese Moonshot AI. Lanciato il 16 luglio 2026, K3 è entrato rapidamente nelle prime posizioni delle classifiche internazionali dedicate alle capacità di programmazione e alla qualità delle risposte. Secondo Moonshot, il sistema possiede 2.800 miliardi di parametri è uno dei più grandi modelli “open weight” mai realizzati. Open weight significa che il modello può essere scaricato, installato su infrastrutture proprie e adattato alle esigenze di aziende e sviluppatori. Moonshot, però, non rende pubblici i dati utilizzati per addestrarlo né l’intero processo con cui è stato sviluppato. Per questo Kimi K3 viene definito open weight e non pienamente open source.

Da quando è stato lanciato la domanda ha superato la capacità dei server di Moonshot, costringendo l’azienda a sospendere temporaneamente i nuovi abbonamenti. In alcuni test Kimi K3 ha raggiunto o superato modelli americani molto più costosi, riducendo il vantaggio tecnologico di OpenAI e Anthropic.

Le accuse di Anthropic

Anthropic sostiene da tempo che i progressi dei laboratori cinesi siano stati favoriti dall’utilizzo non autorizzato di Claude. Nel febbraio 2026 la società ha accusato Moonshot AI, DeepSeek e MiniMax di aver impiegato il suo modello attraverso campagne di distillazione industriale. La distillazione permette di addestrare un modello usando le risposte generate da un sistema più potente. È una tecnica comune nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e viene utilizzata anche dalle aziende americane per creare modelli più piccoli ed economici. Secondo Anthropic, i laboratori cinesi avrebbero però organizzato un’attività su scala industriale. L’azienda afferma di aver individuato circa 24.000 account fraudolenti utilizzati per generare più di 16 milioni di conversazioni con Claude. Le richieste sarebbero state progettate per estrarre competenze specifiche e creare materiale destinato all’addestramento dei concorrenti. Claude non viene offerto direttamente in Cina. Le società coinvolte avrebbero quindi utilizzato intermediari, servizi proxy e reti di account distribuiti per aggirare i limiti geografici e le condizioni contrattuali della piattaforma. Anthropic considera queste operazioni un’appropriazione di capacità sviluppate attraverso miliardi di dollari di investimenti, anni di ricerca e l’utilizzo dei chip americani più avanzati. L’azienda teme inoltre che queste capacità, una volta trasferite in modelli liberamente scaricabili, possano diffondersi senza i controlli e le limitazioni applicate ai sistemi proprietari.

La posizione di OpenAI

OpenAI ha espresso preoccupazioni analoghe. Secondo l’azienda, alcuni laboratori cinesi avrebbero utilizzato le risposte dei modelli statunitensi per accelerare lo sviluppo dei propri sistemi e ridurre il divario tecnologico con gli Stati Uniti. Anthropic e OpenAI chiedono quindi al governo americano di proteggere la proprietà intellettuale dei modelli statunitensi e di impedire che società cinesi utilizzino tecnologia, chip e infrastrutture americane per costruire sistemi concorrenti. Entrambe sviluppano però modelli chiusi. Claude e i sistemi più avanzati di OpenAI possono essere utilizzati attraverso servizi online e interfacce commerciali, ma non possono essere scaricati e gestiti direttamente dagli utenti.

La risposta della Silicon Valley

Il 22 luglio 2026, oltre 200 fondatori e startup, con la partecipazione di esponenti legati a Y Combinator, uno dei più importanti acceleratori di startup, hanno inviato una lettera al segretario al Commercio e ad altri membri dell’amministrazione Trump chiedendo di non bloccare l’accesso ai modelli aperti sviluppati all’estero. Secondo i firmatari, un divieto colpirebbe soprattutto le piccole imprese, i ricercatori indipendenti e soprattutto le startup che non possono sostenere i costi dei grandi laboratori americani. I modelli cinesi possono essere scaricati, installati sui server aziendali e modificati per compiti specifici, i dati non devono quindi essere necessariamente inviati a una società cinese, perché il modello può funzionare all’interno dell’infrastruttura dell’impresa americana.

Brian Chesky, amministratore delegato di Airbnb, ha difeso pubblicamente l’utilizzo di Qwen, il modello sviluppato da Alibaba. Chesky ha spiegato che eseguire un modello cinese sui propri sistemi non significa consegnare i dati dell’azienda alla Cina, perché Alibaba non ha accesso alle informazioni elaborate internamente da Airbnb. Aziende come Airbnb, Cursor e Siemens stanno sperimentando modelli sviluppati da Moonshot, Alibaba e DeepSeek perché in alcuni compiti risultano sufficientemente potenti e molto meno costosi delle alternative americane. Il timore delle startup è che le regole sulla sicurezza si trasformino in una barriera all’ingresso. Se i concorrenti cinesi venissero esclusi dal mercato americano, OpenAI e Anthropic rafforzerebbero il proprio controllo sui modelli più avanzati.

Anche Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, si è opposto alle restrizioni generalizzate sui modelli cinesi. Secondo Huang, gli Stati Uniti dovrebbero permettere alle aziende di studiare e utilizzare i migliori sistemi disponibili. La presenza di tecnologie diverse ridurrebbe la dipendenza da pochi laboratori chiusi e limiterebbe il rischio di concentrare l’intera infrastruttura dell’intelligenza artificiale nelle mani di un numero ristretto di società. La posizione di Nvidia è anche economica, più aziende sviluppano e utilizzano intelligenza artificiale, maggiore è la domanda di chip e infrastrutture di calcolo. Le restrizioni alla diffusione dei modelli possono quindi ridurre il mercato su cui Nvidia ha costruito la propria crescita.

Il governo americano è diviso

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha accusato le aziende cinesi di aver incorporato nei propri sistemi capacità provenienti dai modelli americani. Ha inoltre ipotizzato sanzioni e l’inserimento di alcune società nella Entity List, l’elenco del Dipartimento del Commercio che limita i rapporti con fornitori statunitensi. Le autorità stanno valutando anche se la cinese Moonshot abbia utilizzato chip Nvidia sottoposti ai controlli sulle esportazioni o abbia aggirato le restrizioni attraverso centri dati situati in Paesi terzi. David Sacks, consigliere della Casa Bianca per l’intelligenza artificiale, ha assunto una posizione opposta. Sacks ha accusato i grandi laboratori americani di voler utilizzare il governo per ridurre la concorrenza dei modelli aperti e ha invitato a fermare quello che ha definito il “panico Kimi”.

Una parte dell’amministrazione considera quindi i modelli cinesi una minaccia strategica, mentre un’altra teme che le restrizioni possano rallentare l’innovazione americana e concentrare il mercato nelle mani di poche società private.

Lo scontro va oltre Kimi K3 e riguarda il controllo dell’infrastruttura tecnologica dei prossimi anni.

Ogni protagonista difende i propri interessi: Anthropic e OpenAI proteggono i propri investimenti e ricavi; le startup vogliono accedere a tecnologie meno costose, Nvidia vende i chip necessari ad alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e la Cina punta a conquistare mercati, standard tecnologici e soft power.

E mentre gli altri costruiscono l’intelligenza artificiale, noi in Europa siamo ancora qui a chiederci se sia giusto o sbagliato togliere un social ad un quindicenne…

 

 

L’AUTORE

Igor G. Cantalini – Esperto di comunicazione e marketing digitale di 45 anni, laureato in Scienze della Comunicazione, ha lavorato con brand di fama nazionale e internazionale, specializzandosi successivamente in Intelligenza Artificiale. Scrittore e divulgatore, pubblica articoli su  vari temi.

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