Il 19 giugno 2026 lo Xuexi Shibao, il giornale della Scuola centrale del Partito comunista cinese, ha pubblicato un articolo destinato a segnare il dibattito mondiale sul futuro del lavoro.
Il titolo è “Affrontare attivamente l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione”. L’autore, Cai Fang, è uno dei più autorevoli studiosi cinesi di economia del lavoro e membro dell’Accademia cinese delle scienze sociali. Il testo propone di usare il reddito di base universale come riferimento per ampliare la protezione economica della popolazione, avvicinare progressivamente il salario minimo a un vero salario vitale, trasformare l’attuale assicurazione pensionistica dei residenti in una pensione di base priva di obblighi contributivi e garantita in modo uguale a tutti gli anziani. A queste misure si aggiunge una nuova responsabilità sociale delle imprese, chiamate a condividere con la collettività i guadagni di produttività generati dall’intelligenza artificiale.
La portata della notizia emerge dal luogo in cui queste proposte sono state pubblicate, il giornale Xuexi Shibao, traducibile come Study Times, rappresenta uno degli spazi nei quali la classe dirigente cinese studia i problemi economici e sociali e costruisce il linguaggio politico sviluppando le possibili risposte.
L’articolo parte dalle parole pronunciate da Xi Jinping durante le sessioni parlamentari cinesi del 2026. Il presidente cinese aveva invitato il Paese a trovare nuove risposte per raggiungere un’occupazione di qualità, aumentare i redditi delle famiglie, migliorare i servizi pubblici, indicando come orizzonte la prosperità comune. Cai Fang colloca l’impatto dell’intelligenza artificiale al centro di questa sfida. Secondo l’autore, l’intelligenza artificiale rappresenta il motore della nuova rivoluzione tecnologica e industriale; aumenta la produttività e permette di superare molti limiti nella distribuzione delle risorse. La sua capacità di apprendere competenze umane produce allo stesso tempo una pressione crescente sull’occupazione. I modelli linguistici hanno già raggiunto un livello medio di competenza in numerose professioni impiegatizie. I primi effetti coinvolgono soprattutto i giovani che entrano nel mercato del lavoro con competenze iniziali e i lavoratori più anziani esposti al divario digitale.
Con l’evoluzione verso sistemi di intelligenza artificiale generale, l’impatto potrebbe estendersi alle professioni cognitive più qualificate. La diffusione di robot e agenti intelligenti porterà la stessa trasformazione nelle mansioni operative e nel lavoro manuale.
Cai Fang descrive questa trasformazione come un conflitto occupazionale strutturale, destinato a durare e a diventare in alcuni settori irreversibile. Le competenze apprese dalle persone perdono valore mentre i sistemi artificiali acquisiscono nuove capacità. Il mercato cerca continuamente un nuovo equilibrio, mentre la velocità esponenziale della tecnologia amplia il divario rispetto alla lentezza delle istituzioni. Per questa ragione l’autore chiede una versione avanzata delle politiche per l’occupazione e propone un modello di sviluppo “amico del lavoro”. La ricerca e l’applicazione dell’intelligenza artificiale dovrebbero essere orientate fin dall’origine verso la creazione di posti e il rafforzamento delle capacità dei lavoratori. Il concetto di allineamento dell’intelligenza artificiale, solitamente legato alla sicurezza dei modelli, viene esteso al lavoro. Leggi, norme sociali e politiche industriali dovrebbero guidare la tecnologia verso obiettivi di utilità pubblica. I sistemi artificiali dovrebbero ampliare le capacità delle persone, compensare le competenze più fragili e favorire la collaborazione tra esseri umani e macchine.
L’autore indica nell’intelligenza artificiale incorporata nei robot e negli strumenti di realtà aumentata una possibile tecnologia complementare. Un robot può sostituire un lavoratore oppure permettergli di svolgere attività prima irraggiungibili; la direzione dipende dagli incentivi economici, dalle regole e dalle scelte compiute durante la progettazione. L’obiettivo proposto consiste nel rendere l’effetto di creazione dei posti superiore all’effetto di distruzione.
Per Cai Fang Lo Stato dovrebbe sostenere economicamente sia l’istruzione scolastica sia la formazione permanente, trasformandole in un servizio pubblico rivolto a tutta la popolazione e a ogni fase della vita. La formazione dovrebbe insegnare a utilizzare l’intelligenza artificiale, favorire il passaggio verso nuove professioni e valorizzare le capacità nelle quali il contributo umano conserva un vantaggio. Anche i servizi pubblici per l’impiego potrebbero utilizzare dati, modelli e algoritmi per collegare con maggiore precisione le persone alle opportunità disponibili.
L’autore individua poi uno dei principali problemi economici dell’automazione. La sostituzione di un lavoratore produce per l’impresa un guadagno immediato. La creazione di nuovi posti genera benefici sociali distribuiti nel tempo. Questa differenza spinge il mercato verso le tecnologie che riducono il costo del lavoro. La politica pubblica dovrebbe modificare gli incentivi e premiare le innovazioni capaci di creare occupazione e valore sociale.
Il testo affronta anche la trasformazione delle regole del mercato del lavoro. Le leggi tradizionali regolano il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro attraverso contratti, salari minimi, contrattazione collettiva e arbitrati.
Nell’economia dell’intelligenza artificiale, il potere passa sempre più nelle mani di chi controlla algoritmi, piattaforme e modelli. Anche l’occupazione autonoma e il lavoro mediato dalle piattaforme superano i confini dell’impresa tradizionale. Le istituzioni dovranno quindi acquisire competenze tecnologiche e capacità di previsione.
Da questa analisi nasce il passaggio più importante dell’articolo.
L’intelligenza artificiale rende sempre più difficile stabilire in anticipo quali categorie perderanno il lavoro. Un titolo di studio, una specializzazione universitaria o una competenza tecnica offrono una protezione temporanea. La sicurezza sociale deve quindi diventare più universale, accessibile e capace di raggiungere una parte più ampia della popolazione.
Cai Fang propone di prendere il reddito di base universale come punto di riferimento per aumentare la copertura e il livello del sostegno economico minimo. La formulazione indica un modello verso cui far evolvere gli strumenti già presenti in Cina, ampliandone progressivamente la portata. Subito dopo arriva il richiamo al salario vitale. La Cina dovrebbe accompagnare il proprio sistema dal salario minimo verso una retribuzione capace di garantire concretamente le condizioni necessarie per vivere. Il principio cambia la funzione della retribuzione. Il salario viene legato al costo reale della vita e alla dignità materiale della persona. La stessa logica viene applicata alle pensioni. Il sistema rivolto ai residenti delle aree urbane e rurali dovrebbe evolvere verso una pensione di base priva di contribuzione obbligatoria, distribuita in modo incondizionato e uguale a tutta la popolazione anziana.
Infine, l’autore richiama il concetto cinese di “terza distribuzione”, l’ambito nel quale responsabilità sociale, iniziative volontarie e interventi delle imprese contribuiscono alla redistribuzione della ricchezza. Nell’era dell’intelligenza artificiale, questo principio dovrebbe tradurre l’idea di una tecnologia orientata al bene comune in nuovi obblighi sociali per le aziende.
Il testo è stato rilanciato nello stesso giorno anche da Qiushi, la piattaforma della più importante rivista teorica del Comitato centrale del Partito comunista cinese. Questa ulteriore diffusione rafforza il valore politico e culturale del messaggio.
La portata storica della notizia sta tutta qui, uno degli organi centrali incaricati di formare e orientare i quadri del più grande partito politico del mondo ospita una riflessione nella quale il reddito di base universale e un salario vitale diventano possibili risposte alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
L’ennesima conferma di come il futuro sia di casa in Cina. Pechino parla di reddito di base universale e da noi si discute su salario minimo si/no. Quando ci sveglieremo, i robot avranno già timbrato il cartellino…e forse anche deciso lo stipendio!





