DAL WEB – THE ECONOMIST
Nei decenni passati, la propaganda dei regimi sanguinari del Medio Oriente era spesso goffa e poco credibile. Quando le forze americane entrarono a Baghdad nel 2003, il ministro dell’Informazione di Saddam Hussein, Muhammad Saeed al-Sahaf, parlava da un tetto e dichiarava che la città era al sicuro e che gli infedeli si stavano suicidando a centinaia davanti alle porte. Disse anche che Dio stava arrostendo i loro stomaci all’inferno. Intanto, dietro di lui, i telespettatori vedevano i soldati iracheni fuggire per salvarsi la vita.
Nell’attuale guerra del Golfo sta accadendo qualcosa di sorprendente. Una dittatura sanguinaria sembra riuscire a vincere la battaglia della propaganda contro gli Stati Uniti, il Paese che si presenta come patria della libertà e dell’industria culturale più potente del mondo. Ogni giorno, un gruppo vicino al regime teocratico iraniano diffonde video creati con l’intelligenza artificiale che prendono in giro Donald Trump e celebrano chi gli si oppone. Joseph Bodner e Krysia Sikora dell’Institute for Strategic Dialogue, una ONG che si occupa di democrazia, hanno rilevato che due reti filoiraniane hanno superato il miliardo di visualizzazioni su X nel primo mese di guerra.
Il regime iraniano non è famoso per il senso dell’umorismo. Eppure molti di questi video sono efficaci, ironici e mostrano una conoscenza molto precisa della cultura occidentale. Spesso usano rap aggressivo con testi in inglese. I personaggi sono spesso rappresentati come pupazzi Lego. Trump appare come un uomo vanitoso, bugiardo e codardo, che proclama vittoria anche quando i suoi pantaloni stanno andando a fuoco. Pete Hegseth, il segretario alla Guerra americano, viene mostrato come un ubriaco che vomita, con tatuaggi da crociato.
I propagandisti iraniani oggi hanno strumenti che Saddam Hussein non aveva. L’intelligenza artificiale permette di produrre video dall’aspetto professionale in tempi rapidi e con costi bassi, seguendo quasi in tempo reale le notizie del momento. Inoltre, visto che molti modelli di IA sono addestrati su contenuti occidentali, questa tecnologia riesce a imitare bene linguaggi, immagini e cliché della cultura americana ed europea. I social network fanno il resto, perché offrono molti canali per far circolare questi contenuti. YouTube li ha bloccati, ma restano molte altre piattaforme. A questo si aggiunge un altro elemento. Un presidente americano impopolare, coinvolto in una guerra impopolare, diventa un bersaglio perfetto.
L’Iran ha saputo usare tutto questo con abilità. Invece dei vecchi slogan ideologici, i video insistono su temi che trovano ascolto anche fuori dal Medio Oriente. Netanyahu viene mostrato mentre sussurra parole di guerra all’orecchio di Trump. Giovani americani fanno la fila per arruolarsi, mentre i ricchi legati all’isola di Epstein si divertono con ragazze in bikini. Il prezzo del petrolio vola. Le banconote bruciano. Le bombe americane uccidono scolari iraniani. Il messaggio è semplice, visivo e immediato.
Anche i testi delle canzoni, pur senza essere raffinati, colpiscono nel segno. Alcune frasi sono dirette e taglienti, più di molti brani hip hop di successo. Attaccano Trump come falso miliardario, impostore, diffusore di bugie, uomo corrotto e ubriaco di potere.
Uno dei gruppi più attivi in questa produzione si chiama Explosive Media. Ufficialmente si presenta come indipendente. In realtà opera dall’Iran, un Paese dove internet è fortemente controllato e accessibile liberamente solo a chi gode della protezione del potere. Un portavoce del gruppo ha ammesso alla BBC che il regime iraniano è un suo cliente.
Guardando meglio, la propaganda resta propaganda. Le forze iraniane vengono descritte come eroiche e sempre vincitrici, anche quando la realtà racconta altro. Il regime, che ha represso e ucciso migliaia di propri cittadini, si presenta come difensore giusto e invincibile. Nei video compaiono anche teorie del complotto molto diffuse, sia in Medio Oriente sia in Occidente. Si parla degli Illuminati che controllerebbero l’America. Si insinua che la morte della principessa Diana non sia stata un incidente. Compaiono anche immagini antisemite. Netanyahu, per esempio, viene raffigurato come un verme dentro una mela.
Eppure questi contenuti scorrono così velocemente davanti agli occhi che molti dettagli passano inosservati. Secondo Moustafa Ayad, anche lui dell’Institute for Strategic Dialogue, questi video hanno confuso e colpito il pubblico globale perché hanno saputo intercettare lo spirito del tempo. Hanno usato in modo molto efficace meme, sottoculture di internet e animazioni. Il messaggio centrale è chiaro. Dell’America non bisogna fidarsi. A renderlo più efficace c’è anche la forma. A dirlo non sono i veri leader iraniani, spesso odiati o molto divisivi, ma le loro versioni in formato Lego, che appaiono più leggere, buffe e facili da condividere.
L’Iran ha anche riutilizzato contenuti generati con l’intelligenza artificiale che in origine favorivano Trump. Dopo che Trump aveva pubblicato un’immagine creata con l’IA che lo mostrava come Gesù mentre guarisce i malati, e aveva poi detto di aver creduto che sembrasse un medico, qualcuno ha modificato quell’immagine inserendo il vero Gesù che scende dal cielo e lo scaraventa nelle fiamme. Le ambasciate iraniane l’hanno rilanciata con entusiasmo.
Negli Stati Uniti esisteva un ufficio del Dipartimento di Stato incaricato di contrastare la propaganda nemica. L’amministrazione Trump lo ha chiuso l’anno scorso. Il risultato è pesante. La maggiore potenza militare del pianeta fatica a imporsi su un attore regionale. La più forte potenza culturale del mondo viene superata, sul terreno della comunicazione, da un regime che punisce le donne per una ciocca di capelli scoperta. In questo quadro, chiamare Trump perdente sembra perfino un giudizio moderato.





