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La lezione cinese: fate le rinnovabili, non la guerra

beppegrillo.it - Marzo 12, 2026
di Marco Bella

Di fronte all’ennesimo conflitto nato a causa delle fonti energetiche, la Cina sta percorrendo la strada più razionale. Quella di puntare sulle tecnologie più moderne, che permettono di ridurre la dipendenza da altri stati, di migliorare la qualità dell’aria e diminuire le emissioni di CO2: le fonti rinnovabili.

Qualche propagandista e qualche ministro hanno speculato su come “tornare al nucleare” possa essere una possibile soluzione per l’aumento del costo dell’energia. Si tratta ovviamente di una sciocchezza. Vediamo i dati che sono stati appena aggiornati sulla produzione energetica della Cina, il paese che al mondo installa più nucleare di tutti gli altri stati, nel periodo 2021-2025.

Nel 2021, il nucleare (partito nel 1991), produceva 407 TWh. Nel 2008, eolico e fotovoltaico erano irrilevanti (14 TWh eolico e 0.1 TWh fotovoltaico). Nel giro di soli 13 anni (2021) l’eolico aveva già superato il nucleare (655 TWh) e il fotovoltaico aveva avuto una crescita enorme arrivando a ben 327 TWh. Nel 2025, il nucleare è rimasto più o meno costante (da 407 a 485 TWh, +78 TWh, una crescita del 20% in cinque anni). L’eolico nello stesso periodo è cresciuto da 655 a 1.128 TWh, (+473 TWh, +72%) e il fotovoltaico da 327 a 1.173 TWh (+ 846 TWh, +258%). Insieme, eolico e fotovoltaico hanno prodotto nel 2025 quattro volte e mezzo quanto immesso in rete dal nucleare. Il dato che però è impressionante è quale sia stata la crescita di queste tecnologie: 1319 TWh in soli cinque anni, che, rispetto ai 78 TWh del nucleare, è ben 17 volte tanto.

Grazie alle rinnovabili, per la prima volta nel 2025 le emissioni del settore energetico della Cina sono calate perché è calata la quota di energia prodotta da fonti fossili come carbone, gas e petrolio, da 6.374 a 6.327 TWh. La riduzione di soli 47 TWh su oltre 6.000 potrebbe sembrare poco, ma bisogna considerare che la produzione energetica in Cina nel 2025 come ogni anno è cresciuta quasi di 500 TWh (da 10.087 a 10.575). Questo incremento è stato totalmente assorbito dalle rinnovabili (+130 TWh eolico e +334 TWh fotovoltaico) e in minima parte dal nucleare (+34 TWh).

Serve aggiungere altro?

Chiaramente, le tecnologie che ci permettono di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili di stati esteri, e produrre (tanta) energia pulita in modo economico sono le rinnovabili, non certo le fantasie nucleari.

Chi parla di “10-15 anni per avviare i reattori in Italia dalla decisione politica” (che avverrà tra diversi anni in ogni caso), racconta frottole sapendo di mentire. Se la Francia, avendo già i siti e un’industria nucleare avviata, pensa di metterci non meno di 15 anni (dal 2023, decisione politica, al 2038, previsione ottimistica per l’avvio del loro primo nuovo reattore) come potrebbe l’Italia, partendo da molto indietro, metterci di meno? E quanto tempo ci vorrebbe realisticamente per avere una produzione significativa di energia?

Puntare sul nucleare significherebbe solo esporsi per decenni all’instabilità geopolitica.

E no, il nucleare non “serve per il baseload”, perché prima ancora che si possa avviare un reattore in Italia sarà possibile avere alternative più convenienti, e inoltre il concetto stesso di “baseload” o carico di base è di fatto già “funzionalmente estinto”.

Nel futuro ci sarà ancora una qualche energia prodotta da nucleare nel mondo, ma questa avrà un ruolo sempre più marginale e che soprattutto non potrà essere scisso in modo netto da quello bellico. Infatti, ricordiamo che il processo di arricchimento dell’uranio nel suo isotopo 235 è identico sia per gli scopi civili che quelli militari, solo che nella stragrande maggioranza dei reattori civili l’arricchimento si ferma al 3-4%, mentre per costruire ordigni nucleari si prosegue per arrivare al valore di 80-90%. Uno dei pretesti per l’attacco all’Iran era che questo stato possederebbe circa mezza tonnellata di uranio arricchito al 60%. Non mi si racconti che l’Iran, che è uno dei paesi con più riserve petrolifere al mondo, avesse davvero bisogno del nucleare civile. Quante sono state le vittime indirette causate dall’inseguire una tecnologia obsoleta e soprattutto per la quale oggi ci sono delle valide alternative?

Questa crisi dimostra una volta ancora come l’unica scelta sensata, per la pace, per l’ambiente e anche per mere ragioni economiche, sia quella di puntare sulle tecnologie del presente e del futuro (le rinnovabili) e non su quelle del passato (fossile e nucleare).

 

 

 

 

L’AUTORE

Marco Bella – Già deputato, ricercatore in Chimica Organica. Dal 2005 svolge le sue ricerche presso Sapienza Università di Roma, dal 2015 come Professore Associato.

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