
In Svezia, l’iniziativa “Bojkotta vecka 12” (Settimana del boicottaggio 12) ha segnato una nuova forma di protesta contro il caro prezzi. Migliaia di cittadini hanno deciso di votare con i piedi, boicottando i più grandi supermercati del Paese per un’intera settimana. Lidl, Hemköp, Ica, Coop e Willys sono finiti nel mirino dei consumatori, che si sono organizzati online per reagire agli aumenti dei prezzi alimentari.
La mobilitazione, diffusasi rapidamente sui social come TikTok e Instagram, ha acceso un ampio dibattito pubblico. I promotori accusano i grandi gruppi della distribuzione e i produttori di operare in un regime di oligopolio, facendo lievitare i prezzi nonostante profitti in crescita. I supermercati, invece, puntano il dito su fattori esterni: guerra, crisi energetica, inflazione globale, raccolti scarsi e cambiamento climatico.
Secondo Statistics Sweden, il costo annuo per nutrire una famiglia è aumentato fino a 30.000 corone svedesi (circa 2.650 euro) dall’inizio del 2022. Il solo caffè si avvicina alle 100 corone (quasi 9 euro) a confezione. Cioccolato, grassi da cucina, formaggi e latticini hanno registrato aumenti mensili tra il 5% e il 9%.
Anche nel nostro Paese il caro prezzi si fa sentire. L’Istat ha registrato nel 2024 un’inflazione dell’1%, ma per gli alimentari il rialzo è stato più marcato: +2,2%. A dicembre, l’inflazione annua era al 1,3%, ma per chi va al supermercato, il problema è tangibile ogni giorno. Secondo Federconsumatori, l’aumento dei prezzi ha comportato una spesa extra di oltre 400 euro l’anno per famiglia. Gli italiani si adattano: crescono gli acquisti nei discount, si scelgono marchi del distributore, si riducono sprechi e si pianificano meglio le spese. Finora non si sono viste proteste organizzate come in Svezia, ma l’insoddisfazione cresce. Le associazioni dei consumatori chiedono maggiore trasparenza, un freno alla speculazione e più tutela per i nuclei familiari a basso reddito. La protesta svedese ci ricorda che anche un gesto quotidiano come fare (o non fare) la spesa può diventare un atto politico. In un’Italia costellata di piccoli produttori e borghi in crisi, potrebbe essere il momento giusto per promuovere un modello alternativo, fondato su filiera corta, economie locali e distribuzione etica.
Il caro alimentari è solo uno degli aspetti di una crisi più ampia. In Italia, il costo dell’energia resta alto: nonostante il rallentamento dell’inflazione, le bollette di luce e gas continuano a pesare su milioni di famiglie. Secondo dati ARERA, la spesa media annua per una famiglia tipo nel mercato tutelato resta intorno ai 1.500 euro per il gas e 1.200 euro per l’elettricità. E anche il carburante, pur in lieve calo, si mantiene su livelli elevati. Il risultato è un equilibrio sempre più precario: tra alimenti, bollette, affitti e mutui, arrivare a fine mese è diventato un percorso a ostacoli, anche per famiglie con reddito fisso o doppio stipendio.
E allora, forse, è proprio il momento di ricordare che “È nel carrello della spesa che si fa la vera politica. È lì che si vota tutte le mattine.”
E oggi, più che mai, è un voto che vale doppio.