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Le audizioni sul DDL “nucleare” alla Camera e la fallacia di Harry Potter

beppegrillo.it - Febbraio 13, 2026
di Marco Bella

Durante le audizioni del 5 febbraio alla Camera sul DDL 2669 (nucleare) era chiarissimo che ci si trovava davanti a una decisione già presa. Il clima del giovedì, da grande fuga con la schiera di trolley nel guardaroba, e solo due parlamentari che sono rimasti ad ascoltare in commissione (Enrico Cappelletti, M5S e Francesca Ghira, AVS, collegata). Cinque minuti a testa, non di più, per numerosi esperti prof. universitari.

Il nucleare ha anche dei vantaggi? Da docente universitario, dico sicuramente di sì. Nella fase di esercizio ha basse emissioni di CO2, è una fonte di energia continua (quando funziona) e ha un’alta densità energetica. In alcune situazioni (es esplorazione dello spazio profondo) è insostituibile.

Il punto è che chi fantastica di “ritorno al nucleare in Italia” continua a ignorare il punto fondamentale: prima di 20 anni è decisamente improbabile che si possa accendere anche una lampadina da nucleare nel nostro Paese, per cui chi ritiene che quanto sopra sia urgente e importante, non dovrebbe proprio pensare al nucleare. Da dove nasce la stima (ottimistica) dei 20 anni? Macron nel 2023 ha lanciato un piano di rinascita nucleare francese, necessario per il paese transalpino visto che dovranno sostituire quei loro reattori che andranno in pensione nei prossimi decenni. L’avvio del loro primo reattore era inizialmente previsto nel 2033, cioè dopo dieci anni. Successivamente, la realtà ha bussato alla porta e si è passati prima a 2035 e adesso al 2038, cioè dopo quindici anni, e tutto questo senza nemmeno aver ancora posato la prima pietra. Nel frattempo, i costi stimati sono già lievitati da 51.7 a 72.8 miliardi di euro.

Nella realtà, va ricordato per l’ennesima volta che tutti i reattori nucleari costruiti nel nuovo millennio nel mondo occidentale hanno visto ritardi e costi alle stelle.

Ipotizziamo (in modo iper-ottimistico) che in Francia si riesca per davvero a metterci solo quindici anni. Quanto ci vorrebbe in Italia? Di meno sembra impensabile perché a differenza della Francia l’Italia non ha la filiera del nucleare che andrebbe costruita da zero (fornitori di combustibile, saldatori, tecnici specializzati). L’Italia parte da molto indietro perché non ha nemmeno deciso dove costruire gli eventuali reattori, a differenza di quelli francesi che saranno posti su siti ove già ci sono altri reattori e infrastrutture. L’Italia non riesce nemmeno a trovare dove mettere il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi a media e bassa attività (tra cui quelli degli ospedali, per capirci); figuriamoci quanto tempo ci vorrebbe per decidere dove situare le eventuali centrali nucleari! Quindi, venti anni sembra una stima anche troppo ottimistica, infatti il geologo Mario Tozzi stima che ci vogliano almeno 30 anni. C’è chi dice “la media dei tempi di costruzione di tutti i reattori nel mondo è di sette anni e mezzo”. È vero, ma chi cita questo dato lo fa in modo volutamente fuorviante. Infatti, se proprio vogliamo trovare qualcosa di giusto nel DDL nucleare, è l’affermazione che i nuovi reattori sono completamente diversi da quelli precedenti e conseguentemente i tempi sono molto più dilatati. A titolo di esempio, ricordiamo che contribuiscono ad abbassare la “media dei sette anni e mezzo” il ben noto reattore del disastro di Chernobyl nel 1986 (completato in soli quattro anni, dal 1979 al 1983) e anche i reattori 1-4 di Fukushima-Daiichi, che sono stati terminati in undici anni, dal 1967 al 1978. Immagino che tutti concordiamo sul fatto che sono esattamente esempi da seguire.

Chi propaganda il nucleare parte dalla fallacia di Harry Potter. “Puuuff!”. Con un colpo di bacchetta magica, ecco qui i reattori pronti che forniscono energia, abbassano le bollette e riducono le emissioni. Il punto è che Harry Potter con la sua bacchetta magica è un personaggio di fantasia. Quindi se crediamo davvero che sia utile produrre energia, abbassare le bollette e ridurre le emissioni, che senso ha puntare sul nucleare che non darà alcun contributo per i prossimi venti anni e che è la fonte di energia continua più costosa possibile?

Tra l’altro, le alternative ci sono eccome, visto che le energie rinnovabili come fotovoltaico ed eolico nel mondo sono in crescita enorme, mentre il nucleare è stagnante da più di un ventennio e sarebbe in calo senza i reattori russi e cinesi, cioè il 95% di quelli in costruzione.

E va anche ricordato, la tecnologia sostenibile che cresce più velocemente nel mondo non è né eolico e nemmeno fotovoltaico: è quella delle batterie di accumulo. Il nucleare non “complementa” o “integra” le rinnovabili discontinue. Oggi, quella tecnologia è il gas, e nel futuro saranno i sistemi di accumulo, soprattutto dopo che avverrà la transizione da batterie al litio a quelle al ben più abbondante sodio. Ben prima che in Italia si avvii quella famosa lampadina da nucleare renderanno obsoleto il concetto di “baseload” o carico di base.

Oramai chi propaganda il nucleare in Italia nemmeno prova a dare una stima sui tempi, perché sa bene che tanto è oramai una tecnologia non più competitiva. Quindi, nemmeno serve parlare di sicurezza o “scorie” perché sono problemi che semplicemente non ci riguarderanno.

Qual è allora il senso del DDL 2669 sul nucleare? Purtroppo, una spiegazione c’è. All’articolo quattro ci sono le risorse: sessanta milioni in tre anni. Non soldi “nuovi” ma bensì soldi sottratti al bilancio del ministero dell’ambiente. Soldi che serviranno a finanziare una serie di attività tra cui “…una opportuna campagna di informazione ai cittadini sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e sostenibilità”. Sicurezza? Sostenibilità? E quali soggetti dovrebbero spiegare la “sostenibilità” del nucleare? Quelli che lo propagandano “dimenticando” di parlare dei tempi necessari?

Insomma, ecco qui l’obiettivo vero: finanziare attività che in realtà saranno vera e propria propaganda politica sottraendo soldi al ministero dell’ambiente. Forse, i primi a doversi opporre dovrebbero essere proprio coloro che in buona fede al nucleare ci credono per davvero.

 

Qui l’audizione completa di Marco Bella, con slide

Qui audizione del Prof Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica 2021

Qui audizione di Mario Tozzi, che ritiene improbabile anche la costruzione entro 20 anni dei primi reattori e stima invece un periodo di almeno 30 anni

Qui il link per vedere e scaricare tutte le audizioni del 5 febbraio:

https://webtv.camera.it/evento/30251

 

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