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Italia sempre più povera

beppegrillo.it - Luglio 25, 2025

In Italia si parla spesso di qualità della vita ma sempre meno di quantità del reddito, e se andiamo a vedere i numeri, raccontano una realtà diversa da quella idealizzata. Vivere in una grande città italiana è diventato difficile, per molti insostenibile. Roma e Milano sono tra le città dove il reddito netto medio è basso e il costo della vita elevato. Un problema strutturale che penalizza lavoratori, famiglie e giovani in cerca di autonomia.

Dal report Mapping the World’s Prices 2025 di Deutsche Bank l’Italia ne esce come un Paese dove si guadagna poco, si spende tanto e si risparmia pochissimo. Nonostante una reputazione storica legata alla qualità della vita e al clima mite, le principali città italiane appaiono oggi penalizzate da stipendi netti bassi e costi abitativi sproporzionati.

A Roma, lo stipendio medio netto mensile è pari a 2.046 euro. In teoria, abbastanza per vivere dignitosamente ma in pratica, però, oltre il 65% di questa cifra viene assorbito dall’affitto di un bilocale in centro. A Milano, la situazione è ancora più critica, gli affitti arrivano a erodere fino al 71% dello stipendio medio, che si stima tra i 2.100 e i 2.200 euro netti al mese. Un rapporto che, secondo lo studio, è tra i più sfavorevoli d’Europa. In confronto, a Parigi lo stipendio medio è di 3.630 euro, a Berlino di 3.565, e a Londra di 3.637 euro. I costi degli affitti in queste città sono simili o superiori, ma il peso sul reddito mensile è sensibilmente più contenuto. Le utenze domestiche aggiungono un ulteriore strato di difficoltà. Per un appartamento di 85 m² si spendono in media 202 euro a Roma e 200 euro a Milano, includendo elettricità, riscaldamento, acqua e rifiuti. Se si sommano le spese per il trasporto pubblico, il cibo e i beni di prima necessità, il quadro generale risulta ancor più ristretto.

Esempi concreti aiutano a comprendere la pressione reale sulle famiglie, vediamone alcuni: un insegnante di scuola superiore con 15 anni di esperienza porta a casa in media 1.700 euro netti al mese. Se vive in affitto a Milano o Roma, è costretto a destinare quasi tutto il reddito all’alloggio e alle spese fisse. Un operaio specializzato può arrivare a 1.800 euro netti ma anche in questo caso il margine di risparmio è minimo, soprattutto se ha figli a carico. Un ingegnere informatico con esperienza può superare i 2.500 euro ma in un contesto dove anche il costo della spesa alimentare è aumentato del 12% in media tra il 2022 e il 2024, la stabilità economica resta fragile.

Per capire meglio il contesto italiano, basta guardare cosa accade altrove:

| Città | Stipendio netto medio (€) |

| Ginevra | 7.307 |
| Zurigo | 7.127|
| San Francisco |  6.900 |
| Lussemburgo | > 4.000 |
| Amsterdam | > 4.000 |
| Copenhagen | > 4.000 |
| Francoforte | > 4.000 |
| Londra | 3.637 |
| Parigi | 3.630 |
| Berlino | 3.565 |
| Madrid | 2.193 |
|Milano | ≈ 2.100–2.200 |
|Roma | 2.046 |
| Atene | 1.044 |
| Istanbul | 855 |
| Cairo | 151 |

A rendere ancora più drammatica la situazione in Italia è l’emergere sempre più diffuso della cosiddetta “povertà lavorativa”. Secondo i dati Caritas, quasi un quarto degli assistiti ha un impiego regolare, ma non riesce comunque a far fronte alle spese essenziali. Il 21 % dei lavoratori italiani percepisce un reddito troppo basso per garantire una vita dignitosa. In molte città, tra cui Roma e Milano, cresce il numero di persone che, pur avendo un contratto, si rivolgono alle mense Caritas per un pasto caldo. Tra gli utenti in condizione di povertà cronica, quasi un terzo ha tra i 35 e i 54 anni, e oltre il 26 % è seguito da anni. Dal 2014 al 2024, le persone che chiedono aiuto alla Caritas sono aumentate del 62 %, segno che il problema non è temporaneo ma strutturale. In parallelo, le retribuzioni reali sono crollate: –4,4 % rispetto al 2019, –8,7 % dal 2008. Quasi 2 famiglie su 3 dichiarano di avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese e anche chi lavora non ce la fa più.

La fotografia offerta dallo studio di Deutsche Bank ci fa capire che l’Italia, pur non essendo tra i Paesi più costosi del mondo in termini assoluti, è tra quelli dove il rapporto tra spese e redditi è decisamente tra i meno sostenibili.

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