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del nipote di Nonna Ubi – “Io non voglio perdere la mia libertà in cambio dei soldi”, “Io voglio lavorare, non voglio l’elemosina!”, “Servirà anche un microchip sottopelle per avere il reddito!?” “Si, e poi chi lavora?!”, “Questo reddito universale è uno strumento voluto dal nuovo ordine mondiale!”.

Sono solo alcuni dei commenti e delle fakenews che si leggono sul web e sui social, dettate da chi vuole screditare una delle idee più rivoluzionarie della nostra storia: il reddito di base, chiamato anche reddito universale, reddito incondizionato o reddito di base universale (in inglese Ubi, Universal Basic Income, Unconditional Basic Income o Basic Income).

Per questo vogliamo fare chiarezza con alcune risposte alle bufale che popolano la rete.

Innanzitutto partiamo con il dire che stiamo andando sempre più verso una società in cui l’automazione porterà via la maggior parte dei lavori: l’automazione ha già eliminato 5 milioni di posti di lavoro ed entro 10-20 anni in Europa scompariranno il 50% delle professioni. Ma allo stesso tempo stanno scomparendo i consumatori, non ci sono più gli acquirenti in grado di comperare i prodotti ottenuti in gran quantità e a costi ridotti grazie alla tecnologia. Tutto il nostro sistema economico si basa sui redditi da lavoro. Quindi da una parte si devono ridurre i consumi e gli sprechi, perchè a rischio ci sono le condizioni ambientali e la nostra salute, dall’altra c’è  la necessità di aumentarli per far girare l’economia. Dobbiamo superare questa visione, il lavoro di massa è finito, volge al termine. Dobbiamo immaginare un altro mondo, in cui esiste un reddito slegato dal lavoro.

Un’élite di 2.153 “paperoni mondiali” è più ricca di 4,6 miliardi di persone. La quota di ricchezza della metà più povera dell’umanità, circa 3,8 miliardi di persone, non sfiora nemmeno l’1% e il 46% della popolazione mondiale vive con meno di 5,50 dollari al mese. È il solito problema del capitalismo, che sa produrre ricchezza, ma non la sa distribuire.

La crisi che stiamo vivendo ha inasprito ulteriormente il problema: tanti cittadini si troveranno presto senza un compito, un senso della vita e senza denaro per vivere. Pensateci, i robot potrebbero essere i nostri operai del futuro, liberandoci finalmente dalla schiavitù di un lavoro non dignitoso o insoddisfacente per vivere, e potremmo così dedicarci alle attività creative e alla riscoperta del valore del tempo libero.

Con un reddito di base ci sarebbe libertà e giustizia economica. In che modo? Ritrovando il tempo per fare ciò che ci piace. Un reddito di base farà emergere l’imprenditore naturale di ognuno di noi. Essere “pronti per la vita” piuttosto che “pronti per l’impiego”.

Ma vediamo nel dettaglio alcune domande e risposte sul reddito di base universale:

Cos’è il reddito di base universale?

È un reddito regolare destinato a tutti (universale), dai più poveri ai più ricchi, su base individuale, senza alcuna condizione (incondizionato).

Quindi anche chi lavora percepirà un reddito universale?

Si, assolutamente. Sia chi lavora che chi non ha impiego riceverà il reddito di base universale. Il reddito di base si aggiungerà all’eventuale reddito da lavoro.

Perché abbiamo bisogno di un reddito di base?

Perché il reddito di base ci preserva dalla povertà e dall’austerità ma ci permette anche di fare altre scelte di vita, magari scegliendo meno lavoro e altre attività creative o di volontariato. Il reddito universale è sinonimo di libertà e giustizia economica. Ne abbiamo bisogno per sostenere e fondare una società prospera e connessa di individui felici e fiduciosi, ciascuno motivato a contribuire alla creazione di una nuova fiorente cultura.

Come funzionerebbe il reddito di base?

Tutti, per diritto di nascita, riceverebbero automaticamente un reddito regolare versato sui propri conti bancari, periodicamente.

Il reddito di base è un modo di controllo sulla popolazione?

Assolutamente no. Il reddito universale è sinonimo di libertà e giustizia economica.

Il reddito di base verrà dato anche ai ricchi?

Si, ogni cittadino, per diritto di nascita, ha diritto al reddito di base.

Perché le persone dovrebbero lavorare se ricevono un reddito di base? Chi lavorerà?

Potrebbero scegliere di lavorare di meno e l’automazione futura potrebbe richiederci di lavorare di meno. Ma chi riceve un reddito di base ha un incentivo maggiore a lavorare rispetto a qualcuno che beneficia di sussidi previdenziali, perché riesce a mantenere il reddito extra che ricava dal lavoro, mentre il normale beneficiario del sussidio sociale perde molte volte il beneficio per il salario che guadagna. Inoltre moltissimi lavori già vengono sostituiti dai robot e sarà sempre più così. Ove possibile i robot lavoreranno per noi.

Con un reddito di base si creeranno generazioni di oziosi?

No, poiché se ci sentiamo al sicuro rispetto al soddisfacimento dei bisogni più immediati, grazie alla disponibilità di un reddito di base, potremmo scoprirci più intraprendenti, saremmo portati a sperimentare di più, a rischiare di più, insomma a non essere oziosi (Effetto Peltzman). Pensate alle arti: quanti artisti mettono da parte il loro estro perchè devono sopravvivere? Con il reddito universale quanti nuovi Leonardo, Michelangelo e Raffaello emergerebbero?

Il reddito di base ucciderebbe l’imprenditorialità?

No, il reddito di base consentirebbe alle persone di finanziare idee e attività imprenditoriali creative.

Il reddito di base è un passo verso il controllo di massa?

Assolutamente no! È un passo verso la giustizia sociale, una maggiore dignità rispetto a programmi di welfare e verso la crescita umana, promuove la libertà piuttosto che il controllo.

Quali sono i vantaggi del reddito di base?

Previene enormi disuguaglianze, offre un tenore di vita dignitoso, evita benefit assistenziali costosi, crea una domanda sufficiente nell’economia, consente scelte di vita più ampie.

Qual è lo svantaggio del reddito di base?

Nessuno svantaggio. La gente teme che potrebbe essere un disincentivo a lavorare, ma in futuro lavoreremo certamente di meno e gli attuali sistemi di previdenza sociale sono il peggiore disincentivo al lavoro, poiché i richiedenti perdono i benefici per qualsiasi salario che guadagnano.

Il reddito di base sostituirebbe il sistema di welfare?

I sussidi assistenziali standard sarebbero sostituiti dal reddito di base, ma l’assistenza per bisogni speciali, ad esempio per le persone con disabilità, verrebbe mantenuta.

Come si finanzia il reddito di base?

Molti sono gli studi effettuati dai più grandi economisti e studiosi al mondo, che sostengono il reddito di base. Le fonti principali di finanziamento potrebbero essere varie: riducendo i sussidi previdenziali esistenti, introducendo nuove tassazioni sui grandi patrimoni e sulle grandi fortune dei grandi colossi digitali e tecnologici (Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk  sono sempre stati a favore del reddito universale), magari quelle a più alto tasso di automazione, oppure rivedere le imposte sui redditi da capitale e le cosiddette “ecotasse”, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas etc…

Chi trae vantaggio dal reddito di base?

Tutti, perché l’economia funzionerà in modo più efficiente, ci sarà maggiore giustizia sociale e l’ambiente beneficerà di una minore necessità di produrre per generare occupazione per il reddito salariale.

Il reddito di base è stato già messo in atto in qualche paese?

Alcuni progetti pilota sono avvenuti in giro per il mondo, a questo link un elenco completo.

Se il reddito di base è così importante, perché l’idea è contestata?

Tutte le idee radicali richiedono tempo per essere comprese, apprezzate e attuate. Il reddito di base sfida l’ortodossia finanziaria ed economica. Il nostro è ormai un sistema che serve solo al sistema stesso, non serve più all’uomo e alle sue necessità. Dobbiamo concepire oggi la forma di Stato che vogliamo domani e il reddito di base universale deve farne parte. Vogliamo provarci?

 

Per chi ancora avesse dei dubbi a questo link un documentario sul reddito di base universale di Daniel Häni e Enno Schmidt, assolutamente da vedere!

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