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I bambini “sono ignari mangiatori di carne”. A rivelarlo è un recente studio pubblicato sulla rivista Journal of Environmental Psychology che va ad approfondire la capacità dei bambini di riconoscere la provenienza degli alimenti e che mette in relazione i comportamenti alimentari e il cambiamento climatico.

Secondo il team di ricerca (Erin R.Hahn, Meghan Gillogly e Bailey E.Bradford) che si è avvalso di un campione costituito da bambini tra i 4 e i 7 anni, i bambini non sono attendibilmente precisi nell’identificare le origini degli alimenti comuni, e non considerano gli animali come cibo. Le loro menti non sono ancora state condizionate dalla società e se sapessero da dove provengono gli hamburger che mangiano, probabilmente non li mangerebbero. Il 41% dei bambini, ad esempio, ha affermato che la pancetta proveniva da una pianta e la maggior parte dei bambini ha classificato polli, mucche e maiali come non idonei da mangiare.

Il consumo di prodotti animali è una delle principali cause del cambiamento climatico. L’industria dell’allevamento è responsabile di almeno il 14,5% delle emissioni globali di gas serra. Pertanto, uno dei comportamenti più efficaci che le persone possono adottare per mitigare il cambiamento climatico è quello di seguire una dieta a base vegetale.

Per i ricercatori, il consumo di carne è un comportamento psicologicamente complesso: molte persone provano disagio mentre mangiano carne. Gli onnivori mangiano cibi che comportano sofferenza e morte degli animali ma allo stesso tempo provano compassione per gli stessi, un fenomeno denominato paradosso della carne. Per molti il consumo di carne è “naturale, normale, necessario e piacevole”, altri attribuiscono meno capacità mentali agli animali che vengono mangiati come polli e mucche rispetto agli animali che in genere non sono fonti di cibo, come leoni e delfini. Per la maggior parte il mangiare carne è più forte della volontà di cambiare il comportamento.

I modelli alimentari in età adulta possono essere particolarmente resistenti al cambiamento per i comportamenti alimentari degli adulti consolidati e rafforzati da credenze culturali sulla centralità della carne nella dieta umana, nonchè da valori simbolici culturalmente definiti che associano la carne allo status, alla ricchezza e alla mascolinità.

Per questo, il concetto del cibo che hanno i bambini può offrire un punto di vista unico da cui comprendere meglio la resistenza degli adulti all’eliminazione, o addirittura alla riduzione, della carne e di altri alimenti animali dalla loro dieta. I bambini piccoli stanno ancora sviluppando una comprensione completa dei valori legati alla carne nella loro cultura. Inoltre, i bambini potrebbero non avere accesso allo stesso insieme di strategie che gli adulti nella loro cultura impiegano per placare il disagio generato dal paradosso della carne. Infine, i bambini stanno ancora acquisendo e affinando la conoscenza concettuale della provenienza del cibo, comprese le sue origini, nonché i processi che trasformano le materie prime negli alimenti che si presentano sulla tavola.

Lo scrittore  Jonathan Safran Foer ha detto: “Cambiare il modo in cui mangiamo non sarà sufficiente, da solo, a salvare il pianeta, ma non possiamo salvare il pianeta senza cambiare il modo in cui mangiamo”.

Facciamolo!

Per chi fosse interessato ad approfondire questo importante studio questo è il link da cui è possibile scaricarlo, in inglese. 

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