Negli Stati Uniti le campagne elettorali stanno adottando una nuova strategia per influenzare il voto, cercare di orientare le risposte delle intelligenze artificiali. L’obiettivo è fare in modo che, quando un cittadino chiede a ChatGPT, Claude o Gemini quale candidato sia più affidabile, competente o adatto ad affrontare un determinato problema, il chatbot dia una risposta favorevole a chi ha investito per influenzarlo.
A rivelarlo è un’inchiesta pubblicata da Reuters qualche giorno fa, basata su documenti e presentazioni commerciali che mostrano come alcune società di consulenza politica stiano sviluppando strategie specifiche per condizionare le informazioni utilizzate dai sistemi di intelligenza artificiale.
La tecnica si chiama Generative Engine Optimization (GEO) ed è un’evoluzione della Search Engine Optimization (SEO), il sistema utilizzato da anni per migliorare la visibilità dei contenuti nei motori di ricerca. La differenza è sostanziale, mentre la SEO cerca di portare un sito tra i primi risultati di Google, la GEO punta a far entrare determinate informazioni direttamente nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.
Uno dei documenti esaminati da Reuters riguarda una proposta elaborata dalla società americana Visigent per Mike Minogue, candidato repubblicano alla carica di governatore del Massachusetts contro la governatrice democratica Maura Healey. Il piano prevedeva la creazione di centinaia di pagine dedicate ai programmi politici del candidato, la pubblicazione di contenuti su Reddit e YouTube e l’acquisto di spazi su siti considerati autorevoli e frequentemente citati dai chatbot. L’obiettivo era aumentare le probabilità che le risposte dell’intelligenza artificiale presentassero Minogue come la scelta migliore su temi quali tasse, sicurezza pubblica e politiche abitative. La strategia comprendeva anche un monitoraggio continuo delle risposte di ChatGPT, Claude e Gemini. I consulenti avrebbero dovuto porre ai chatbot domande simili a quelle degli elettori, analizzare i risultati e modificare progressivamente i contenuti pubblicati online per cercare di ottenere risposte sempre più favorevoli al candidato. Reuters non ha accertato che la campagna di Minogue abbia effettivamente adottato il piano, né che simili operazioni siano in grado di garantire i risultati promessi. La documentazione mostra tuttavia quanto il tentativo di influenzare i chatbot sia già diventato un servizio commerciale.
Secondo Cameron Hickey, amministratore delegato della National Conference on Citizenship, circa il 25% degli elettori statunitensi aventi diritto al voto avrebbe già interrogato un chatbot su un candidato politico per decidere come votare.
Intorno a questo nuovo mercato si sta sviluppando un vero e proprio settore di consulenza specializzata. Visigent propone servizi per le campagne politiche a partire da 5.000 dollari al mese, con costi che possono raggiungere i 50.000 dollari quando comprendono campagne pubblicitarie, acquisto di spazi editoriali e collaborazioni con influencer. La presentazione esaminata da Reuters prevedeva inoltre premi fino a 200.000 dollari per il raggiungimento di determinati obiettivi nelle risposte dei chatbot.
Il fenomeno però non riguarda soltanto i repubblicani. CampSight, un servizio sviluppato nell’ambito dell’organizzazione progressista Run for Something Action Fund, offre ai candidati democratici e progressisti strumenti per monitorare ciò che i sistemi di intelligenza artificiale raccontano sul loro conto e suggerimenti per migliorarne la presenza nelle risposte. Secondo i responsabili, decine di campagne utilizzano già il servizio, mentre oltre 300 candidati e organizzazioni sarebbero in lista d’attesa. Il meccanismo solleva interrogativi importanti sull’affidabilità delle informazioni politiche generate dall’intelligenza artificiale. I chatbot possono costruire le proprie risposte utilizzando contenuti presenti online, talvolta recuperati attraverso sistemi di ricerca integrati. A differenza di un tradizionale motore di ricerca, che presenta una serie di risultati tra cui scegliere, un assistente conversazionale tende a raccogliere e sintetizzare le informazioni in una risposta unica, spesso formulata con un linguaggio sicuro e autorevole. Il rischio è che contenuti prodotti o finanziati da una campagna elettorale vengano utilizzati per costruire risposte apparentemente neutrali, senza che l’utente sia necessariamente consapevole della loro provenienza. Questo non significa che i chatbot accettino automaticamente qualsiasi informazione venga pubblicata online. La capacità di distinguere fonti affidabili da contenuti manipolati varia tra i sistemi e non esistono prove che le strategie GEO riescano sistematicamente a determinare le risposte. Alcuni operatori del settore hanno anzi osservato che i modelli linguistici si sono mostrati più resistenti del previsto ai tentativi di condizionamento.
Resta però una questione nuova per il dibattito democratico. La propaganda politica ha sempre cercato di conquistare spazio sui giornali, in televisione, nei motori di ricerca e sui social network. Oggi tenta di occupare anche un altro spazio, quello delle risposte fornite dalle intelligenze artificiali.





