Mentre la crescita dell’intelligenza artificiale solleva interrogativi sul consumo di acqua ed energia dei grandi centri di calcolo, in Svizzera, a Lugano, un sistema utilizza l’acqua del lago per raffreddare i supercomputer, recuperare energia elettrica e riscaldare gli edifici della città.
Il progetto è quello del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico (CSCS), gestito dal Politecnico di Zurigo, che ospita Alps, uno dei supercomputer più potenti al mondo.
L’acqua viene prelevata dal Lago di Lugano a 45 metri di profondità, dove mantiene una temperatura di circa 6 gradi durante tutto l’anno. Attraverso una condotta lunga 2,8 chilometri raggiunge il centro di calcolo, dove viene utilizzata per raffreddare le apparecchiature informatiche attraverso grandi scambiatori di calore. A differenza dei sistemi tradizionali, che utilizzano potenti macchine frigorifere per abbassare la temperatura, questo impianto sfrutta direttamente il freddo naturale dell’acqua del lago, riducendo sensibilmente il consumo di elettricità necessario al raffreddamento. La capacità massima del sistema di pompaggio raggiunge 760 litri d’acqua al secondo, una parte dei quali è destinata al centro di calcolo. L’acqua viene sfruttata attraverso due circuiti successivi: il primo raffredda i componenti informatici che producono più calore, mentre il secondo utilizza l’acqua già riscaldata per raffreddare apparecchiature meno sensibili alla temperatura. In questo modo, lo stesso prelievo permette di soddisfare più esigenze di raffreddamento.
Ma la particolarità del progetto riguarda anche ciò che accade dopo: una volta completato il percorso, l’acqua viene restituita al Lago di Lugano a circa 12 metri di profondità. La temperatura di reimmissione è controllata e non può superare i 25 gradi, un limite previsto per proteggere l’equilibrio ecologico del lago.
Il progetto è stato concepito anche con l’obiettivo di restituire acqua arricchita di ossigeno, come spiegato dai responsabili del centro. Un aspetto particolarmente interessante per un lago che presenta problemi di ossigenazione delle acque profonde, anche se non sono disponibili dati pubblici sufficienti a quantificare gli eventuali benefici ecologici prodotti dal sistema. L’impianto recupera inoltre energia dall’acqua che ritorna verso il lago. Due microturbine installate nella stazione di pompaggio sfruttano il flusso di ritorno per produrre circa 200 megawattora di elettricità all’anno, coprendo oltre il 30% del fabbisogno energetico della stessa stazione. Il calore generato dai supercomputer viene a sua volta recuperato per riscaldare gli uffici del centro e alimentare una rete energetica locale, sviluppata insieme alle Aziende Industriali di Lugano. L’energia termica viene utilizzata anche per edifici universitari e per il nuovo quartiere di Cornaredo, attraverso un sistema che permette di valorizzare il calore altrimenti disperso.
Il caso di Lugano rappresenta così un esempio concreto di come sia possibile progettare infrastrutture digitali capaci di utilizzare in maniera più efficiente le risorse naturali, ridurre gli sprechi energetici e recuperare parte dell’energia prodotta durante il funzionamento.





