di Beppe Grillo e il suo informatore
“Se si votasse oggi, chi sceglierebbe?”
“Se dovesse votare oggi alle elezioni nazionali, a quale partito darebbe il suo voto più probabilmente?”
“Se questa domenica ci fossero le elezioni politiche, Lei per quale partito voterebbe?”
Sono domande che ricorrono nei sondaggi politici realizzati da agenzie private, tramite interviste telefoniche, via email o faccia a faccia. Alcuni sondaggisti sacrificano il rigore metodologico affidandosi alla raccolta dati online con le piattaforme panel, nelle quali il partecipante viene pagato e diventa un “intervistato di professione”. Altri adottano metodologie più rigorose, ma il campione quasi mai rappresenta adeguatamente la popolazione, ampliando la forbice di incertezza. Le risposte sono spesso ambigue o influenzate dai quesiti formulati in modo tale da pilotare l’orientamento degli intervistati.
Per il filosofo e sociologo Pierre Bourdieu il sondaggio è subordinato a interessi politici con l’effetto manipolatorio di «costruire l’idea che esiste un’opinione pubblica unanime, quindi di legittimare una politica e rinvigorire i rapporti di forza che la fondano o la rendono possibile».
Nel film “Power” del 1986, alcuni ricchi statunitensi, aspiranti politici, si affidano a Pete St. John, cinico regista di campagne elettorali e pubblicitarie, per ottenere un seggio parlamentare garantito: prezzo, 10 milioni di dollari. Ed entra in scena Ralph, il mago dei sondaggi, che in telecollegamento dalla sua sala computer, tra bandierine USA-Israele e kippah sul capo, spiega la prima mossa, cioè la profilazione: dal censimento si estrapolano i codici postali per individuare, zona per zona, i gruppi di persone favorevoli o neutrali rispetto a una determinata posizione del candidato, selezionandoli sulla base di caratteristiche affini.
In Italia, il sondaggio all’americana fu portato da Silvio Berlusconi nel 1994 per lanciarsi in politica con Forza Italia, come strumento di osservazione delle opinioni e di persuasione con effetti bandwagon (carrozzone): errore cognitivo di adottare comportamenti, idee, decisioni o acquisti perché popolari o seguiti dalla maggioranza, ma funziona solo con una cassa di risonanza mediatica. «Berlusconi non è che commissiona sondaggi, compra i risultati» (Capezzone, 2006). Dinnanzi all’elettore-cittadino, atomizzato, senza riferimenti affidabili e coerenti, manipolato dai media.
Ma, in Italia, quali sono le principali agenzie di sondaggi e chi c’è dietro?
Cominciamo dalla “signora dei sondaggi”: Alessandra Ghisleri. Laureata in oceanografia paleontologica, ma specializzata in statistica, agli albori della carriera partecipò al gruppo di lavoro del contratto berlusconiano per le vincenti elezioni del 2001: sceglieva i candidati di Forza Italia.
Nel suo libro La Repubblica dei sondaggi (Piemme, 2020) racconta: «Si controllavano i sondaggi per ogni collegio e circoscrizione, i nominativi associati e lo storico dei territori, nonché le problematiche di ogni singola area collegiale… Ricordo che durante una di queste giornate concitate si presentò uno dei famosi partecipanti alla prima edizione del reality show Grande Fratello. Anche lui era venuto a chiedere un posto, in vista di una possibile candidatura. In seguito venni a sapere che era passato anche nelle sedi di altri partiti per presentare la medesima richiesta, convinto che l’aver partecipato a quella trasmissione lo rendesse in qualche modo appetibile».
In quegli anni, Alessandra Ghisleri lavorava per Luigi Crespi: ex comunista che era lo spin doctor del Cavaliere; bazzicava anche nell’area della Lega Nord e collaborò in seguito con Gianni Alemanno, Francesco Storace, Stefano Caldoro, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Mara Carfagna, Gianfranco Miccichè, fino a Edi Rama di Albania. Luigi non voleva fare la fine di Gianni Pilo – primo sondaggista di Arcore estromesso e riciclatosi nel settore energetico – ma all’apice della carriera gli andò peggio. Lui e il fratello Ambrogio furono condannati per bancarotta fraudolenta, nel crack dell’azienda di comunicazione HDC, con un passivo di € 40 milioni. Altra loro impresa era la SpinWeb, anch’essa fallita con un deficit di € 3 milioni: realizzava progetti editoriali tra cui il giornale “Tazebao” di Sandro Gozi – politico di professione passato da destra (MSI) a sinistra (PD-Italia Viva) e ora in centro (MoDem) a Parigi come consigliere comunale e paladino dello scudo nucleare europeo. Ambrogio Crespi si candidò nel 2006 a sindaco di Milano ma ottenne poche preferenze e nel 2012 fu arrestato per scambio elettorale politico-mafioso su una presunta raccolta di voti dalla ‘ndrangheta per Domenico Zambetti dello schieramento Formigoni alle regionali lombarde del 2010. Proclamatosi innocente, chiese più volte al Tribunale della Libertà e alla Cassazione la scarcerazione, ma gliela negarono. Venne liberato nel 2013 perché non c’era rischio di fuga e reiterazione. Poi arrivò il verdetto: 12 anni di reclusione, pena dimezzata in appello per attenuanti generiche e alleggerita dalla grazia parziale di Mattarella. Sul caso giudiziario di Ambrogio, i Crespi hanno realizzato il docufilm “Stato di Grazia”, diretto dall’amico giornalista Luca Telese e co-prodotto da Proger. La Proger è un gruppo di engineering che in precedenza aveva acquisito la maggioranza relativa dell’agenzia IndexWay dei Crespi – faceva analisi demoscopiche a Piazzapulita di La7 – per espandersi nella comunicazione, oltre ai core business nei settori Oil&Gas, Infrastrutture, Security e Green Energy, con prospettive di sviluppo nel nucleare. Ai vertici c’è Chicco Testa, ex antinuclearista, adesso pro-atomo dopo una lunga carriera tra Acea, Enel, Sorgenia, Carlyle Group, Rothschild e DeA Capital.
Nel post-Crespi, Alessandra Ghisleri divenne la sondaggista di fiducia di Berlusconi. Ebbe successo e ora dà i numeri in TV, da Realpolitik su Rete 4 a L’Aria che tira di La7 e Porta a Porta sulla Rai. Fra i recenti sondaggi presentati nel salotto di Bruno Vespa, c’è quello sul nucleare: “In generale, Lei sarebbe favorevole o contrario all’utilizzo del nucleare di nuova generazione – inteso come reattori innovativi progettati per essere più piccoli, più sicuri, sostenibili ed economici rispetto a quelli tradizionali – come fonte di approvvigionamento di energia alternativa nella prospettiva di ridurre il costo delle bollette?” (Si 54,9% No 30,8% Non sa/Non risponde 14,3%)
Però lo sanno tutti che il nucleare non è un’energia alternativa. O forse no? E quella domanda è l’ennesima presa per il cxxo per fare dire agli italiani che vogliono il nucleare? A questo punto aggiungerei un’altra domanda al sondaggio, così, per farne capire le motivazioni: “È altamente probabile che (il sondaggista o il committente) abbia interessi legati al nucleare, energia che considera alternativa alle energie alternative?”. Per di più, il calo in bolletta è una mera illusione! Conviene solo al potere egemone: i reattori nucleari producono plutonio nel combustibile irraggiato, separabile mediante ritrattamento e potenzialmente utilizzabile per armi atomiche.
All’inizio del 2026, Alessandra Gisleri ha venduto l’80% della sua agenzia Only Numbers con il marchio Euromedia Research, restando socia al 20% e CEO. L’acquirente è un gruppo specializzato in management della comunicazione, consulenza strategica e lobbying. Si chiama Maim ed è riconducibile alle holding Shoresh e Mazliach: sono tre nomi in ebraico biblico che significano rispettivamente acqua, radice, prosperità. Dietro ci sono i fondatori Daniel Funaro e Fabio Perugia. Entrambi, con studi in scienze sociali ed esperienze nei media, sono ex portavoci della Comunità Ebraica di Roma.
A metà del 2026, la Ghisleri è entrata nel CdA dell’azienda pubblica Difesa Servizi Spa, con nomina governativa, per la gestione degli asset non letali del comparto militare: alla stampa ha dichiarato che non c’è conflitto d’interessi perché non ha mai avuto appalti con il Ministero della Difesa.
Il nuovo socio Fabio Perugia è il responsabile della sezione romana del Jewish Economic Forum, la “Davos” ebraica, di cui CEO è Daniele Moscati, a capo di NG Group con servizi di consulenza strategica per raccolta capitali, partenariati e investimenti aziendali o immobiliari, tra Europa e Israele; vicepresidente è Mycol Benhamou, direttrice dell’ufficio israeliano della banca svizzera CBH, di proprietà della sua famiglia; presidente è Jonathan Pacifici, esponente del fondo Wadi Ventures, per il supporto a start-up hi-tech israeliane, insieme a Reuven Ulmansky (ingegnere veterano dell’intelligence militare e dell’industria aerospaziale IAI di Israele) e a Marco Norberto Bernabè (manager di FB Group per investimenti energetici, fondato dal padre Franco ex ENI).
Dal Sole 24 Ore al Fatto Quotidiano e Corriere della Sera, nel 2019, Wadi Ventures è salita agli onori della cronaca: «È un punto di incontro tra capitali arabi e israeliani. Nell’azionariato si mescolano investitori dei due mondi spesso contrapposti politicamente ma in questo caso uniti dagli affari… Scrivono gli investigatori: “Wadi Ventures risulta destinataria di somme di denaro provenienti, fra gli altri, da investitori italiani già finanziatori della Fondazione Open”… Ecco perché le verifiche della Finanza si stanno concentrando su tutte le somme trasferite nell’ipotesi che in realtà la Wadi fosse lo schermo per portare i capitali all’estero. E non escludendo che fosse proprio questa la contropartita che veniva offerta a chi era disponibile ad aumentare gli introiti della fondazione renziana… Gli aumenti di capitale si susseguono e nell’azionariato entrano con 100.000 euro l’FB Group, società controllata dall’ex amministratore delegato di Eni e di Telecom Italia, Franco Bernabè; Luigi Maranzana, presidente di Intesa Sanpaolo Vita, con 200.000 euro in due tranche; Francesco Valli, ex amministratore delegato di British American Tobacco Italia (150.000 euro); Giulio Moscati (200.000); Giovanni Levi (100.000); Fabrizio Landi, consigliere di amministrazione di Leonardo-Finmeccanica (75.000) e Michele Pizzarotti, consigliere di amministrazione della Mipien, la holding che controlla il gruppo Pizzarotti (100.000)».
Michele Pizzarotti – la cui famiglia ha storici interessi nelle infrastrutture edilizie – dal 2026 è il responsabile dell’area tematica “Grandi opere e PNRR” di Azione di Carlo Calenda e inoltre siede nel CdA del quotidiano Gazzetta di Parma.
Nell’inchiesta Open era stata anche coinvolta, come altra presunta cassaforte di Matteo Renzi, la Fondazione Eyu: legale rappresentante risulta Adrio De Carolis, proprietario dell’agenzia SWG che fa sondaggi per La7. Costui creò nel 1988, appena ventenne, una delle primissime internet agency in Italia, apparendo sulla copertina della rivista Fortune come il “Bill Gates italiano del terzo millennio”. L’azienda si chiamava Datanord Multimedia, di cui uno dei soci minoritari era Urbano Cairo del gruppo editoriale RCS, ma poi uscì perché Adrio nel 1999 vendette l’agenzia all’istituto di credito Bipop-Carire, intascando quasi 70 miliardi delle vecchie lire. Tale banca in quegli anni finanziava allegramente gli amici e andò in deficit con un buco di oltre € 10 miliardi, in cui caddero 70.000 risparmiatori. Adrio investì nell’editoria con DMail Group, che giunse al dissesto per un accumulo debitorio di € 20 milioni. Il padre è Massimo De Carolis: veterano DC, gambizzato dalle BR, iscritto P2, transitato in FI, condannato per bancarotta, in rapporti professionali con Michele Sindona, che era il banchiere di Cosa Nostra.
Nella faccenda renziana sono stati tutti prosciolti. Sondaggio flash: innocenti o nomenklatura?
Torniamo a noi: l’agenzia SWG era stata fondata nel 1981 da Roberto Weber, storico sondaggista, considerato negli anni Novanta vicino a Massimo D’Alema. Ora è nell’istituto demoscopico Ixè, che realizza solitamente sondaggi sulle intenzioni di voto. Altri esponenti sono: Alex Buriani, che sempre negli anni Novanta collaborava all’Ufficio Ricerche dell’Emilia-Romagna dell’allora Democratici di Sinistra; Margherita Sartorio Mengotti, studi classici al “Francesco Petrarca” di Trieste (1979-84) e al Dams di Bologna (1984-90), dove si sarà certamente imbattuta in Gianni Cuperlo che all’epoca, un po’ più grande d’età, frequentava la medesima scuola e università. Lei è anche nel CdA di Inipa – in passato c’era Weber –, un’impresa sociale promossa da Coldiretti per la formazione agro-alimentare a organismi associativi o consortili, imprese e istituzioni pubbliche.
Una delle più grandi e storiche aziende di ricerca internazionali è invece Ipsos, che ha il quartier generale a Parigi. È stata fondata nel 1975 da Didier Truchot, ricco e influente uomo di affari con un patrimonio stimato in mezzo miliardo e agganci negli ambienti politici di destra e di sinistra. Quotata alla Borsa parigina, ha come principale azionista lo stesso Truchot, insieme alla banca pubblica Bpifrance. In Francia ha nel tempo eseguito sondaggi privati per i presidenti Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Macron, sempre con l’obiettivo di essere la favorita dell’Eliseo, per tentare di accaparrarsi in esclusiva le commesse. In Italia è storicamente aggiudicataria dell’appalto Istat sulle spese delle famiglie e le forze del lavoro, per il calcolo di PIL e inflazione. La filiale italiana è presieduta da Nando Pagnoncelli, che firma e presenta le rilevazioni demoscopiche nel talk show DiMartedì su La7 e sul giornale Corriere della Sera. Lui è un sondaggista di lungo corso, laureato in Scienze politiche, che iniziò la carriera nella cooperativa di ricerche Abacus, assumendone il ruolo di direttore generale nel 1990, dopo che era stata acquistata dall’azienda francese di sondaggi Sofres. Ha scritto alcuni libri sull’opinione pubblica. Siede nel comitato editoriale e detiene una piccolissima partecipazione del magazine digitale InPiù, che divulga “autorevoli” informazioni politico-economiche ed è del gruppo dei fratelli Abete Luigi (ex apicale Bnl e Confindustria) e Giancarlo (dirigente sportivo ed ex deputato DC), figli di Antonio Abete che era impiegato dell’Istituto Poligrafico dello Stato e divenne industriale fornendo stampati alla pubblica amministrazione.
C’è poi Youtrend, erogatrice di sondaggi per l’agenzia di stampa AGI del colosso energetico ENI, Sky e Cgil. I titolari e ricercatori sono: Lorenzo Pregliasco, laureato in Linguistica e giornalista che ha scritto per testate come L’Espresso e La Repubblica; Davide Policastro, laureato in Scienze storiche, con un passato nell’agenzia Termometro Politico dell’ingegnere Gianluca Borrelli con sondaggi forniti a La7, Rai e Affaritaliani; Roberto Greco e Matteo Cavallaro, entrambi con formazione economica e protagonisti di una tenera adulazione reciproca concertata sui profili LinkedIn, in stile Camera Café; Giovanni Diamanti, stratega di comunicazione, che ha lavorato nelle campagne elettorali per diversi politici del PD, da Debora Serracchiani a Beppe Sala e Vincenzo De Luca fino a Nicola Zingaretti. Giovanni è figlio d’arte del noto politologo Ilvo Diamanti. Quest’ultimo è fondatore e presidente dell’istituto demoscopico Demos & Pi, che esegue sondaggi per il quotidiano La Repubblica.
Altra agenzia è Remtene, con il marchio AnalisiPolitica, del sociologo Arnaldo Ferrari-Nasi, che autoproduce sondaggi su contenuti partitici, geopolitici, forze armate, difesa estera e nucleare civile, fornendo anche consulenza alle istituzioni statali. Lui è un soldato riservista dell’Esercito Italiano e ha prestato servizio nel Comando NATO di Solbiate Olona come analista di intelligence strategica per lo sviluppo della conoscenza multidisciplinare in contesti militari: patriota o venturiero?
E ancora, Demopolis di Pietro Vento che svolge indagini demoscopiche: politiche per Otto e Mezzo (La7) e telegiornali Rai; energetiche per l’agenzia nazionale ENEA per le nuove tecnologie e punto di riferimento per la ricerca nucleare in Italia.
Tecnè di Carlo Buttaroni. Da giovane era vigilante di Botteghe Oscure: sede centrale del PCI. A quei tempi, mentre studiava per la laurea in Scienze politiche, incontrò Stefano Draghi, professore di metodologia delle scienze sociali e dirigente del Partito, che lo introdusse nella “rossa demoscopia”. Oggi sviluppa sondaggi per Quarta Repubblica su Rete 4.
Inserendosi in «certe conventicole», gli organizzatori di sondaggi possono servire da strumento di propaganda e – come scrisse il giornalista e politologo Walter Lippmann che coniò il termine “fabbrica del consenso” – «riuscire a creare delle maggioranze al giorno dell’elezione».
P.S. Le conventicole, espressione del potere, si addensano attorno al nucleo, il popolo. Un giorno, in una caverna del Tibet, vidi queste iscrizioni incise nella roccia dal colonnello FD 256323: La zona convettiva non tollera altra ideologia che la propria, chi la pensa diversamente viene considerato asociale o pazzo, o addirittura un traditore della patria. In uno Stato simile quindi aumenta la densità, e di conseguenza la pressione verso l’interno… Cominciò la corsa agli armamenti. Ogni Stato produceva più energia di quanta ne cedesse… E così avvenne: scoppiò la terza guerra mondiale.





