L’aria respirata durante la gravidanza può contribuire a prevedere il rischio che un bambino nasca più piccolo rispetto alla propria età gestazionale. A indicarlo è un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, che ha analizzato i dati di 4.274 coppie madre-neonato della Korean Children’s Environmental Health Study, una ricerca dedicata agli effetti dell’ambiente sulla salute infantile.
Gli studiosi hanno ricostruito l’esposizione delle donne a sei inquinanti atmosferici: ozono, PM2,5, PM10, biossido di azoto, monossido di carbonio e biossido di zolfo. Le concentrazioni sono state stimate nelle zone di residenza durante ciascun trimestre della gravidanza e poi confrontate con il peso dei bambini alla nascita, tenendo conto dell’età gestazionale e del sesso. La ricerca si è concentrata sui neonati definiti small for gestational age, cioè con un peso inferiore a quello atteso per la settimana di gravidanza in cui sono nati. Gli autori hanno utilizzato come indicatore principale un peso sotto il ventesimo percentile e hanno ripetuto le analisi adottando la soglia clinica convenzionale del decimo percentile.
Per esaminare i dati sono stati confrontati sette sistemi di apprendimento automatico. Il modello con i risultati migliori è riuscito a distinguere i casi di maggiore vulnerabilità con una capacità predittiva, misurata attraverso l’indice AUC, del 91,97% nel primo trimestre. Il valore è sceso al 90,11% nel terzo trimestre, all’89,73% considerando l’intera gravidanza e all’88,27% nel secondo trimestre. Il dato più interessante riguarda quindi il periodo iniziale della gestazione. Le informazioni raccolte nei primi tre mesi hanno fornito al modello il segnale predittivo più forte, mentre nel terzo trimestre è emersa la maggiore corrispondenza tra le indicazioni dell’algoritmo e le analisi epidemiologiche tradizionali. Tra gli inquinanti con il peso maggiore compaiono ozono, PM2,5 e PM10.
Il particolato fine può penetrare in profondità nell’apparato respiratorio e raggiungere il sistema circolatorio. L’ozono presente a livello del suolo si forma attraverso reazioni chimiche che coinvolgono altri inquinanti in presenza della luce solare, per questo le sue concentrazioni possono aumentare durante le giornate calde. La gravidanza rappresenta una fase particolarmente sensibile, durante la quale alterazioni infiammatorie e vascolari possono incidere sull’apporto di ossigeno e nutrienti al feto. Il basso peso rispetto all’età gestazionale è associato a una maggiore probabilità di complicazioni alla nascita e può accompagnarsi a conseguenze sulla salute negli anni successivi. Individuare i periodi di maggiore vulnerabilità può aiutare a progettare sistemi di sorveglianza ambientale più precisi, avvisi rivolti alle donne incinte e interventi mirati nei quartieri con le concentrazioni più elevate.
Lo studio individua associazioni statistiche e capacità predittive, mentre il rapporto causale tra ogni singolo inquinante e la crescita fetale richiede ulteriori verifiche. I dati provengono inoltre da una popolazione coreana e dovranno essere confrontati con quelli raccolti in altri Paesi. Il modello integra l’inquinamento con caratteristiche materne e cliniche, perciò il valore del 91,97% rappresenta la prestazione dell’insieme delle informazioni considerate, anziché l’effetto isolato della qualità dell’aria.





