Fotografia e traduzione lasciano spazio all’intelligenza incorporata, alla robotica agricola e alle tecnologie che collegano il cervello alle macchine. La Cina sta modificando l’offerta delle proprie università per adattarla allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e alle esigenze dell’industria.
Nel 2024 il ministero dell’Istruzione cinese ha autorizzato 1.839 nuove attivazioni di corsi di laurea e ne ha cancellate 1.428. Altri 2.220 corsi hanno sospeso le iscrizioni. I numeri si riferiscono alle singole attivazioni nei diversi atenei ( lo stesso percorso può essere aperto o chiuso in più università ed essere quindi conteggiato diverse volte). Nel Paese risultavano complessivamente attivi circa 62.800 corsi universitari.
La dimensione della trasformazione emerge soprattutto osservando quali percorsi vengono ridotti e quali prendono il loro posto. Uno dei casi più significativi riguarda la Communication University of China di Pechino, uno dei principali atenei del Paese nel campo della comunicazione, del cinema e dei media. Nel quadro di una riorganizzazione avviata nel 2018, l’università ha chiuso, accorpato o trasformato sedici corsi e indirizzi, tra i quali fotografia e traduzione. Fotografia non scompare completamente dall’insegnamento, ma perde la propria autonomia e confluisce in percorsi più ampi dedicati al cinema, alle immagini e alla produzione audiovisiva.
Secondo Liao Xiangzhong, dirigente dell’università, lo sviluppo degli smartphone, dei social network e delle immagini generate dall’intelligenza artificiale ha trasformato il mestiere. Tecniche fotografiche, postproduzione e creazione delle immagini possono essere insegnate insieme, all’interno di una formazione più ampia. Ancora più netta è la posizione dell’ateneo sulla traduzione. Liao sostiene che una parte consistente della traduzione ordinaria sia ormai svolta dall’intelligenza artificiale e che dedicare quattro anni alla preparazione di uno specialista concentrato esclusivamente su una lingua utilizzi risorse che potrebbero essere impiegate per una formazione più articolata. L’università sta quindi trasformando alcuni corsi linguistici in percorsi misti. Lo spagnolo, per esempio, può essere affiancato alla comunicazione audiovisiva e alla conduzione radiotelevisiva, formando professionisti che conoscano la lingua e sappiano utilizzarla nei media e nella comunicazione internazionale. La riorganizzazione ha interessato anche fumetto, arte dei nuovi media, comunicazione visiva e moda, oltre ad alcuni percorsi di economia, management, ingegneria e discipline umanistiche. Secondo una ricostruzione di Le Monde, i tagli effettuati dalle università cinesi si stanno concentrando soprattutto sulle arti creative, sulle lingue straniere, sulle scienze umane e sul management.
Le discipline umanistiche vengono quindi ridotte, ma non sono oggetto di una cancellazione generalizzata. Gli interventi riguardano soprattutto corsi con pochi iscritti, scarse prospettive occupazionali o competenze già coinvolte nell’automazione, come la traduzione di base.
In molti casi le materie perdono la propria autonomia e vengono integrate con informatica, intelligenza artificiale, comunicazione o discipline scientifiche. Alla Beijing Language and Culture University, per esempio, lo studio del francese è stato collegato alla formazione scientifica attraverso un accordo con la Beijing University of Chemical Technology. L’obiettivo è preparare laureati capaci di utilizzare la lingua in settori tecnici, industriali e scientifici. La Communication University of China respinge infatti l’idea di una semplice eliminazione delle arti e delle materie umanistiche. Tra il 2018 e il 2025 l’ateneo ha introdotto venti nuovi percorsi, tra i quali scienza e tecnologia intelligente, giornalismo internazionale, tecnologie per le immagini intelligenti, progettazione artistica dei videogiochi e ingegneria audiovisiva intelligente.
Il modello è quello dell’accorpamento, le competenze tradizionali restano ma vengono unite all’informatica, all’analisi dei dati e all’intelligenza artificiale. L’università ora prepara professionisti capaci di lavorare insieme alle nuove tecnologie.
Nel 2025 il ministero dell’Istruzione ha inserito nel catalogo nazionale 29 nuove lauree. Tra queste compaiono educazione all’intelligenza artificiale, ingegneria audiovisiva intelligente, teatro digitale, scienza e ingegneria della neutralità carbonica, ingegneria molecolare intelligente, tecnologie per i dispositivi medici e ingegneria delle informazioni spazio-temporali. È stata introdotta anche una laurea in tecnologia e ingegneria delle basse quote, pensata per preparare tecnici e progettisti destinati al settore dei droni, dei velivoli senza pilota e dei nuovi sistemi di trasporto aereo. Le prime autorizzazioni hanno riguardato sei università, tra cui la Beihang University di Pechino, specializzata nel settore aeronautico. Nel 2026 il catalogo è stato aggiornato con altri 38 percorsi e comprende ora 883 diverse specializzazioni. Per la prima volta è stata inoltre introdotta una categoria dedicata alle discipline interdisciplinari, nella quale trovano spazio robotica del futuro, ingegneria interdisciplinare, intelligenza incorporata e scienza e tecnologia cervello-macchina. L’intelligenza incorporata combina algoritmi, sensori e robot capaci di muoversi e interagire con il mondo fisico. Nove università sono state autorizzate ad attivare questo percorso, con l’obiettivo di formare personale per le fabbriche automatizzate, la logistica, l’agricoltura e i servizi.
La Cina sta quindi costruendo un’università sempre più legata alle necessità dell’industria e alla velocità dell’innovazione tecnologica. Resta da capire se preparare gli studenti per i lavori del futuro significherà davvero inseguire ogni nuova macchina, oppure insegnare loro a governarla.





