Gli svizzeri hanno bocciato il referendum che chiedeva di limitare la popolazione del Paese a 10 milioni entro il 2050. Secondo i risultati preliminari, quasi il 55% degli elettori ha votato contro la proposta, mentre il 45% l’ha sostenuta. L’affluenza è stata intorno al 59%, un dato alto per gli standard dei referendum svizzeri.
L’iniziativa era stata promossa dal Partito Popolare Svizzero, l’SVP, la principale forza della destra nazionalista del Paese. Il testo si chiamava “No a una Svizzera da 10 milioni” e chiedeva di inserire un limite costituzionale alla crescita demografica. La Svizzera oggi conta circa 9,1 milioni di abitanti. Secondo le proiezioni, potrebbe raggiungere quota 10 milioni nei primi anni Quaranta.
La proposta prevedeva un meccanismo progressivo, se la popolazione residente permanente avesse superato i 9,5 milioni prima del 2050, governo e Parlamento avrebbero dovuto intervenire con misure più rigide su asilo, permessi di soggiorno e ricongiungimenti familiari. Se la soglia dei 10 milioni fosse stata oltrepassata, la Svizzera avrebbe dovuto rinegoziare o disdire gli accordi internazionali che favoriscono la crescita demografica, compreso l’accordo con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone. Il voto aveva assunto un peso politico molto più ampio della sola questione migratoria; per gli oppositori, il referendum avrebbe potuto trasformarsi in una sorta di “Brexit svizzera”, mettendo a rischio i rapporti economici con l’Unione europea, principale partner commerciale del Paese. La libera circolazione permette alle aziende svizzere, agli ospedali, alle case di cura e a molti settori produttivi di assumere lavoratori provenienti dai Paesi europei. Una rottura avrebbe colpito il mercato del lavoro e l’intero sistema degli accordi bilaterali con Bruxelles.
Il governo federale, il Parlamento, i sindacati e le principali organizzazioni economiche si erano schierati contro l’iniziativa. La loro posizione era chiara, limitare artificialmente la popolazione non avrebbe risolto il problema degli affitti, del traffico o della pressione sui servizi pubblici, mentre avrebbe creato incertezza economica e diplomatica. Anche Economiesuisse, la principale organizzazione delle imprese svizzere, aveva avvertito che il tetto avrebbe indebolito la capacità del Paese di attrarre lavoratori qualificati. Il fronte del sì ha costruito la campagna sulla paura della crescita demografica. Secondo l’SVP, l’immigrazione sta cambiando troppo rapidamente il volto della Svizzera, aumentando la pressione su case, scuole, trasporti e welfare. Gli stranieri rappresentano oggi circa il 28% della popolazione residente. Il partito sostiene che il Paese abbia bisogno di un’immigrazione più contenuta e selettiva.
Il risultato mostra una Svizzera divisa, con un forte sostegno all’iniziativa soprattutto nelle aree rurali, e una resistenza decisiva nelle città. Il “no” ha evitato una crisi immediata con l’Unione europea, ma il 45% raccolto dal sì conferma che il tema dell’immigrazione resta una delle grandi faglie politiche del Paese.





