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Il 44% della frutta e verdura proveniente dai nostri terreni agricoli presenta tracce di fitofarmaci. È quello che emerge dal nuovo rapporto “Stop pesticidi” elaborato da Legambiente in collaborazione con Alce Nero.

Il report annuale “Stop pesticidi” ha lo scopo di fotografare la situazione, da Nord a Sud della Penisola, circa l’utilizzo di fitofarmaci in ambito agricolo. Al centro dell’indagine 2022, 4.313 campioni di alimenti di origine vegetale e animale, compresi i prodotti derivati da apicoltura di provenienza italiana ed estera, analizzati nel 2021. Nonostante la bassa percentuale di campioni irregolari, quindi con principi attivi oltre le soglie consentite, pari all’1% (in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente), è necessario evidenziare che solo il 54,8% del totale dei campioni risulta senza residui di pesticidi.

Nel dossier oltre all’analisi dei dati pervenuti, anche interessanti contributi esterni sia di carattere scientifico che da parte di soggetti impegnati nella riduzione degli impatti ambientali. Già sperimentata in diversa misura nelle precedenti edizioni del rapporto, questa formula offre al lettore la possibilità di avere una visione d’insieme delle conseguenze concrete, dal campo alla tavola, legate all’utilizzo di queste pericolose molecole di sintesi e, allo stesso tempo, di approfondire con focus specifici le possibili soluzioni e alternative.

In Italia, l’impiego di sostanze chimiche nocive, utilizzate per combattere piante infestanti, insetti, funghi e prevenire il possibile sviluppo di malattie biotiche, è ancora estremamente diffuso. Eppure, è ampiamente dimostrata la possibilità di ridurne l’utilizzo sia attraverso le strategie di lotta integrata che ricorrendo a tecniche di intervento o prevenzione alternative, tra cui: l’applicazione di corrette pratiche di gestione agronomica, l’agricoltura biologica, l’utilizzo di specie antagoniste e fitofarmaci di origine naturale.

L’emergenza sanitaria globale che stiamo ancora attraversando ci obbliga, ancora più di ieri, a mettere in primo piano lo stretto legame di causa ed effetto che esiste tra esseri umani e Pianeta. Durante la pandemia da Covid-19, i consumatori hanno dimostrato un crescente interesse verso produzioni di qualità legate al cibo e alla sua provenienza. Dalle statistiche è emerso chiaramente che i cittadini-consumatori hanno sentito la necessità di sentirsi più “vicini” agli alimenti da portare in tavola, chiedendoli freschi e meno processati, di provenienza preferibilmente locale, prodotti in modo sostenibile, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e del benessere animale.

Nonostante tutto, solo il 54,8% dei campioni analizzati tra gli alimenti che arrivano ogni giorno sulle tavole degli italiani, risulta senza residui di pesticidi. Nel 44,1% dei casi, dato in crescita, tracce di uno o più fitofarmaci.

La frutta si conferma la categoria più colpita: oltre il 70,3% dei campioni contiene uno o più residui. Da segnalare l’uva da tavola (88,3%), le pere (91,6%) e i peperoni (60,6%). Tra gli alimenti trasformati, il vino e i cereali integrali sono quelli con maggior percentuali di residui permessi, contando rispettivamente circa il 61,8% e il 77,7%.

Tra i pesticidi più rintracciati, Acetamiprid, Boscalid, Fludioxonil, Azoxystrobina, Tubeconazolo e Fluopyram.

A questo link  è possibile scaricare il report completo.

 

Pesticidi a Tavola. I veleni autorizzati che mangiamo e respiriamo.

 

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