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Plastica in Mare: in Kenya vince la lobby del petrolio

beppegrillo.it - Marzo 18, 2019

di Massimo De Maio – In Kenya, all’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente, sembravano tutti d’accordo sulla necessità di agire subito per ridurre l’inquinamento da plastica. L’India aveva proposto la progressiva eliminazione della plastica usa e getta in tutto il mondo. Norvegia, Giappone e Sri Lanka avevano proposto accordi giuridicamente vincolanti per combattere l’inquinamento marino da plastica e microplastiche. Ma, alla fine, nessuna delle risoluzioni approvate vincolerà gli Stati a fare qualcosa di concreto e di misurabile.

Il Ministro dell’Ambiente italiano Sergio Costa, ai microfoni di Rai Radio1 ha sottolineato che “Ci sono delle cose che non mi convincono. Non è stato preso un vincolo in termini di date – ha detto – per ridurre le plastiche nei mari”.

L’Italia è stata, insieme a un grande numero di Paesi, tra quelli che hanno riconosciuto la necessità di un accordo globale vincolante. Il WWF Italia ha ringraziato il ministro Costa per l’impegno, a conferma della leadership su scala europea dell’Italia per la progressiva messa al bando della plastica, ma ha affermato che “i leader mondiali hanno clamorosamente fallito nel loro impegno per un’azione efficace contro l’inquinamento da plastica e non ascoltano la società civile”.

Durissime le ONG ambientaliste presenti a Nairobi, tra cui Break Free From Plastic, IPEN, Plastic Change, No Waste Louisiana e Coare, che accusano gli USA di aver impedito accordi più ambiziosi ed efficaci. Per le ONG, “sostenuta da una fortissima lobby industriale con oltre 200 miliardi di dollari investiti in attività petrolchimiche pronte ad espandere ancora di più la produzione di plastica”, la delegazione statunitense è riuscita a boicottare tutte le risoluzioni.

“È difficile trovare una soluzione per tutti gli stati membri”, ha dichiarato Siim Kiisler, presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Quando è stato chiesto specificamente se gli Stati Uniti avevano giocato un ruolo di “guastatori” durante i negoziati, Kiisler ha detto ai giornalisti: “Non risponderò a questa domanda”.

La testata inglese The Guardian cita esplicitamente Exxon Mobile Chemical e Shell Chemical con le loro nuove strutture industriali che, secondo esperti del settore, incrementeranno del 40% la produzione di plastica nel prossimo decennio. Una follia se si pensa che nel mondo si producono già oltre 300 milioni di tonnellate di plastica all’anno con effetti devastanti sull’ambiente e sulla salute di persone ed altri esseri viventi.

Con gli USA, anche una minoranza di paesi – paradossalmente tra i più colpiti dall’inquinamento da plastica in mare – come Isole del Pacifico, Filippine, Malesia e Senegal, si sono opposti ad accordi vincolanti. Voci di corridoio parlano di moral suasion degli USA verso questi paesi, portata avanti a colpi di accordi commerciali, aiuti, sostegni elettorali. In un passaggio, gli USA hanno anche chiesto che qualsiasi accordo sull’ambiente non avesse alcuna influenza sui trattati commerciali.

Forse ha ragione Greta quando dice ai leader del mondo “non ci avete ascoltato e non ci ascolterete in futuro”. Forse è il caso di cominciare a scioperare anche quando mettiamo mano al portafoglio, evitando più possibile di acquistare plastica usa e getta. Perché certe orecchie cominciano a sentire solo quando gli si abbassa il fatturato.

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