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Plastica dagli scarti alimentari

beppegrillo.it - Febbraio 22, 2018

di Gunter Pauli – Il mercato mondiale delle materie plastiche biodegradabili ha toccato nel 2015 quota 6 miliardi di dollari. Se le tendenze attuali continueranno, questa cifra raddoppierà fino a circa 12 miliardi di dollari entro il 2025. E’ un mercato enorme, che ci dice quanto questo prodotto sia utilizzato.

Attualmente il 65% di tutte le bioplastiche sono prodotte per l’imballaggio di alimenti e bevande, ma si prevede che entro il 2025 già un quarto del mercato si concentrerà nel settore automobilistico ed elettronico. Probabilmente entro il 2025 circa il 15-20% del petrolio utilizzato per la plastica sarà deviato verso fonti di origine vegetale, alghe e simili.

Il problema è che meno del 3% di tutti i rifiuti in plastica viene riciclato in tutto il mondo, rispetto al 30% per la carta e al 35% per i metalli. Numerosi tentativi di convertire i rifiuti di plastica in sacchetti e indumenti hanno ricevuto l’attenzione dei media, ma sono soluzioni che non hanno minimamente ridotto l’immensa montagna di plastica.

C’è un altro aspetto negativo.

Sebbene la plastica biodegradabile stia guadagnando popolarità tra i consumatori desiderosi di spostare il loro potere d’acquisto verso soluzioni ecologiche, c’è il fatto che le bioplastiche sono sempre più in concorrenza con i terreni agricoli che altrimenti sarebbero utilizzati per la coltivazione di alimenti.

Il mais, il principale prodotto da cui si ricava la bioplastica, compete con le tortillas in Messico e i fiocchi di mais in Giappone. L’aumento della domanda e il conseguente aumento dei prezzi rendono questo alimento di base sempre più costoso.

La complessità della situazione ha costretto le Nazioni Unite ad avvertire i responsabili politici e i leader dell’industria che la spinta verso la plastica verde potrebbe incidere sulla sicurezza alimentare. In un mondo in cui ogni notte più di un miliardo di persone va a letto affamato, la scelta tra risparmiare petrolio e fornire un pasto al giorno richiede un ripensamento dei nostri modelli di business.

Inoltre, una tazza di bioplastica non si comporta diversamente da una tazza di combustibile fossile. Una volta intrappolata in una discarica, dove è priva di aria e calore, semplicemente non si degraderà. Questo è un bel problema.

Come risolverlo?

Il professor Yoshihito Shirai, dell’Istituto di Scienze della Vita del Kyushu Institute of Technology (KIT) in Giappone, ha osservato come i ristoranti scartino enormi quantità di cibo. Così ha unito tutto il know-how disponibile e con l’assistenza dei suoi colleghi e ha progettato un’unità di produzione per l’acido poli-lattico (ossia PLA) dove la materia prima sono i rifiuti alimentari.

La città di Kita-Kyushu all’ inizio ha intrapreso un programma per sviare i rifiuti alimentari della discarica e produrre bioplastica. I ristoranti continuano a pagare per la raccolta dei rifiuti, ma il denaro va al produttore di materie plastiche, che in realtà viene pagato per raccogliere i rifiuti.

Questo modello è replicabile da domani mattina, in tutto il mondo.

Tag: featured, gunter pauli, Kita Kyushu, Yoshihito Shirai

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