A Davos, mentre i leader politici e finanziari discutono di crescita, sicurezza e stabilità globale, arriva un segnale che rompe uno dei tabù più radicati del capitalismo contemporaneo. Quasi 400 milionari e miliardari di 24 Paesi hanno firmato una lettera aperta per chiedere una maggiore tassazione dei super ricchi. L’appello è accompagnato da un sondaggio su migliaia di grandi patrimoni dei Paesi del G20.
L’attuale livello di concentrazione della ricchezza viene percepito come una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per la tenuta delle democrazie. Secondo il sondaggio, sei milionari su dieci ritengono che la presidenza Trump stia avendo un impatto negativo sulla stabilità economica mondiale e sulle condizioni di vita della popolazione. Una percezione che arriva dall’interno delle stesse élite economiche.
Tra i firmatari figurano nomi noti come Mark Ruffalo, Brian Cox, Brian Eno e Abigail Disney. L’iniziativa è coordinata da organizzazioni come Patriotic Millionaires International, Oxfam e Millionaires for Humanity. Il testo della lettera parla di una società che si sta avvicinando a un punto critico, in cui l’accumulo estremo di ricchezza in poche mani rischia di erodere fiducia, coesione sociale e legittimità delle istituzioni democratiche.
Oxfam ricorda che oggi l’1%più ricco del pianeta possiede una quantità di ricchezza privata pari a tre volte l’intera ricchezza pubblica mondiale. Nel 1975 il divario tra ricchezza pubblica e privata era stimato in circa 36 mila miliardi di dollari. Nel 2024 ha raggiunto i 435 mila miliardi. Se questa traiettoria non verrà corretta, entro il 2075 la ricchezza privata potrebbe superare quella pubblica di quasi 900 mila miliardi di dollari.
Il sondaggio mostra che il 77%dei milionari intervistati ritiene che i super ricchi esercitino oggi un’influenza politica eccessiva. Il 71% è convinto che la ricchezza estrema venga utilizzata per condizionare in modo significativo le elezioni. La concentrazione di capitale si traduce in una maggiore influenza sui processi decisionali pubblici, con effetti diretti sui meccanismi democratici.
Nel testo dell’appello, la presidenza Trump viene citata come esempio visibile di una più ampia presa oligarchica del potere. Secondo i firmatari, la combinazione tra grandi patrimoni, deregolamentazione, influenza politica e controllo dei media crea un ambiente in cui le decisioni pubbliche rispondono sempre meno all’interesse collettivo. Che siano proprio alcuni dei più ricchi a chiedere di essere tassati di più rappresenta un segnale politico e culturale; indica che una parte delle élite economiche riconosce i limiti di un sistema basato sull’accumulazione senza freni. Livelli estremi di disuguaglianza alimentano instabilità, polarizzazione e sfiducia nelle istituzioni, con ricadute economiche e sociali.
Il tema viene inquadrato come strutturale, quando la ricchezza privata cresce molto più rapidamente della capacità degli Stati di investire in servizi pubblici, infrastrutture, sanità, istruzione e transizione ecologica, l’equilibrio del sistema si indebolisce. La richiesta di una maggiore tassazione dei super ricchi viene presentata come uno strumento per rafforzare le democrazie, ridurre le disuguaglianze e ricostruire una base economica più stabile.
Il fatto che questo appello emerga a Davos, luogo simbolo del capitalismo globale, rende il segnale ancora più evidente. Se anche una parte dei grandi patrimoni riconosce che il sistema sta entrando in una zona di rischio, la frattura tra ricchezza privata e interesse collettivo appare sempre più ampia.
La politica dovrà decidere se intervenire su un sistema che concentra sempre più potere economico e decisionale in poche mani, oppure continuare a lasciare sempre gli ultimi indietro.





