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Di che cosa ha bisogno il paese per consentire ai propri cittadini e alle proprie imprese di poter competere ad armi pari con gli equivalenti europei ed esteri in generale?

Ha bisogno di una rete di telecomunicazioni interamente in fibra ottica che arriva fino in casa dei cittadini (FTTH), nelle scuole e fino dentro gli edifici delle aziende.

Perché interamente in fibra ottica?

Perché è l’unica tecnologia che consente di avere larghezze di banda praticamente infinite in funzione del modem lato cliente e dell’apparato lato centrale. Non esiste nessuna elettronica in strada. Questo consente un risparmio energetico (minore CO2) e una più bassa guastabilità. Per applicazioni cloud non solo il download è importante ma anche l’upload, in particolare in condizioni di home working. La fibra garantisce il massimo upload possibile paragonato a rame o FWA.

Quali reti interamente in fibra (FTTH) esistono in Italia?

Solo 2. Quella di Open Fiber (interamente in fibra) e quella di Flash Fiber (oggi Fibercop) che è però principalmente in rame (90%)

Che caratteristiche hanno?

La rete di Flash Fiber consente solo a due operatori (TIM e Fastweb) di poter disporre in maniera indipendente delle fibre. Altri soggetti dovrebbero comprare un servizio ‘attivo’ (non fibra spenta) da uno dei due soggetti.

La rete di Open Fiber consente almeno 20 reti realizzabili in maniera passiva (fibra spenta).

In sostanza la rete di Flash Fiber consente solo due operatori con massimo grado di libertà. Quella di Open Fiber almeno 20. La rete di Open Fiber ha una architettura più aperta e più NEUTRALE.

Quante unità immobiliari copre Open Fiber e quante Flash Fiber?

L’Italia è fatta di circa 30 milioni di Unità Immobiliari (UI). Queste si trovano, spannometricamente, un terzo nelle cosiddette aree nere (cluster A&B), un terzo nelle aree bianche (cluster C&D) e le rimanenti nelle aree grige.

Il piano di Open Fiber prevede la copertura di 20 milioni di UI al 2023. Oggi ne sono coperte circa 11 milioni.

Flash Fiber ha realizzato rete solo in 29 città e copre circa 2-3 milioni di UI. Non ci sono allo stato attuale piani di attendibili estensione o di investimento. In febbraio è stato annunciato un piano che prevede di fornire nuove connessioni a partire dal 2023 ma ha il sapore solo di annuncio per scoraggiare altri ad investire (tecnica usata molte volte in passato da TIM). Tanto è vero che addirittura Fastweb sta comprando rete in fibra da Open Fiber sia sulle 29 città dove esiste la rete di Flash Fiber (in quanto non copre mai l’intera città) sia in tutte le altre (Open Fiber ha aperto alla commercializzazione più di 180 città delle aree nere e circa 1500 comuni delle aree bianche). Fastweb compra da Open Fiber perché altrimenti perderebbe clienti che oggi chiedono fibra.

Quindi pare evidente che il modello architetturale di rete più neutro è quello di Open Fiber che consente almeno 20 operatori con la loro rete passiva?

Si. Tanto è vero che Infratel quando ha fatto i bandi di gara ha premiato l’architettura di rete di Open Fiber e non quella di Telecom o Fastweb in quanto più neutrale.

E’ chiaro che nel momento in cui si dovesse realizzare la rete nelle aree grige l’architettura di rete dovrà essere quella di Open Fiber.

Ma se Open Fiber ha coperto 11 milioni di UI e Flash Fiber un terzo, se Open Fiber ha finanziamenti già ottenuti da 15 banche per realizzare altri 9 milioni di UI e Flash Fiber è ferma, se l’architettura di rete NEUTRALE è quella di Open Fiber possiamo dire che la società della RETE UNICA IN FIBRA INTERAMENTE PUBBLICA che serve al paese esiste già ed è Open Fiber?

Si lo possiamo dire. E’ importante far notare anche che oggi in Italia le competenze per realizzare una rete in fibra sono in Open Fiber e non in Telecom Italia che non lo ha mai fatto. Ma sembra che non piaccia a molti. Forse bisogna aiutare qualcuno. Un azionista francese? Alcune banche che vedono a rischio i loro crediti (Telecom ha 33 miliardi di debiti)? Berlusconi che deve ottenere qualcosa dalla sua diatriba con l’azionista francese? O forse è solo tanta approssimazione e incompetenza di parvenue finanziari che non sanno nulla dell’industria delle telecomunicazioni e che soprattutto non hanno a cuore le sorti del Paese e del suo futuro per puro interesse personale. Amministratori Delegati tutti uomini e donne di finanza e nessuno di industria. Interessati alla loro prossima sedia perché prossimi alla fine del mandato più che interessati al bene collettivo.

Quindi quello a cui stiamo assistendo non ha niente di industriale?

Assolutamente NO. E’ solo una manovra finanziaria di salvataggio di Telecom Italia dove CDP ha incredibilmente investito. Telecom è fallita.

Ma come facciamo con i posti di lavoro?

Molto più semplice di quello che si vuol far credere. Telecom ha 45.000 dipendenti. Società come Wind e Vodafone ne hanno circa 10.000.

Man mano che la società pubblica Open Fiber realizza rete si migrano clienti di Telecom sulla nuova rete. Insieme ai clienti si spostano persone e debito. Quello che resta è una società di servizi che, sollevata dal dover investire, con debito dimezzato, può competere sul mercato.

Conclusioni.

Con questo modello si ha davvero la RETE UNICA IN FIBRA PUBBLICA NEUTRALE.

Neutrale perché nel suo azionariato NON ci sono operatori di telecomunicazioni.

Neutrale perché potrà solo vendere ad altri operatori e non al cliente finale.(Wholesale Only non verticalmente integrata).

Il mondo insegna che solo le cose semplici funzionano e sono esteticamente belle. Quelle complicate non funzionano. Servono ai burocrati e ai boiardi.

Una fusione con Fibercop quindi non ha senso se si vuole realizzare una rete IN FIBRA non avendo Fibercop di fatto una rete in fibra di dimensioni significative.

Nel 2020 Fibercop ha collegato in fibra poco più di 300.000 unità immobiliari. Open Fiber circa 3.000.000. E’ evidente che il know how è in Open Fiber e non in Fibercop.

Quindi cosa sta succedendo?

Stiamo assistendo alla spartizione tra boiardi e oligarchi delle risorse dello Stato.

Open Fiber ha inoltre il pregio di avere Enel azionista. Il ‘cloud’ ha bisogno di Data Center connessi in fibra per ospitare server e storage per elaborare e immagazzinare informazione. I server hanno bisogno di ENERGIA. Quale connubio migliore per garantire alla nostra Pubblica Amministrazione un posto sicuro e affidabile dove mettere le informazioni?

Il 5G ha bisogno di fibra capillare e piccoli data center per poter funzionare. Open Fiber può fare da Neutral Host e potremmo avere in Italia la rete 5G più diffusa a più basso inquinamento elettromagnetico.

Oggi Open Fiber è il più grande operatore in fibra neutrale del mondo. Tutta l’Europa guarda al nostro modello a partire dalla Germania e noi lo snaturiamo rendendolo non più neutrale e frenandolo.

Tutti dimenticano poi Sparkle. Il modello Open Fiber dovremmo andare noi italiani a svilupparlo in Germania, nei Balcani e in nord Africa. Sparkle, come divisione internazionale della RETE UNICA IN FIBRA PUBBLICA NEUTRALE, diventa l’elemento di collegamento con le altre reti realizzate all’estero. A questo punto abbiamo ricreato un Champion europeo delle telecomunicazioni di proprietà PUBBLICA italiano.

Serve visione, voglia di farlo, integrità morale e capacità. Merito. Non mediocrità e raccomandazioni. Fino ad oggi purtroppo Open Fiber è stat guidata da un Amministratore Delegato mediocre che non ha mai avuto né visione né vero interesse al progetto.

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