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"The fool and his money" Dalrymple, Louis, 1866-1905

di Beppe Grillo – La memoria di molte persone è breve e, similmente all’ingenuità, è di solito inversamente proporzionale alla cultura posseduta. Ecco pertanto che la “lezione” della grande crisi del 2007/2008 è stata da molti già dimenticata; complice il circolo vizioso tra la finanza stessa, la politica, le grandi imprese, e i mass media che troppo spesso sono finanziati dai tre soggetti suddetti.

Perciò, nonostante sia ormai un dato storico assodato e incontrovertibile che la grande finanza è strutturata su un fragilissimo piedestallo di scommesse e speculazioni, tanto rischiose quanto immorali, si continua a non apportare i necessari aggiustamenti, e a subire pertanto gravissime e costosissime conseguenze in termini tanto economici quanto umani.

Ora la politica con la “p” maiuscola non può più tollerare tutto ciò. La pandemia Covid19 ha “portato i nodi al pettine”, e ci sta avvisando che non possiamo più continuare con il business as usual, cioè come al solito. Ma se oramai praticamente più nessuno al mondo discute quanto sia indispensabile il passaggio dalle “fossili” alle “rinnovabili” nel settore energetico, ancora troppo scarso è il dibattito e le azioni conseguenti per il passaggio da una “finanza speculativa” ad una “finanza sostenibile”.

Intendiamoci, il guadagno è un valore sacrosanto, l’iniziativa imprenditoriale è libera, ma come prosegue l’art. 41 della nostra bella Costituzione, “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà , alla dignità umana”, cosa invece che sta maledettamente ed enormemente facendo. Dai finanziamenti al settore bellico, a quelli al settore fossile che ancora proseguono, dal coinvolgimento nel riciclaggio del denaro sporco ai rapporti d’affari con le multinazionali che deforestano, sino ad arrivare al più recente fenomeno del marketing aggressivo verso milioni di singoli cittadini, in cui si promettono guadagni favolosi a fronte di investimenti moderati, che invece finiscono quasi sempre per ingrassare esclusivamente il gestore e rovinare il cittadino, con migliaia di casi in Italia che si stanno velocemente moltiplicando a causa del numero elevatissimo di telefonate di approccio che lusingano i cittadini.

Solo un dato per far capire le entità di cui stiamo parlando: dall’inizio della pandemia, a livello globale il denaro messo a disposizione dai governi di tutto il mondo per ristorare i danneggiati e combattere il virus è stato di 10 mila miliardi di spesa effettiva e poi 6 mila di prestiti e garanzie (Fonte: Fondo monetario internazionale – Fiscal monitor aprile 2021 fine di pagina 9).

Bene, quindi 16mila miliardi di aiuti a livello globale per il Covid19, mentre i denari che vennero messi a disposizione tra il 2008 e il 2010 per contrastare le grandi crisi bancarie di quell’epoca furono circa il doppio (circa perchè non esistono rapporti “ufficiali” in merito).

Naturalmente capitolo altrettanto enorme è quello sull’elusione fiscale, grazie al quale tante multinazionali (non solo le grandi, il fenomeno è ormai diffusissimo anche nelle medie e piccole, tramite offerte e gestione via internet…) non pagano le tasse dovute, con il risultato che tutti gli altri devono pagare anche la loro quota, per far funzionare lo Stato.

Come si può ben immaginare questa velocissima e incompleta esposizione descrive una serie di problemi di portata globale, verso i quali l’Italia da sola non può essere determinante. Può però, e deve, sollevare con grande forza il tema, sia a Bruxelles presso l’Unione Europea, sia nelle altre sedi internazionali, chiamando a raccolta gli “Stati di buona volontà”.

Così come l’Europa sta finalmente pensando di implementare un meccanismo più efficiente per far pagare chi inquina, ora va finalmente concretizzato uno strumento per frenare le speculazioni finanziarie, cioè il 95% delle operazioni complessive, e che sono probabilmente in parte responsabili del recente aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime di cui tutti ci siamo dovuti accorgere recentemente. Questa tassa non peserebbe sulle tasche dei cittadini “normali”, ma solo su quei soggetti che operano pesantemente sui mercati speculativi, mentre viceversa porterebbe nelle casse pubbliche dell’UE circa 200 miliardi di euro. Il Parlamento Europeo ne parla dal 2011, da 10 anni!

Non possiamo più aspettare, il M5S e l’Italia indichino la direzione!

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