Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono state presentate come un’occasione storica, un evento capace di unire sport, cultura, turismo e, soprattutto, sostenibilità. Dal dossier di candidatura agli slogan ufficiali, il messaggio era chiaro, queste sarebbero state le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, a costi trasparenti, con una legacy verde per i territori e con il massimo rispetto per l’ambiente e il clima.
Due studi indipendenti usciti negli ultimi mesi hanno provato a verificare questa promessa usando strumenti diversi. Il risultato è un quadro molto distante dalla narrazione istituzionale (Lo avevamo già preannunciato due anni fa qui).
La campagna “L’impronta olimpica”, curata da Altreconomia insieme ai partner di PlaceMarks, ha pubblicato un aggiornamento delle immagini satellitari dei cantieri legati alle opere infrastrutturali e sportive dei Giochi. Queste immagini mostrano la trasformazione del territorio alpino e lombardo: sbancamenti, demolizioni di aree naturali, estese superfici urbanizzate e nuovi parcheggi che stravolgono paesaggi un tempo integri. Il “prima” e il “dopo” di luoghi come Cortina d’Ampezzo, Livigno, Anterselva o Tirano restituiscono un quadro di consumo di suolo e devastazione del territorio che contrasta nettamente con la narrazione ufficiale. Le infrastrutture che sono state edificate non sono solo impianti sportivi ma mega opere di nuova urbanizzazione realizzate con spesa pubblica significativa e spesso con impatti permanenti. Altreconomia ha sottolineato che una parte rilevante delle opere incluse nel cosiddetto “legacy” è tuttora cantierizzata dopo l’inizio stesso dei Giochi, rendendo fumosa la promessa che queste opere servano effettivamente per lo sport e per le comunità locali nel futuro.
Dal punto di vista ambientale e climatico, lo studio “Olympics Torched”, pubblicato qualche giorno fa da Scientists for Global Responsibility insieme al New Weather Institute e a Champions for Earth, fornisce una fotografia molto più concreta delle emissioni legate all’evento e dei loro effetti potenziali.
Secondo gli autori, basandosi sui dati ufficiali disponibili, le emissioni totali causate dai Giochi, considerando preparazione, infrastrutture, sviluppo dei siti e viaggi dei visitatori , si aggirano attorno a 930000 tonnellate di CO₂ equivalente; utilizzando modelli climatici per tradurre queste emissioni in impatti sul paesaggio alpino, lo studio stima lo scioglimento di 14 milioni di tonnellate di ghiacciai e la riduzione di circa 2,3 km² di copertura nevosa nei prossimi anni (portando alla fine delle olimpiadi stesse in un prossimo futuro!); quando si aggiungono le emissioni indotte dai principali sponsor “ad alta intensità carbonica”, come compagnie petrolifere, case automobilistiche e compagnie aeree, il totale stimato raggiunge oltre 2,2 milioni di tonnellate di CO₂e, con un potenziale accumulato di oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio perso e più di 5 km² di neve sintetica sostituita da impianti artificiali.
Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 vengono vendute come festa verde planetaria mentre funzionano come una gigantesca macchina a emissioni. Il marketing parla di sostenibilità, i cantieri parlano di cemento, energia e sponsor fossili. Le montagne diventano scenografia usa e getta per uno spettacolo che brucia risorse e lascia infrastrutture permanenti in territori fragili. Il modello resta quello di sempre, grandi opere, grandi interessi, grande impronta climatica, con una mano di vernice verde ecologica stesa sopra per rendere tutto presentabile..e a pagarne le spese saranno sempre i territori e i cittadini.





