Tempo fa avevamo raccontato Envie, l’impresa sociale che in Francia ha costruito una filiera industriale della riparazione degli elettrodomestici, unendo economia circolare e inclusione lavorativa. Oggi quello stesso approccio prende forma anche in un altro ambito, più artigianale e simbolico, ma altrettanto strategico, quello delle scarpe e del tessile. A Roubaix, nel nord della Francia, è nata L’École de la Réparation, una scuola che forma riparatori di scarpe da ginnastica e abbigliamento, trasformando un mestiere quasi scomparso in una leva sociale, ambientale ed anche economica.
La scuola ha sede a Roubaix, nel nord del Paese, in una città che dal 2024 risulta la più povera della Francia continentale, con il 46% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. La scelta di avviare qui la scuola colloca il progetto dentro uno dei contesti sociali più fragili, dove il tema dell’accesso al lavoro, alla formazione e a percorsi professionali stabili ha un impatto diretto sulla qualità della vita.
Durante quest’anno scolastico, i 20 studenti, di età compresa tra i 19 e i 49 anni, indirizzati dai servizi per l’impiego locali e dal passaparola, selezionati tra 80 candidati, ricevono 1.400 ore di lezioni. Il percorso comprende 450 ore di calzoleria, 300 di cucito, oltre a moduli di eloquenza, cultura finanziaria, disegno, storia della moda e architettura. L’impegno è di 35 ore settimanali, con una retribuzione al salario minimo orario.
La scuola ha sede in un’ex fabbrica tessile riconvertita e ospita persone di età diverse, spesso lontane dal mercato del lavoro, che seguono un percorso formativo strutturato e professionalizzante. L’obiettivo è creare profili completi, capaci di lavorare in un settore che oggi ha una domanda crescente e un’offerta sempre più scarsa.
Dietro il progetto ci sono Stéphanie Calvino, impegnata da anni in percorsi di inclusione attraverso la moda, e Sébastien Kopp, cofondatore di Veja, che da tempo investe nella riparazione delle scarpe da ginnastica come alternativa concreta al consumo usa e getta. La scuola è finanziata da Refashion, l’ente francese per la gestione dei rifiuti tessili, e da diversi marchi mecenati impegnati nella lotta all’usa e getta.
L’idea è nata poichè in Francia c’è una grande parte delle offerte di lavoro nel settore che resta scoperta (in Francia, negli anni ’50, c’erano 50.000 calzolai, oggi ne restano solo 4.000 che sono over 50); i sistemi di formazione tradizionali non preparano alla riparazione dei prodotti contemporanei, in particolare delle sneakers, che richiedono tecniche, materiali e strumenti diversi rispetto alla calzoleria classica. Cresce dunque la domanda di riparazione, crescono gli incentivi pubblici per far riparare invece di buttare ma mancano le persone formate per farlo.
Il legame con il modello Envie è evidente; Envie ha dimostrato che la rigenerazione può funzionare su scala industriale, creando occupazione e riducendo i rifiuti elettronici. L’École de la Réparation lavora su un altro anello della catena, quello della formazione, rendendo possibile la diffusione di questi modelli anche in settori dove il lavoro resta manuale, artigianale e altamente specializzato. In entrambi i casi significa meno rifiuti, meno estrazione di risorse, meno dipendenza da filiere globali fragili e significa soprattutto restituire dignità a mestieri che tengono insieme testa, mani e autonomia personale.
Come per il modello Envie, anche nella ex fabbrica di Roubaix si sta costruendo qualcosa che va oltre una scuola, si sta costruendo un pezzo di futuro del lavoro e dell’economia circolare, dove riparare un oggetto coincide spesso con il riparare anche un percorso di vita.





