Verso la fine del lavoro in presenza

di Gianluca Riccio – La pandemia ha creato tante “prime assolute” nel pianeta. Una tra queste è il più grande esperimento sociale della Storia sul lavoro a distanza. Ha rivoluzionato il modo in cui lavoriamo e ci aspettiamo di lavorare in futuro.

Il ritorno organizzativo alla vita d’ufficio sta portando a un nuovo capitolo di questo appassionante “romanzo” che coinvolge dipendenti e datori di lavoro. Il prossimo trend è quello di combinare la flessibilità del lavoro a distanza con quella del lavoro in sede. Si tratta ancora di una fase nascente, mentre nel 2022 aumenterà il numero di lavoratori che torneranno sul posto di lavoro almeno in parte ogni settimana.

Un importante studio di Gallup ci dice molte cose. Prima fra tutte: ritorno in ufficio e strategia di lavoro a distanza a lungo termine richiederanno una chiara comprensione di come le aziende stanno strutturando la flessibilità del lavoro a distanza e di cosa funziona meglio per i dipendenti.

Ecco i punti cardine dello studio, che osserva da vicino il “caso” statunitense, ma con numeri molto simili a quelli delle grandi città europee e dei dipendenti di aziende tecnologiche.

Attualmente circa il 56% dei dipendenti a tempo pieno (negli USA parliamo di ben 70 milioni di lavoratori) può svolgere il suo lavoro a distanza. Dei lavoratori con capacità a distanza, attualmente: il 50% lavora in modalità ibrida (parte a casa, parte in sede). 30% lavora esclusivamente da remoto. 20% lavora esclusivamente in presenza.

Se parliamo di prospettive, il quadro cambia decisamente. Il lavoro ibrido è già aumentato, quest’anno, dal 42% di febbraio al 50% di giugno. E si prevede che aumenterà ulteriormente nel prossimo semestre, fino ad un 55% dei lavoratori con capacità a distanza. È un dato molto vicino a quello delle aspettative dei lavoratori: il 60% di loro, infatti, desidera un accordo di lavoro ibrido a lungo termine.

Anche se il 34% dei lavoratori desidererebbe lavorare totalmente da casa, gli accordi di lavoro remoto scenderanno al 20% entro il prossimo anno.

Era chiaro, ce lo siamo detti diverse volte, che lo Tsunami Covid non avrebbe lasciato il mondo come lo ha trovato. Questo è particolarmente vero in tema lavoro a distanza. Tutti gli accordi di lavoro remoto, infatti, triplicheranno rispetto ai dati del 2019. E non è ancora abbastanza.

Ad ogni modo, questa fase di ritorno in ufficio ha un messaggio preciso per noi: il lavoro totalmente in loco rimarrà una reliquia del passato.

Solo il 6% della forza lavoro, infatti, desidera un futuro in cui il lavoro sarà solo e completamente in presenza. Una rivoluzione totale (ancora più evidente a colpo d’occhio guardando il grafico sottostante). 63 milioni di persone che hanno una ferma intenzione cambiano le cose radicalmente.

Non è solo una questione di desideri astratti. Qui entra in gioco la scienza: i dipendenti che non lavorano nella loro posizione preferita hanno un coinvolgimento significativamente inferiore. Rendono poco e sono più propensi a lasciare. L’economia comportamentale ci insegna che alle persone non piace rinunciare alle cose che hanno acquisito: siamo avversi alle perdite per natura. Per questo molti dipendenti che lavorano in modalità ibrida o completamente remota si aspettano una flessibilità permanente da remoto.

  • 6 dipendenti su 10 esclusivamente da remoto hanno “estrema probabilità di cambiare azienda” se non viene offerta flessibilità remota;
  • 3 dipendenti in lavoro ibrido su 10 sono “estremamente propensi a cambiare azienda” se non viene offerta flessibilità remota.

Ribadisco, sono cifre di una rivoluzione.

L’AUTORE

Gianluca Riccio, classe 1975, è direttore creativo di un’agenzia pubblicitaria, copywriter, giornalista e divulgatore. Fa parte della World Future Society, associazione internazionale di futurologia e di H+, Network dei Transumanisti Italiani. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it, una risorsa italiana sul futuro.