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Punto 6 programma elettorale M5S: Abolizione del pareggio di bilancio

beppegrillo.it - Maggio 12, 2014
In Europa per l’Italia
(3:00)

Il Movimento 5 Stelle, al momento, è l’unica organizzazione politica strutturata italiana, tra quelle partecipanti alla competizione elettorale europea, ad avere un programma, proprio perché è l’unica formazione davvero europeista: esattamente il contrario di ciò che affermano i professionisti al soldo della cupola mediatica. Infatti il Pd, Forza Italia, Lega Nord, agitano solo slogan demagogici generici, basati sui trend correnti, tentando di cavalcare il disagio sociale. Ecco che cosa intendono portare avanti i candidati Cinque Stelle quando andranno a Bruxelles, come portavoce europei a nome degli italiani pensanti.

Abolizione del pareggio di bilancio
Analisi e spiegazione del punto 6 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

“Questo è un altro trucco ben organizzato da parte della finanza, ai danni dell’economia. E’ una vera e propria ossessione prodotta dalla dottrina liberista, la quale non interpreta mai la vita politica mettendo al centro l’esistenza delle persone, bensì tenendo in considerazione le possibilità di profitto che certe decisioni politiche possono produrre a vantaggio di una modesta percentuale della popolazione. E il pareggio di bilancio è un meccanismo che aggrava le esistenze delle persone facilitando l’espansione privata della finanza non più controllata dal sistema della banca centrale.
Ma che cos’è il pareggio di bilancio?
E’ una situazione contabile – quindi virtuale e non sostanziale – che fa riferimento al rapporto tra le uscite finanziarie e le entrate, che devono essere uguali per evitare un deficit che comporti indebitamento. Per ciò che riguarda lo Stato centrale, il concetto di “pareggio di bilancio” prevede che le spese pubbliche sostenute dallo stato e da tutti gli enti pubblici corrispondano alla quantità di entrate. La somma complessiva del disavanzo tra entrate e uscite determina il debito pubblico. In un paese come l’Italia in cui l’evasione fiscale tocca la punta massima in Europa (quindi poche entrate) e la spesa di enti pubblici (cioè le uscite) raggiunge picchi vertiginosi (l’Italia ha il più alto numero di enti pubblici nel pianeta, il 90% dei quali è improduttivo, serve soltanto a dare posti di lavoro a tempo indeterminato alle clientele dei partiti verticali) parlare di pareggio di bilancio non ha alcun senso. Se esistesse la volontà politica, lo si potrebbe risolvere in un pomeriggio. Ma non c’è. Non c’è mai stata.
La motivazione vera, dal punto di vista economico-politico, per cui viene mantenuto questo concetto consiste nel fatto di averlo elevato a dottrina per avere la scusa di poter operare tagli lineari ai servizi sociali di uso pubblico (sanità, istruzione, assistenza, mezzi pubblici, infrastrutture) con la scusa di “stare dentro i parametri del pareggio di bilancio”. Tali parametri, sono stati stabiliti nella zona euro in un rapporto massimo del 3% tra il pil (Prodotto Interno Lordo) di una nazione e la somma della spesa pubblica.
La maniera più sana e virtuosa per raggiungere il pareggio di bilancio consiste nell’aumentare di molto il pil, in tal modo è possibile spendere più soldi per i servizi pubblici. Ma nei momenti di stagnazione economica quando il pil è negativo (l’Italia nel 2013 ha segnato un -1,8% e dal 2008 a oggi ha toccato complessivamente la cifra di -10,6%) rispettare questi parametri diventa un suicidio, perché obbliga lo Stato centrale a non aumentare gli investimenti pubblici, che sono quelli a produrre un rialzo del pil, e quindi il consumo si restringe e l’economia rimane inceppata e non riparte.
Il Movimento 5 Stelle vuole abolire immediatamente tale parametro per consentire alla Banca d’Italia la possibilità di poter varare un piano di investimenti che rilanci l’economia.
Sergio Di Cori Modigliani

*Dal libro #VinciamoNoi di Sergio Di Cori Modigliani (Adagio, 2014), con l’introduzione e primo capitolo di Gianroberto Casaleggio– IN USCITA A MAGGIO

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