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Perché l’Occidente dovrebbe affidarsi anche ai vaccini cinesi

beppegrillo.it - Marzo 8, 2021

di Fabio Massimo Parenti – In Occidente non se ne sta ancora parlando approfonditamente, eppure i vaccini cinesi, monitorati al livello internazionale dall’OMS, stanno circolando dalla scorsa estate, cioè da molto prima che Europa, Stati Uniti e Regno Unito iniziassero le loro campagne di vaccinazione. Nel mondo occidentale tutti i riflettori sono puntati sul vaccino realizzato da Pfizer-BioNTech, il primo ad essere stato approvato per uso emergenziale dall’OMS, a cui si affiancano quello di Moderna, che a inizio anno è stato autorizzato all’immissione in commercio subordinata a condizioni in tutta Europa, e più recentemente quello di Astrazeneca. Per il resto, tra vaccini approvati in un continente ma non ancora nell’altro e candidati vaccini ancora in via di sviluppo, la confusione regna sovrana.

Nel frattempo Pechino ha iniziato a somministrare con procedura d’emergenza uno dei suoi vaccini, il Sinovac, dapprima ad una ristretta fetta di popolazione: funzionari, direttori di grandi aziende statali, doganieri, lavoratori impegnati nella catena del freddo. In un secondo momento, altri vaccini si sono aggiunti alla lista e la somministrazione si sta allargando all’intera popolazione con campagne mirate e ben pianificate. Il numero dei vaccinati ha raggiunto quota 50 milioni, secondo le ultime stime. Ma, quel che è più importante, nessuna notizia di effetti collaterali, problemi o intoppi.

Ci sono altri due aspetti da considerare:

1) La Cina può contare su un ventaglio formato da almeno quattro vaccini principali, giunti alla fase 3. Di questi, il vaccino realizzato da Sinopharm ha ricevuto, per primo, il via libera per l’uso pubblico emergenziale con l’avallo dell’OMS. Gli altri hanno fin qui ricevuto un’autorizzazione condizionale o limitata;

2) Ci sono sempre più Paesi stranieri che stanno ordinando stock di vaccini cinesi. Molti hanno già ricevuto ingenti quantitativi e stretto accordi con Pechino. Già a gennaio, giusto per fare qualche esempio, Egitto, Pakistan e Ucraina hanno acquistato oltre un milione di dosi dalla casa farmaceutica Sinopharm; Indonesia e Thailandia, addirittura due milioni, mentre Emirati Arabi e Bahrain ne hanno approvato la registrazione. Il Messico ha invece firmato un accordo per 35 milioni di dosi del vaccino prodotto da CanSino. E ancora: la Turchia ha ricevuto la spedizione dei primi 3 milioni di dosi sulle 50 previste da Sinovac.

Il massimo impegno profuso dalla Cina nel costruire una Comunità dal futuro condiviso appare quindi evidente; e non solo per i sempre più numerosi accordi stretti con le nazioni di mezzo mondo, ma anche e soprattutto per la ferrea volontà di anteporre la centralità della salute a qualsiasi altra tematica. L’alto valore morale e pratico del concetto di Comunità umana dal destino condiviso non ha eguali. Per questo sta generando crescente consenso. La Cina è l’unica potenza ad offrire una visione di pacificazione delle relazioni internazionali ed a lavorare concretamente per essa: con la BRI e la cooperazione in ambito sanitario. Nell’esperienza cinese di apertura al mondo la cooperazione e il benessere dei popoli vengono prima di qualsiasi altra considerazione, per questo motivo il paese ha raggiunto i propri risultati pacificamente, senza imposizioni e nel rispetto reciproco.

D’altronde non stiamo parlando di sieri pericolosi, visto che un numero crescente di Paesi ha scelto di affidarsi proprio a Mosca e Pechino. Per quanto riguarda il vaccino cinese, Ungheria, Serbia e Ucraina sono i primi Paesi europei ad aver tracciato la strada. Per lo Sputnik V russo bisogna attendere la luce verde dell’Ema e, in ogni caso, prima di immetterlo sul mercato europeo serviranno controlli negli stabilimenti di produzione situati in Russia. Un discorso simile può essere esteso anche ai sieri cinesi.

Ci si potrebbe dunque interrogare su quando, anche alla luce dell’allarme lanciato dal capo di BioNTech, Ugur Sahin, in merito alla carenza di sieri disponibili nel Vecchio Continente e alle recenti interruzioni della catena produttiva della Pfizer – i vaccini cinesi saranno presi in considerazione da Europa e Stati Uniti. 

Mezzo mondo ha stretto o sta stringendo accordi con le aziende cinesi, tuttavia non risulta ancora che vi siano state interlocuzioni fra queste ultime e gli enti regolatori di UE e USA per avviare una loro valutazione e giungere ad una possibile autorizzazione. Ma, come si dice…mai dire mai.

Vale la pena, infine, fare un rapido confronto tecnico tra i principali vaccini sviluppati dalle case farmaceutiche occidentali e quelli prodotti dalle aziende cinesi. I due vaccini di Sinopharm e quello di Sinovac sono “inattivi”, mentre CanSino si affida a un adenovirus come il vaccino Italoinglese messo a punto dall’Università di Oxford in collaborazione con la Irbm spa e commercializzato da Astrazeneca. I vaccini inattivi non richiedono un congelamento estremo e rendono assai più facile tanto il loro stoccaggio quanto la distribuzione in tutto il mondo. I sieri di Moderna e Pfizer-BioNTech, al contrario, sono vaccini a mRNA: devono quindi essere tenuti a rispettivamente a – 20 e – 70 C° per poter essere funzionali. I vaccini cinesi contro il coronavirus basati su virus inattivati, come quello italoinglese, si “affidano” a particelle virali “uccise”. Queste sono incaricate di attivare il sistema immunitario dell’organismo, così da invitarlo a produrre anticorpi. Il vaccino mRNA utilizza invece una tecnologia differente. Funziona iniettando parte del codice genetico del coronavirus nel corpo per addestrare il sistema immunitario ad attaccare il nemico.

 

L’AUTORE

Fabio Massimo Parenti è attualmente Foreign Associate Professor di Politica Economica Internazionale alla China Foreign Affairs University, Beijing. In Italia insegna all’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici a Firenze, è membro del think tank CCERRI, Zhengzhou, e membro di EURISPES, Laboratorio BRICS, Roma. Il suo ultimo libro è Geofinance and Geopolitics, Egea. Su twitter @fabiomassimos

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