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di Michael R. Bloomberg, Saleemul Huq e Agnes KalibataLa corsa globale verso il raggiungimento delle zero emissione nette di gas serra nel più breve tempo possibile è anche una corsa per realizzare un nuovo tipo di abbondanza, quella che riguarda la salute pubblica, una natura intatta, posti di lavoro dignitosi, maggiore uguaglianza e più opportunità. Per costruire questo mondo di abbondanza, dobbiamo accelerare la nostra lotta alle cause del cambiamento climatico e al tempo stesso aumentare la resilienza ai suoi effetti. E dobbiamo farlo adesso.

Nella nostra veste di tre dei nove ambasciatori globali delle campagne promosse dalle Nazioni Unite Race to Zero (Corsa verso lo zero) e Race to Resilience (Corsa verso la resilienza), stiamo lavorando per mobilitare città, regioni, aziende, investitori e cittadini a favore di una serie di interventi importanti tra adesso e il 2030. Lo scopo è dimezzare le emissioni di gas serra, rigenerare la natura e garantire che i quattro miliardi di persone più a rischio nel mondo possano resistere agli effetti del cambiamento climatico e prosperare in ogni caso.

Ognuno di noi ha la sua storia, ma su un punto siamo d’accordo e cioè che i devastanti effetti sanitari ed economici della pandemia di Covid-19 evidenziano la nostra responsabilità – e creano un’opportunità unica – nell’immaginare un futuro più prospero tanto per le persone quanto per il pianeta.

Abbondanza in un mondo a zero emissioni significa non più sfruttare e sprecare risorse limitate, ma piuttosto valorizzare la natura che ci sostiene e protegge, e anche vivere con abbondanza di aria pura e acqua pulita, biodiversità, posti di lavoro, cibo sano, uguaglianza e giustizia.

A tal fine, l’accordo di Parigi sul clima siglato nel 2015 si prefigge di contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2° Celsius rispetto ai livelli preindustriali, e di impegnarsi affinché l’aumento delle temperature non superi 1,5°C. La scienza dice con chiarezza che ogni frazione di grado di riscaldamento si traduce in molte più vittime e danni economici nel mondo. Il settore privato, i governi locali, le comunità e i singoli individui hanno dunque un ottimo incentivo per impegnarsi verso gli obiettivi di Parigi, anche se ciò significa precedere i rispettivi governi nazionali.

Tali sforzi si concentreranno su quei fattori che contribuiscono a causare gravi problemi alla salute e morti premature – come l’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili, il calore estremo e regimi alimentari poco sani – promuovendo al tempo stesso la crescita economica e la creazione di milioni di posti di lavoro. Ad esempio, rivedendo l’intero sistema alimentare – dal modo in cui il cibo viene prodotto, commerciato e venduto fino a come viene smaltito – possiamo ridurre le emissioni di gas serra in un settore che attualmente è responsabile di un terzo della loro produzione globale, creando al contempo una fonte di occupazione, salute e pozzi di assorbimento del carbonio.

Un possibile approccio, che il Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari sta portando avanti, è la Food and Land Net Zero Country Alliance, una coalizione volontaria di paesi impegnata al raggiungimento delle zero emissioni nette di gas serra derivanti dalla produzione alimentare e dallo sfruttamento dei suoli entro il 2050. L’alleanza mira a realizzare questo obiettivo in modo da aumentare la produttività dei piccoli agricoltori mettendoli in condizione di produrre raccolti più nutrienti e sostenibili.

Il lavoro per ridurre le emissioni è già iniziato, e anche se c’è bisogno di un’accelerazione, le soluzioni sono in gran parte note. Meno compreso è l’appello dell’accordo di Parigi a formulare piani nazionali per favorire la capacità di adattamento al clima, rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità al cambiamento climatico. Ma i due obiettivi – mitigare il cambiamento climatico e prepararsi ad affrontarne gli effetti – sono interdipendenti.

D’altra parte, l’introduzione di parchi a energia solare ed eolica, reti di trasporto elettrico e altre infrastrutture legate all’energia pulita è un aspetto cruciale della transizione a un’economia a zero emissioni. Ma bisogna costruire tali infrastrutture in modo da resistere a calore e freddo estremi, inondazioni, siccità e incendi. Dobbiamo inoltre svilupparle nei paesi più vulnerabili agli effetti del clima per favorire l’espansione di mezzi di sussistenza più resilienti e redditizi, come i sistemi alimentari sostenibili.

Costruire la resilienza parte da soluzioni locali e a misura di comunità, che vanno dai sistemi di allerta preventiva per condizioni meteorologiche estreme al ripristino del capitale naturale costituito da foreste, mangrovie ed ecosistemi oceanici. Ma le lezioni derivanti da questi progetti gestiti localmente devono essere condivise a livello mondiale.

La finanza avrà un ruolo cruciale in questa corsa verso l’abbondanza e, come sostiene il segretario generale dell’Onu António Guterres, dovrà ripartirsi in modo equo tra mitigazione e adattamento. Così facendo si sfrutteranno appieno i vantaggi, proprio come avviene con l’energia pulita. Secondo la Commissione globale sull’adattamento, l’investimento di 1,8 trilioni di dollari nell’arco di questo decennio in progetti come i sistemi di allerta preventiva, la protezione delle mangrovie e la gestione delle risorse idriche potrebbe generare benefici netti pari a 7,1 trilioni di dollari.

La pandemia di Covid-19 ha svelato i rischi dell’essere impreparati e le vulnerabilità dei nostri  sistemi economici e sanitari attuali. Essa ha dimostrato quanto la salute delle persone e quella dell’economia e del pianeta siano indissolubilmente legate, e che ora bisogna ripristinarle tutte e tre insieme. Quest’anno offre tre opportunità per portare avanti questo obiettivo.

A settembre, il primo Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari spronerà i governi e il settore privato a impegnarsi verso soluzioni sostenibili per alcune delle principali sfide mondiali: povertà, disuguaglianza di genere, fame e cambiamento climatico.

Esso preparerà il terreno per la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP15), che si terrà a ottobre a Kunming, in Cina, in occasione della quale i governi definiranno un piano per invertire la perdita di biodiversità nell’arco di questo decennio. Infine, al vertice delle Nazioni Unite sul clima (COP26), che avrà luogo a Glasgow a novembre, gli stessi governi potranno sfruttare queste nuove iniziative volte a trasformare i sistemi alimentari e a rigenerare la natura per sviluppare piani d’azione rinforzati a favore del clima in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

I tre vertici offrono ai governi nazionali l’opportunità di prestare ascolto al coro di aziende, investitori, città, regioni e cittadini che chiede a gran voce un futuro più sano e resiliente. Nella corsa verso l’abbondanza sostenibile possiamo vincere tutti. La pistola dello starter ha già sparato il suo colpo.

Traduzione di Federica Frasca dell’articolo pubblicato su Project Syndicate

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