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Pensioni: il comma sparito che cancella il tetto a quelle d’oro

beppegrillo.it - Novembre 13, 2014

La notizia del mattino da TzeTze

Fatta la norma, trovata la scappatoia. La legge 214 del 2011 voluta dal ministro Elsa Fornero aveva messo un tetto per le pensioni di coloro che, avendo maturato il vitalizio più alto (40 anni di contributi), decidevano di restare in servizio. La loro futura pensione sarebbe aumentata, ma non poteva sfondare l’unico argine che esisteva per le pensioni costruite col vecchio sistema: l’80 per cento dell’ultimo stipendio. Poteva pure essere una pensione stratosferica, ma l’80 per cento della media delle ultime buste paga non poteva superarlo. Questo tetto è stato cancellato.
Scrive Gian Antonio Stella su Corriere.it:
“Quelle quattro righe della «clausola di salvaguardia» che doveva mantenere l’argine, però, sparirono. E senza quell’argine, i fortunati di cui dicevamo possono ora aggiungere, restando in servizio con stipendi sempre più alti, di anno in anno, nuovi incrementi: più 2 per cento, più 2 per cento, più 2 per cento… Al punto che qualcuno (facendo «marameo» alla maggioranza dei cittadini italiani chiamati in questi anni a enormi sacrifici) potrà andarsene fra qualche tempo in pensione col 110 o il 115% dell’ultimo stipendio. Per tradurlo in cifre: il signor Tizio Caio che già potrebbe andare in pensione con 33.937 euro al mese potrà riceverne invece, grazie a questa «quota D», 36.318.“
Chi sia il responsabile di questa cancellazione non è dato saperlo. Quello che è chiaro è che il giochino costerà molto alla collettività. Una misteriosa manina ha ideato un giochino simile, facendo sparire alcune parole chiave per le pensioni più ricche. Nel 2014 il giochino costerà 2 milioni di euro: nel 2024 addirittura 493. In un anno. Per un totale nel decennio di 2 miliardi e 603 milioni di euro. A godere di questo regalo, calcola l’Inps, saranno circa 160 mila persone. Quelle che, pur avendo raggiunto nel dicembre 2011 i quarant’anni di anzianità, hanno potuto scegliere di restare in servizio fino ai 70 o addirittura ai 75 anni. In gran parte docenti universitari, magistrati, alti burocrati dello Stato.

TzeTze

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