Condividi

di Beppe Grillo – Lo scrissi nel 2008 su Internazionale. Lo ripeto oggi: se vogliamo per il 2050 una società nella quale valga la pena di vivere, dobbiamo decidere al più presto una strategia per dimezzare entro il 2050 l’uso di energia pro capite. E soprattutto rendere i cittadini protagonisti di questa rivoluzione. La “rivoluzione del meno”.

Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita hanno una sola causa: troppa economia. Troppa energia, troppo petrolio, troppi materiali, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro. Oggi consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. Spendiamo in pubblicità migliaia di miliardi all’anno per convincere persone che non ne hanno i mezzi a comprare cose di cui non hanno bisogno.  Se usassimo meno energia, ci basterebbe lavorare meno e vivremmo meglio. Faremmo meno danni e risparmieremmo milioni di ore di lavoro che oggi usiamo per rimediare i danni. L’economia servirebbe a far star bene le persone, non il contrario.

Due aspirapolvere da mille watt

Per vivere meglio, nel rispetto dei limiti planetari, la cosa più importante da ridurre è l’uso di energia come stanno facendo alcuni paesi. Per esempio, in Svizzera i governi e lo Stato lavorano dal 2002 per dimezzare l’uso di energia.  La carta vincente è il coinvolgimento dei cittadini. La strategia nazionale si basa sul principio di una “Società a 2000 watt” nella quale la potenza continua pro capite usata per tutti i servizi energetici passa dai 4000 watt di oggi ai 2000 watt entro il 2050. Per tutti i fabbisogni energetici (riscaldamento, trasporti, produzione, illuminazione  e forza motrice) usiamo in Italia una potenza continua pro capite di 4000 watt. Questa equivale a quella di quattro  aspirapolvere da mille watt accesi giorno e notte (in un anno userebbero 36mila kW h di energia). In una Società a 2000 watt useremmo l’equivalente energetico di due aspirapolvere, invece che di quattro. La strategia nazionale svizzera si prefigge inoltre di portare la quota di energie rinnovabili dal 20% del  2020, al 50% nel 2030 e al 100% nel 2050.

Grazie alla sua strategia energetica ispirata dal concetto di una Società a 2000 watt, negli ultimi vent’anni la Svizzera è riuscita a ridurre del 20% il suo uso di energia pro capite e del 10% l’uso di elettricità pro capite.

In Svizzera l’uso di energia pro capite è diminuito del venti per cento negli ultimi vent’anni.
Curva blu: uso totale di energia della Svizzera. Curva azzurra: uso di energia pro capite

Nota bene:  mentre “2000 watt per persona” vorrebbe dire che ogni individuo dovrebbe usare 2000 watt, “2000 watt pro capite” vuol dire “in media”, ossia vuol dire che, per esempio, alcuni possono permettersi solo 1000 watt e che altri, per esempio, ne usano 20.000. Come ci sono ricchi e poveri di soldi, così ci sono ricchi e poveri di energia. In Europa i poveri di energia sono decine di milioni. Sono persone che nei mesi freddi devono decidere ogni giorno se mangiare o se scaldarsi (eat or heat, si dice in Inglese). Sono quelli che soffrono di più della attuale crisi energetica. Il governo dovrebbe aiutare selettivamente costoro, non tutti i cittadini senza distinzione tra ricchi e poveri.

Serve la parola

Per coinvolgere i cittadini occorre una parola adatta. Non puoi realizzare una cosa se non hai la parola per dirla.  In Svizzera l’espressione “Società a 2000 watt” è diventata quasi un marchio ed è frequente nei media, nella politica, nell’economia. A Zurigo, per esempio, con un referendum del 2008 due terzi dei votanti vollero inserire nella Costituzione comunale l’obiettivo di una Società a 2000 watt. Dal 2002 nelle strategie di sviluppo sostenibile dei governi elvetici si legge che  “la società a 2000 watt è la visione alla quale si ispira la politica di sostenibilità della Svizzera”. Anche la Società svizzera degli architetti e degli ingegneri, SIA, ha adottato la visione di una Società a 2000 watt come guida per le sue attività. Ci sono inoltre premi e etichette (“label”) per edifici, quartieri e città  che eccellono per perseguire una Società a 2000 watt.

Il nome di questa strategia è particolarmente ben trovato per tre motivi. Primo, l’obiettivo è una riforma della società, non solo dell’economia. Ciò implica un diverso modo di vivere, non semplicemente una diversa tecnologia. Secondo, l’energia (definita come potenza) è espressa con un’unità familiare a tutti, il watt. Per esempio chiunque può immaginare che due aspirapolvere da 1000 watt accesi giorno e notte usano 2000 watt. Terzo, l’obiettivo è preciso perché è un numero (2000 watt), non una parola.

L’espressione Società a 2000 watt non si deve a una agenzia pubblicitaria ma a uno studio delle sei istituzioni scientifiche nazionali più autorevoli, tra le quali i politecnici di Zurigo e di Losanna. Dal 1998 al 2002 esse scrutinarono le principali tecnologie  in uso in tutti i campi comparando i loro consumi con quelli delle tecnologie più efficienti disponibili. Il risultato è la nozione che i servizi per la società possono essere assicurati con meno di metà dell’energia primaria usata nel 2002. Secondo uno studio di economisti svizzeri una Società a 2000 watt entro il 2050 sarebbe compatibile con una crescita del sessanta per cento del prodotto interno lordo. Quindi, sarebbe possibile produrre molto di più usando molto meno energia (ammesso che ciò sia desiderabile).  Con un referendum nazionale nel 2017 la maggioranza dei votanti ha approvato la Strategia Energia 2050 del governo, una politica di lungo termine che ha dato grande impulso a nuove aziende e nuove tecnologie di efficienza energetica, facendo del paese uno dei maggiori esportatori di tecnologie eco-efficienti. Si deve proprio alla Svizzera, per esempio, il primo giro del mondo con un aereo fotovoltaico (Solar Impulse).

Sobrietà non è efficienza

Alcuni si chiedono: per proteggere il clima non basterebbe ridurre l’emissione di gas climalteranti e l’uso dei combustibili fossili?  Perché limitare l’uso di energia in generale, compreso quello delle energie rinnovabili? L’Ufficio federale per l’energia risponde che anche la crescita delle energie rinnovabili incontra limiti da non superare, per esempio la scarsità delle superfici utili e i conflitti con altre esigenze della società,  quali la protezione della natura, del paesaggio, degli insediamenti e dei monumenti storici.  Inoltre, sono critici l’uso di materiali problematici o limitati e lo smaltimento degli impianti a fine vita. Per questo, scrive l’Ufficio federale dell’energia, occorre fare un uso delle energie rinnovabili non solo all’insegna della eco-efficienza ma anche della sobrietà e della parsimonia.

Occorre che anche in Italia si diffonda la parola “sobrietà” come è avvenuto per esempio in Francia, dove anche il presidente Macron ha parlato recentemente di sobrietà nella sua allocuzione televisiva al paese.  “Sobrietà, efficienza, rinnovabili”, per esempio, è la formula che riassume la strategia energetica di “Negawatt”, il principale istituto scientifico indipendente sull’energia in Francia. Per molti efficienza e sobrietà sono la stessa cosa. Invece si tratta di due cose ben diverse. Efficienza, per esempio, significa illuminare una vetrina con lampadine a minore consumo. Sobrietà significa spegnere la vetrina di notte. Efficienza vuol dire dotarsi di un frigorifero a minor consumo. Sobrietà vuol dire vuotare e spegnere il frigorifero quando si va in vacanza. Efficienza significa installare motori d’ascensore con minor consumo. Sobrietà  significa usare le scale più spesso. Efficienza significa usare un’automobile che consuma meno energia al chilometro. Sobrietà significa guidare meno frequentemente, più lentamente o secondo la tecnica “eco-drive” (meno 20% di energia), oppure abbassare i limiti legali di velocità sulle strade. In altre parole, l’efficienza riguarda le tecnologie, mentre la sobrietà riguarda i comportamenti.  In Italia, purtroppo, domina la erronea convinzione che basterà usare le energie rinnovabili e nuove tecnologie “verdi” per risolvere la crisi ecologica senza che i cittadini alzino un dito.  Ma non sarà così. Se il nostro Paese non lancerà una grande campagna di comunicazione per promuovere le pratiche di sobrietà non sarà possibile realizzare una società dove vivere tutti bene, rispettando la natura.

image_pdfScarica la pagina in PDFimage_printStampa la pagina