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di Beppe Grillo – Vi sembra normale che la Guardia svizzera sia a Roma e il Club di Roma sia in Svizzera?  E’ ora di farlo tornare in Italia! Questo è un patrimonio della cultura italiana, fondato da un grande italiano, nella principale accademia italiana, nella capitale italiana.  Chiedo allora al  governo italiano di adoperarsi per fare tornare il Club di Roma a Roma, dopo anni di esilio.

Questo è proprio il momento buono. Celebriamo infatti nel 2022 il cinquantenario dello storico rapporto al Club di Roma  I limiti alla crescita. Nel 1972 quel libro svegliò il mondo sul rischio di continuare a raddoppiare l’espansione materiale delle attività umane fino a superare i limiti ecologici planetari.  Lunedì 28 novembre  il Club di Roma presenterà al CNEL di Roma il suo nuovo progetto e rapporto Una Terra per Tutti – Una guida per la sopravvivenza dell’umanità. Questo rapporto, preparato in dieci anni da un collettivo internazionale di scienziati, analizza con un nuovo modello di simulazione al computer la problematica già affrontata da I limiti alla crescita nel 1972: con quale economia e con quale società la Terra può ospitare una popolazione mondiale crescente senza superare i limiti ecologici planetari? Una Terra per Tutti è un messaggio di speranza e si dedica più alle soluzioni, che ai problemi. Il libro, infatti, tratta in buona parte il più positivo tra gli scenari ottenuti, chiamandolo  Salto Gigante (Giant Leap). In esso sono descritti i presupposti politici e sociali per passare da una “Economia della Crescita” (Growth Economy) a una “Economia del Benessere” (Wellbeing Economy). Per imboccare questa strada Una Terra per Tutti propone cinque inversioni di rotta: la riduzione della povertà, la riduzione delle disuguaglianze, l’emancipazione femminile, la modifica del sistema alimentare, la modifica del sistema energetico.

I limiti alla crescita non fu la “ previsione”  di un “collasso non avvenuto”, come qualcuno  scrisse. Fu invece la presentazione di dieci scenari su due secoli (1900-2100) simulati al computer con un modello di dinamica dei sistemi. Molti scenari indicavano gravi crisi prima della metà del 21° secolo. Alcuni scenari indicavano invece sviluppi propizi, grazie a incisive riforme socio-economiche. La simulazione considerava le interazioni tra cinque parametri: popolazione, produzione alimentare, industrializzazione, inquinamento, consumo di risorse naturali non rinnovabili.

Il Club di Roma ha esportato nel mondo un made in Italy culturale, del quale però Roma e l’Italia non sanno profittare. E’ un altro gravissimo caso di fuga di cervelli. Dei migliori cervelli! E’ ora di rivendicare l’italianità del Club di Roma. Italiano fu il suo fondatore Aurelio Peccei, un ex dirigente industriale e un umanista, che riunì a Roma nel 1968 un gruppo di scienziati ed ex dirigenti industriali preoccupati degli sviluppi controproducenti di una  continua espansione delle attività umane. Italiana fu l’istituzione dove nacque il Club di Roma, l’Accademia dei Lincei, in Villa Farnesina, la più antica accademia scientifica d’Europa, fondata a Roma nel 1603 dal romano Federico Cesi. Il governo offra allora al Club di Roma le migliori condizioni per ritornare in Italia.

Lo studio che il Club di Roma commissionò a cinque scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) I limiti alla crescita,  arrivò come una bomba all’inizio degli anni ’70, quando sembrava che con lo slancio della ricostruzione postbellica l’economia avrebbe potuto continuare a raddoppiarsi ogni venti o trent’anni senza incontrare limiti. Il libro non lasciò nessuno indifferente. Destò plauso e controversia, stimolò la consapevolezza social-ecologica e fu acquistato in decine di milioni di esemplari in tutto il mondo. Contribuì così  a provocare una cascata di studi e di iniziative durature e a ispirare innumerevoli giovani in tutto il mondo.

Una Terra per tutti sarà presentato a Roma dalla prima dei suoi autori, la signora Sandrine Dixson-Decléve, co-presidente del Club di Roma (l’altra co-presidente è la dottoressa sudafricana Mamphela Ramphele). Fu una donna anche il primo autore di I limiti alla crescita: Donella Meadows, scienziata lungimirante, che alla competenza scientifica univa una grande sensibilità. Una via di Roma o un istituto dedicati a Donella Meadows potrebbero incoraggiare  altre donne e altri uomini a seguirne le tracce.  Per ravvivare l’eredità del Club di Roma il governo italiano potrebbe fare ancora di più. L’Italia potrebbe aderire al Gruppo dei governi per l’economia del benessere (WEgo), un sodalizio di cinque paesi d’avanguardia che, come auspicato dal Club di Roma, impostano le loro politiche sull’obiettivo e gli indicatori del benessere (Wellbeing Economy) piuttosto che solo sulla crescita economica. Questi paesi,  Scozia, Galles, Finlandia, Islanda, Nuova Zelanda, hanno una sola cosa in comune: sono governati da giovani donne. Con l’Italia, potrebbero diventare sei. Sei donne, sei mamme. Sei pioniere. I tempi stanno davvero cambiando.

 

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