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Il Blog di Beppe Grillo
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Cimitero vivente

beppegrillo.it - Dicembre 2, 2011

I politici sono stati seppelliti alla veloce e sostituiti dall’esorcista Mario Monti. Puzzavano per la decomposizione. Il lavoro dei becchini era urgente e necessario. Il loro fetore non era più sopportabile. La Nazione ha gioito come non succedeva dal 5 luglio del 1982 dopo la vittoria per 3 a 2 sul Brasile ai campionati del mondo di Spagna. Sono passati alcuni giorni e dagli schermi televisivi sono riapparsi Brunetta, Letta, Bindi, Alfano, Fini ritornati dall’oltretomba. La rappresentazione mediatica di un Cimitero Vivente. I giornalisti nel ruolo consueto di medium li hanno riportati in vita. Zombie in poltrona ci spiegano come uscire dalla crisi, i sacrifici che ci attendono, una nuova visione dell’economia. Loro, i responsabili del disastro. Nessuno che chieda scusa e ritorni nella tomba. Perché evocare i morti e non invitare i vivi?
I defunti si onorano o si dimenticano. Questi si possono solo dimenticare. Le loro apparizioni sono, nel migliore dei casi, un insulto all’intelligenza degli italiani e nel peggiore un’istigazione alla violenza. I talk show sono necrofilia allo stato puro. Ti colleghi ed esce dalla bara la Santanchè o ti appare, appena emerso da un girone dell’Inferno, La Russa. Ti viene l’istinto del cacciatore di vampiri e cerchi un paletto di frassino a portata di mano. Le tempie pulsano, le arterie si ingrossano, lo stomaco si contrae. I tuoi cari ti guardano preoccupati per la tua salute. Non capiscono perché tu ti sottoponga volontariamente a quel supplizio invece di sfasciare la televisione. Tu sai che non è per masochismo. Vuoi vedere dove vogliono arrivare. A quale punto di esasperazione riusciranno a portare gli italiani. I Ritornanti sperano che i Banchieri facciano al loro posto il lavoro sporco per poi risorgere alle prossime elezioni politiche. Confidano nella scarsa memoria degli italiani e nei giornalisti genuflessi. Ma il loro tempo è finito. I vivi e i morti non possono dividere la stessa casa. I morti non hanno, per definizione, un futuro. Talvolta è meglio essere morti che affrontare il giudizio dei vivi.

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