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30 km all’ora posson bastare

beppegrillo.it - Marzo 15, 2026

Per decenni le città sono state progettate intorno alle esigenze delle automobili, allargando strade, accelerando i flussi di traffico e comprimendo sempre più gli spazi destinati alle persone. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, incidenti quotidiani, quartieri rumorosi, attraversamenti pericolosi. Oggi cresce la consapevolezza che la mobilità urbana debba cambiare direzione e rimettere al centro pedoni, ciclisti e qualità della vita. È da questa inversione di prospettiva che nasce il modello delle “Città 30”, una scelta concreta per rendere le strade più sicure e gli spazi pubblici finalmente vivibili.

I numeri raccontano con chiarezza l’urgenza di questo cambiamento: secondo l’Istat in media ogni giorno avvengono 455 sinistri, 614 feriti e oltre 7 vittime, ossia una ogni tre ore e mezzo. Nel 2025, sono 434 i pedoni morti sulle strade italiane, morti che avvengono prevalentemente per sole tre cause: eccesso di velocità, guida distratta e mancata precedenza ai pedoni sulle strisce.

Sempre più città, per questo, stanno cambiando drasticamente la mobilità cittadina, implementando la “Città 30″(o Zona 30), un concetto nato nei Paesi Bassi all’inizio degli anni ’70, quando un gruppo di genitori bloccò un intero quartiere per chiedere che non morissero più bambini in incidenti stradali. Fu l’inizio della campagna Stop de Kindermoord (“Stop all’omicidio di bambini”), che alla fine portò Amsterdam a diventare la capitale del ciclismo che tutti conosciamo oggi.

Da allora l’idea della City 30 si è evoluta in un modello di sviluppo urbano innovativo che mira a rimodellare l’uso degli spazi pubblici, dando priorità ai pedoni a scapito delle auto e dei veicoli pesanti. Lo strumento principale per raggiungere questo obiettivo è abbassare i limiti di velocità nelle aree interessate, fissando un limite di 30 km/h come norma e concedendo un’eccezione di 50 km/h solo su alcune delle strade più larghe.

Gli studi dimostrano che le collisioni a una velocità di 30 km/h raramente provocano vittime. Secondo i dati riportati dall’US Department of Transportation, una persona colpita da un veicolo che procede a una velocità di 20 miglia (pari a circa 32 km/h) ha 9 possibilità su 10 di sopravvivere all’impatto. Già a 30 miglia (48,2 km/h) le probabilità diventano a malapena 6 su 10 e a 40 miglia (64, 3 km/h) solo 2 su 10.

Oltre a salvare le vite, un limite dei 30m/h può portare moltri ulteriori benefici, come la riduzione del traffico e dei livelli di rumore, la promozione di uno stile di vita più sano per i residenti e la mitigazione degli effetti delle cosiddette “isole di calore urbane” – piccole aree in ambienti affollati e densamente edificati che tendono a riscaldarsi a causa delle attività umane.

A sostenere la lentezza urbana sono state anche le Nazioni Unite con la campagna #love30 lanciata nel maggio 2021 per sensibilizzare le amministrazioni a introdurre il limite dei 30 km/h in tutte le città del mondo. Un sollecito seguito ad ottobre dello stesso anno da una risoluzione del Parlamento europeo volto a ridurre la velocità nelle zone residenziali e dove la presenza di pedoni e ciclisti è alta. L’obiettivo è soprattutto abbattere il numero di vittime della strada (20.600 nella Ue nel 2022) per raggiungere i traguardi fissati nel 2018: -50% di morti entro il 2030 per arrivare all’azzeramento nel 2050. Meta più facile da perseguire con le Città 30 come confermano gli studi sulle città dove la modalità è già attiva. A Londra, tra il 1986 e il 2006, incidenti e morti si sono dimezzati, a Edimburgo l’adozione nel 2016 del limite ha fatto registrare -40% di incidenti, -33% di feriti e -23% di decessi. Ad Helsinki la mortalità dei pedoni si è azzerata rispetto ai 20-30 decessi/anno rilevati negli anni ‘90.

A Bruxelles in 6 mesi gli incidenti sono calati del 22% e le vittime della strada del 50%. I benefici sono andati oltre la sicurezza riducendo il ricorso all’auto (-15%) a favore di bici (+7%) e spostamenti a piedi (+5%) con conseguente calo di traffico e inquinamento atmosferico e acustico. A Barcellona studi sulla salute hanno rilevato consistenti tagli delle concentrazioni inquinanti capaci di evitare la morte prematura da smog di 667 persone/anno, di incrementare l’aspettativa di vita media di 200 giorni/persona e di generare risparmi economici per 1,7 miliardi di euro/anno. Risultati che hanno indotto il Governo a introdurre nel 2021 il limite urbano di 30 km/h nel Codice della Strada.

In Italia il dibattito sulle Città 30 si è intensificato negli ultimi anni. Diverse amministrazioni hanno introdotto zone a velocità ridotta o programmi di estensione progressiva del limite. Bologna ha avviato uno dei progetti più ampi a livello nazionale, mentre altre grandi città stanno sperimentando interventi simili con l’obiettivo di migliorare la sicurezza stradale e la qualità della vita urbana.

I dati provenienti dalle città che hanno adottato il modello indicano una tendenza reale: dove la velocità media si abbassa, diminuiscono gli incidenti gravi e aumenta la vivibilità degli spazi pubblici.

 

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