di Roberto Mancin
C’era una volta un pezzo di legno. Oggi quel legno è diventato silicio, sensori e circuiti stampati, ma in fondo è sempre un burattino, solo senza fili. A Padova, la favola più tradotta al mondo ha abbandonato le pagine di Collodi per entrare nei reparti pediatrici, grazie a un seminario d’avanguardia organizzato sabato 28 dall’Associazione ORIZZONTI. Al centro di tutto c’era una domanda scomoda: cosa succede quando una macchina smette di essere un freddo strumento e prova empatia, o almeno lo simula, verso chi ha di fronte?
Gli organizzatori ci tengono a essere chiari su una cosa: innamorarsi di un robot è una deriva patologica, ma costruire un ponte di fiducia tra un bambino vulnerabile e una macchina intelligente è tutt’altra storia. Non conta ciò che il robot “prova” davvero, conta ciò che il bambino riesce a sentire grazie a lui. È una distinzione sottile ma enorme.
Per raccontarlo, gli organizzatori hanno scelto di non usare PowerPoint e grafici, ma la struttura di una fiaba. Ogni relatore impersonava un personaggio di Pinocchio, e il risultato era straniante quanto efficace.
Pepper, il celebre robot umanoide, era ovviamente Pinocchio: non cerca di diventare un bambino vero, ma di connettersi con quelli in carne e ossa nelle corsie d’ospedale. Alessandro Dianin prestava la voce al Grillo Parlante, ricordando che la tecnica senza etica è pericolosa e che le multinazionali fanno paura. Non è una provocazione nuova: già nel gennaio 2018 Beppe Grillo auspicò, in telepresenza durante una mia lezione, un uso sensato della robotica, definendola “un’applicazione tecnologica che può davvero portare avanti il benessere delle persone.”
Io ho parlato del Paese dei Balocchi: visori per la realtà virtuale, pet-robot empatici, camere da letto trasformate in luoghi da sogno per bambini fragili. Meraviglioso, sì, ma anche rischioso. Il pericolo di svegliarsi “asini”, cioè consumatori passivi senza più capacità critica, è reale. Per questo quel Paese dei Balocchi deve restare sotto la supervisione di medici e genitori.
Gloria Beraldo, ricercatrice del CNR, era la Fata Turchina: lei infonde nei robot assistivi il senso profondo del loro agire, quel “soffio vitale” che distingue una macchina utile da una macchina dannosa. Massimo Canducci interpretava Mangiafuoco, il grande CEO pragmatico che vede il robot come un asset: non malvagio per forza, ma se il progetto non “converte”, il burattino finisce in discarica e si passa al prossimo trend. Antonio Chella, massimo esperto italiano di coscienza artificiale, ci portava nel ventre oscuro della Balena, tra Big Data e inner speech, quel posto strano dove forse l’intelligenza artificiale potrebbe ritrovare qualcosa di simile all’umanità originale di Geppetto.
Ermes Maiolica, un tempo famoso per esperimenti sociali e fake news a scopo satirico, oggi presidente del DETA e pioniere dei diritti dei robot umanoidi, faceva il Gatto: non perfido, ma spiazzante, zoppicante tra bio e tech, capace di mettere in discussione i pregiudizi di tutti. E infine Geppetto, che non poteva essere altri che Matteo Suzzi: non usa più lo scalpello ma righe di codice, e con il suo robot iElio, interamente autoprodotto e donato alla Pediatria di Padova nel 2024, incarna il desiderio di chi soffia la vita nel metallo. Impossibilitato a venire di persona, era presente lo stesso, attraverso iElio.
Vale la pena fermarsi un momento su quello che separa davvero Pinocchio dai robot empatici di oggi. Pinocchio lottava per tagliare i fili e diventare umano, voleva essere libero. I robot di oggi, paradossalmente, vengono resi sempre più empatici per tenerci legati ai loro fili digitali. È un rovesciamento che fa pensare.
L’evento, realizzato con il supporto del Lions Club Antenore Padova, del Club Sommozzatori Padova e della Fondazione Salus Pueri che ha messo a disposizione Pepper e gli altri robot, non voleva essere un convegno di addetti ai lavori. Era una riflessione civile: come si usa l’innovazione per l’inclusione e la riabilitazione senza scivolare nell’alienazione?
La domanda finale che il seminario lascia aperta è questa: quando il robot diventerà davvero il miglior amico del paziente pediatrico, chi avrà il compito di proteggere la sacralità di quel legame? L’ingegnere che ha scritto il codice, il genitore che regala il pet-robot, il medico che lo ha prescritto, o qualcosa di più grande di tutti loro?
Nella foto: da sinistra Massimo Canducci (Mangiafuoco), Gloria Beraldo (Fata Turchina), Ermes Maiolca (Il Gatto). Antonio “Geppetto” Chella che ha vissuto per anni nella pancia della Balena e che quindi la conosce da dentro, Roberto “Fox” Mancin per cui ogni ospedale è un Paese dei Balocchi nel bene e nel male. In seconda fila i burattini wireless: i-Elio, Pepper “Pinocchio”, Sanbot col Grillo Parlante in pancia ed il robot di telepresenza “Mammolo”. Ai piedi di Peppe ed in mano al Gatto ed alla Volpe 5 i-Elini





