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L’inquinamento dell’industria dei colori

beppegrillo.it - Novembre 21, 2018

di Gunter Pauli – Il mercato globale dei pigmenti e delle tinture è stimato oggi a 20 miliardi di dollari. La Cina, anche in questo settore, è diventata il maggiore produttore mondiale. I prodotti tessili rappresentano il maggior mercato, ma la domanda cresce soprattutto per inchiostri da stampa, dato che le stampanti a colori sono sempre più installate in ogni abitazione.

Esistono leader del settore come Clariant, Dainippon, Ciba Specialty Chemicals e BASF, che offrono più di 5.000 varietà di colori per diversi prodotti, tra cui alimenti, carta, plastica, vernici, cosmetici, pastelli, saponi e ceramiche.

Ma come vengono prodotti i colori?

Prendiamo il biossido di titanio, che è il pigmento bianco più diffuso al mondo, è prodotto con acido solforico o cloro. Il titanio stesso viene estratto e lavorato a temperature superiori ai 2.000°C.

Inoltre c’è il problema degli scarti. Per ogni tonnellata di pigmento si generano da quattro a dodici tonnellate di rifiuti, comprese sostanze tossiche.

L’industria ha subito importanti cambiamenti nella formulazione dei prodotti e nella progettazione dei processi da quando i governi hanno iniziato a vietare i pigmenti tossici a base di piombo e cadmio.

Ma le tecniche non tossiche costano di più.

Caterpillar, il produttore di attrezzature pesanti, riconosciuto in tutto il mondo per i suoi mezzi pesanti color giallo, ha deciso di cambiare la sua immagine aziendale in un giallo meno brillante, dopo aver affrontato un drastico aumento dei costi dei pigmenti per soddisfare le normative.

Ciò è particolarmente vero per gli inchiostri da stampa. Secondo la rivista PC World, l’inchiostro delle cartucce da stampa è più costoso rispetto al caviale russo. Non è una sorpresa che la stampante viene offerta quasi gratuitamente, costringendo i clienti ad acquistare il colore da un fornitore esclusivo.

Ma ancora una volta possiamo trovare un’alternativa. Dove? Dalla natura.

Le farfalle blu e verdi, i coleotteri bianchi e dorati e i pavoni creano colore senza pigmenti. Sembra incredibile, ma quei colori così brillanti sono ottenuti attraverso effetti ottici che sono tutti privi di piombo e cadmio, e il processo di produzione non genera scarti. L’effetto cromatico è racchiuso in materiali biodegradabili, a base di chitina, cheratina e aminoacidi.

Ecco la scoperta.

Il Prof. Andrew Parker ha osservato come gli animali non perseguano un unico obiettivo: il colore e la superficie hanno molteplici funzioni. Il coleottero nero della Namibia si assicura che il calore del deserto non penetri il suo mantello. E riesce a rimanere fresco pur essendo nero.

Parker ha studiato come ottenere benefici multifunzionali, tra cui la protezione dai raggi ultravioletti, la dissipazione del calore, l’assorbimento d’acqua o l’idrorepellenza. Mentre ognuna di queste funzioni è tipicamente ottenuta nell’industria attraverso una ricetta chimica, Parker ha creato una potente combinazione che ha portato a un dispositivo a colori che è più costoso di un pigmento, ma finisce per essere più conveniente grazie alle molteplici funzioni aggiuntive.

Parker ha applicato le sue intuizioni a molteplici applicazioni, tra cui la creazione di una nuova tecnologia “ologramma”, che rimane segreta in quanto offre protezione contro i contraffattori di denaro.

Le attuali politiche sono controverse, perché spesso richiedono ai potenziali clienti di pagare di più per poter inquinare meno. Ovviamente nel costo non viene incluso il prezzo per lo smaltimento e il costo per l’ambiente e per le generazioni future.

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