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Il Blog di Beppe Grillo
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Il nonno preverbale

beppegrillo.it - Gennaio 19, 2006

Chi ha un nonno sordo d’ora in poi dovrà chiamarlo nonno preverbale in conformità alle recenti disposizioni governative.
La sordità è abolita per legge, ora c’è la preverbalità.
Poco importa se i sordi non sono d’accordo e vorrebbero essere chiamati sordi, privi di udito.

I sordi in Italia sono tanti, sia affetti da sordità totale che parziale.
Ed è, con tutta evidenza, a questi ultimi che si rivolge la pubblicità televisiva che fa esplodere i decibel durante le interruzioni dei programmi (ma non era vietato?).
Il preverbalismo è un significativo passo avanti, una nuova frontiera: i ciechi potranno essere chiamati pre-vedenti, i paralitici pre-motori, gli impotenti pre- (beh, qui fate un po’ voi…).

I sordi chiedono di poter comunicare, di essere integrati nel lavoro, nella scuola. Non chiedono pietismo lessicale.
I sottotitoli dovrebbero essere obbligatori per legge nei programmi televisivi e nei film (il DVD del mio spettacolo 2006 sarà sottotitolato in Italiano).
E, sempre per legge, gli apparecchi acustici dovrebbero essere gratuiti per i bambini parzialmente sordi e per chi non può permetterseli.

I sordi profondi parlano tra loro con il linguaggio dei segni, un linguaggio che, per capacità espressive, non ha nulla da invidiare alla parola e che potrebbe essere equiparato ad una qualsiasi lingua come l’inglese.
Sono sordi, non pre-verbali.

I sordi non devono vergognarsi di nulla, non devono essere derisi da pubblicità vergognose (che ho visto) in cui vengono ritratti con orecchie da asino per pubblicizzare una marca di apparecchi acustici, né invogliati a comprare protesi sempre più miniaturizzate e costose solo per non farsi notare.

E poi, dobbiamo guardare avanti.
Con l’inquinamento acustico, i sordi prossimi venturi saremo noi ed i nostri figli. Dovremmo imparare noi il linguaggio dei segni: diventeremo tutti postverbali.

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