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di Maurizio Montalto – Potifar, il capo delle guardie del Faraone, comprò come schiavo Giuseppe, pronipote di Abramo e figlio di Giacobbe. Secondo il racconto biblico il Faraone era tormentato da un sogno ricorrente, ma nessuno dei suoi indovini riusciva a interpretarlo, così mandò a chiamare Giuseppe.  Il sogno riguardava sette mucche grasse divorate da sette mucche magre e sette spighe rigonfie di chicchi mangiate da sette spighe arse e rinsecchite. Da qui, Giuseppe predisse un cambiamento climatico in Egitto per l’effetto del quale a sette anni di raccolti abbondanti avrebbero fatto seguito sette anni di siccità e carestie. Ciò destò grande preoccupazione, ma Giuseppe, per scongiurare la catastrofe, suggerì la “nazionalizzazione” della proprietà. Lo Stato avrebbe dovuto riprendere il controllo delle terre e delle acque e realizzare un programma politico preciso: fare riserva di un quinto del grano durante il periodo dell’abbondanza, per poi utilizzarlo nella fase della carestia. Una soluzione volta a distribuire i rischi della siccità nel tempo. Il Faraone si affidò e l’Egitto fu salvato.

Pure noi oggi siamo preoccupati e spaventati. La siccità e la mancanza d’acqua ci colgono di sorpresa. I cambiamenti climatici sembra debbano avere la meglio, come se la nostra fine fosse solo una questione di tempo. Non è così.

Siamo disorientati dalla risposta della politica, fatta di soluzioni scomposte e inadeguate. Il Po è in secca e la Regione privatizza le fonti d’acqua (invasi) rinunciando al controllo sulle riserve idriche necessarie a dissetare la popolazione e a irrigare i campi durante la crisi.

La politica delle emergenze non è per tutti.  La pressione è foriera di errori e c’è il rischio che trovino accoglimento proposte di soluzione assai bizzarre. È impensabile che contatori, per quanto “intelligenti”, installati a valle possano rimediare a monte alle dispersioni di una rete idrica colabrodo. Ma è tra le proposte più sostenute. Il Faraone si consigliò bene e sottrasse il diritto all’acqua alla competizione col profitto nazionalizzando le risorse necessarie ad affrontare quel periodo difficile. Così risolse, partendo da un’analisi della realtà.

Noi possiamo ragionare sui dati dell’Istat, per riflettere sulla via da seguire. In Italia oltre il 30% dell’acqua immessa nelle reti cittadine non arriva a destinazione. Ma il dato è meno allarmante di quanto sembri. L’acqua dolce destinata all’uso civile in Italia è il 15% del totale a fronte di una media mondiale del 20% (dati WWAP/ONU). Gli italiani sono parsimoniosi e fanno già la loro parte. Si può migliorare, ma la priorità è intercettare quell’85% d’acqua dolce destinata all’industria e all’agricoltura troppo spesso irresponsabili.

La maggioranza dei fiumi e dei laghi sono inquinati, le falde idriche sono vulnerabili, ma gli obiettivi di profitto di alcuni sono così radicati da imporsi sugli interessi della collettività.

In Italia oggi ci troviamo di fronte a un bivio e la scelta è politica. Uno strano cortocircuito nelle leggi esclude molte persone delle fasce più disagiate della popolazione dall’accesso all’acqua e dai servizi igienico sanitari. Sono bambini, donne, anziani, disabili, intere famiglie, che vivono in insediamenti informali e ripari di fortuna. Entro gennaio 2023 il Parlamento italiano potrà ratificare la direttiva comunitaria sulle acque potabili, che è stata modificata di recente proprio per rimediare alla violazione dei diritti umani in Europa.

Un dato è certo: l’acqua non manca, tocca a noi valutare come va gestita e preservata.

 

L’AUTORE

Maurizio Montalto – Avvocato e Giornalista pubblicista specializzato in “diritto e gestione dell’ambiente”. È il Presidente dell’Istituto italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali e del MovimentoBlu. È stato Presidente dell’azienda per l’acqua pubblica di Napoli ABC (Acqua Bene Comune). Medaglia al merito dell’Ordine forense “per l’impegno profuso in favore dell’ambiente” è membro del Committee on Environment and Climate Change del CCBE (The Council of Bars and Law Societies of Europe). Dal 2018 cura la versione italiana del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sulla gestione delle risorse idriche.

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