Il papà del solare

“Gentile Signor Preside, in seguito alla mia visita nell’Istituto da Lei diretto ed al Suo cortese interessamento ai miei studi Le rivolgo domanda per avere l’autorizzazione ad usufruire per un tempo indeterminato di una piccola area, nelle vicinanze del Suo Istituto, su cui installare un impianto sperimentale di motore solare.  Scopo dell’impianto, il cui ingombro sarà di circa m 6 X 6 è quello di sfruttare l’energia solare per la produzione di energia elettrica, naturalmente su scala di laboratorio. Esso rappresenta un perfezionamento degli esperimenti fatti a Marsiglia dalla locale Università sull’utilizzazione delle cellule antiirraggianti inventate dallo scrivente. Le invio i migliori saluti. Giovanni Francia”

Con questa lettera, nel novembre del ’64, il matematico, fisico ed ingegnere Giovanni Francia chiedeva al preside dell’istituto agrario “Marsano” sulle alture di Sant’Ilario a Genova, la possibilità di realizzare quella che fu la prima centrale termoelettrica ad energia solare al mondo. 

L’impianto era costituito da specchi parabolici di 81 cm di diametro che, opportunamente orientati, convogliavano il calore del sole verso una “caldaia”, la quale a sua volta creava energia e calore per riscaldare le serre circostanti.

Per chi non lo sapesse, è bene ricordare la differenza che esiste tra questo metodo di generazione elettrica e quello fotovoltaico: con la tecnologia fotovoltaica la radiazione solare viene convertita direttamente in energia elettrica senza parti in movimento. Nel caso del solare termoelettrico, invece, si utilizza la radiazione proveniente dal sole per scaldare un fluido per produrre vapore in pressione per azionare una turbina che, a sua volta, aziona un generatore elettrico, analogamente a quanto accade nelle centrali nelle quali il calore viene prodotto usando carbone, petrolio, gas o combustibili nucleari. Negli impianti solari termoelettrici, quindi, gli aspetti maggiormente innovativi sono legati ai sistemi di raccolta e innalzamento della temperatura del calore solare e a quello per il suo immagazzinamento per quando non c’è il sole. (fonte gses.it)

L’impianto dell’Ing. Francia funzionò regolarmente per diversi anni e fece di Genova una tra le prime città al mondo a dotarsi di una centrale termoelettrica tecnologicamente avanzata.

Oggi, purtroppo, l’impianto è in uno stato di abbandono, ed è un grande peccato che sia dimenticata la memoria e il lavoro di quello che fu per molti definito come il papà dell’energia solare. Erbacce ed incuria avvolgono i resti di quello che fu il lavoro di un grandissimo inventore, un patrimonio da salvaguardare. (Attualmente si possono vedere i resti dell’impianto all’interno dell’Istituto agrario Marsano).

2017 – I resti dell’impianto. Foto di Jacopo Baccani

Nel tempo, la tecnologia del solare termoelettrico è fiorita e maturata e moltissime sono le innovazioni nate negli anni dall’intuito dell’ing. Francia. Sulla base del suo modello sono state realizzate centrali termosolari di grandissime dimensioni in tutto il mondo e dal suo lavoro sono nate innovazioni straordinarie.

Una su molte, e tutta made in Italy, è quella della Magaldi di Salerno, che ha ideato una soluzione termodinamica che impiega la sabbia come sistema di accumulo.

La tecnologia, chiamata Stem, si affida alla tecnica del beam down: una serie di eliostati (786 nel caso dell’impianto presso il Polo di A2A) inseguono il Sole nella sua traiettoria per concentrarne i raggi su un ricevitore, destinato ad accumulare il calore durante le ore ad elevata insolazione. L’impianto sfrutta le capacità di un letto fluido di sabbia che, grazie alla concentrazione dei raggi solari, permette il raggiungimento di alte temperature (520° C) e pressioni nei cicli termodinamici tipiche delle centrali a combustibili fossili. La sabbia gli permette di funzionare come una “batteria solare”, accumulando calore durante le ore ad elevata insolazione, conservandolo per lunghi periodi e rilasciandolo quando il Sole non c’è, secondo il profilo di carico delle utenze finali.

Ancora una volta la conferma di quanto potenziale ed ingegno ci sia nelle vene degli italiani. Siamo le menti migliori del mondo: ingegneri, fisici, scienziati, medici, artisti che devono essere valorizzati e mai dimenticati.

Solo mettendo insieme grandi intelligenze possiamo realizzare cose straordinarie!